Vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino. -Silone-
sabato 1 novembre 2008
gliela faremo faremo pagar...
Buon fine settimana. Vi lascio un brano che mi commuove sempre. La vecchiaia, che brutta bestia.
Editazione: se vi fosse sfuggita questa notizia... contrariamente a quanto mostrato da tutti i filmati, la colpa è della sinistra. Voglio dire, qui si nega la verità palese, provata, evidente!!! Cos'altro ci toccherà sopportare?
lunedì 27 ottobre 2008
Kossiga docet....
Quando si sveleranno completamente i segreti di Stato? Tutto viene a galla, prima o poi. E quel che si sapeva è confermato. Ma che dolore per i morti di quegli anni, vittime di una strategia della tensione ostinatamente negata. Inorridisco e temo, ma non voglio tremare. Leggete, per favore.
lunedì 6 ottobre 2008
i barbari al potere
Non ci sono soldi, per la scuola. E sai che novità. Intanto berlusconi regala 140 milioni di euro al comune di Catania mentre la moglie e la figlia ciacolano di etica. Nel frattempo, il figlio di Bossi ha fatto ricorso al TAR contro la sua bocciatura. Il TAR non si è ancora pronunciato. L'Ufficio Scolastico Regionale, però, ha riconvocato la commissione d'esame sulla base di non meglio specificate "irrregolarità" e ha stabilito che dovrà essere la stessa commissione a decidere sul da farsi. Il porello, quindi, il 13 ottobre tornerà a dare gli esami.
Non parlerò più di scuola. Giuro. Cioè, prometto. Oddio, diciamo che spero.
lunedì 8 settembre 2008
Emh...
Le Cinque Terre, comunque, vanno a visitate a piedi. Almeno la prima volta. Da Riomaggiore a Monterosso. Il profumo si sente arrivandoci con i piedi doloranti e lo zaino attaccato alle schiena dal sudore. Ci si siede su un muretto, si mangia la focaccia e si beve un bicchiere di bianco, dopo aver scalciato gli scarponcini più in là. E aver appeso la canotta ad asciugare. Poi, se si ha tempo, il giorno dopo, ci si torna in traghetto, per goderne la luce dal mare. Quella del mattino ad andare, quella del tramonto a tornare. Perchè 'ste luci cambiano l'aspetto di quello che si vede, sottolineano certi volumi, evidenziano certi colori. E tenete sempre aperte le narici, oltre agli occhi. Non siate superficiali e neppure frettolosi. Se pensate che qualcosa possa essere sfuggito, tornateci in treno. Ne vale la pena, vi assicuro.
domenica 31 agosto 2008
L'attacco

L'ilare Maurizio Sacconi, ex sindacalista CISL, ex appartenente alla compagnia di Craxi, ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali (il Welfare, giusto?) parla e sparla. Emulo di Kruscev, lo scorso anno, durante un acceso dibattito in Senato sulla class action, si tolse una scarpa e la sbattè sullo scranno per richiamAre l'attenzione del presidente Franco Marini. Durante la campagna elettorale, si è distinto per la proprietà di linguaggio. Ora, tanto per essere coerente con il motto "attacca la scuola pubblica" del suo partito, blatera: Fare il professore? Sempre meglio che lavorare!
Credo che nella scuola ci sia materiale per critiche e discussioni. Ci siano ignoranza, lassismo, superficialità e pressapochismo. Gli attacchi continui alla scuola pubblica, però, non mi fanno pensare tanto ad una volontà di attaccare la classe docente (alla fin fine, chissenefrega, si fa presto a passare dall'entusiasmo al sopore, dal vivere la scuola al minimo indispensabile, aspettiamo la pensione, mentre le stelle stanno a guardare), quanto ad un piano ben preciso volto a distrarre e minare le nuove generazioni.Piano che parte dagli anni settanta, con l'ingresso dell'eroina negli ambienti giovanili. Continua oggi con tutti i mezzi di rincoglionimento possibili. E ad esso serve una maggiore diffusione delle scuole private, affinchè le ultime generazioni continuino a dormire, manipolate ed intorpidite a dovere. Non temo per il mio lavoro, no, ma per il "loro" futuro. Intendo quello dei bambini e degli adolescenti di oggi.
giovedì 28 agosto 2008
quelli dell'IRC
lunedì 25 agosto 2008
cominciamo bene...
Edito in risposta all'amico Mauro. Si firma qui....

giovedì 31 luglio 2008
per la scuola pubblica
Sono le parole profetiche che Piero Calamandrei pronunciò al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950.
Cliccate qui per firmare a favore della scuola pubblica.
martedì 24 giugno 2008
ci stiamo montando la testa!

che si offre ai blog che ci insegnano ogni giorno a vivere qualcosa in più, sia con la mente che con il cuore. Credo che qui non ci si meriti tale definizione. E', il blogghetto, una sorta di sfogatoio per pensieri e sensazioni. Offre poco, e prende più di quanto offra. Il caldo, in questi giorni, insieme al badantato, al gattarato, agli adempimenti finali scolastici e a tanti altri problemi che vi risparmiamo, non ci concede la lucidità necessaria per scegliere altri sette blog e fare tutte le cosine ammodo. Grazie, dunque, a chi così generosamente ci vuol bene, al più presto cercheremo di completare il.. passaggio.
giovedì 19 giugno 2008
ignoranza e omofobia
Da Liberazione, un articolo che vale la pena di leggere.
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le pietraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma...
martedì 27 maggio 2008
preferisco Ezechiele
Accendo la televisione, La7, c’è Cucciolo invecchiato con la sorellastra di Cenerentola e il cacciatore di Cappuccetto Rosso. Dice, Cucciolo, che toglierà gli incentivi (quali? devo ancora vederli) agli insegnanti e li farà licenziare se non garantiranno un insegnamento efficace, sugli studenti, quanto l’insegnamento del resto d’Europa. Le famiglie contribuiranno, con il loro livello di soddisfazione, alla valutazione di ‘sti professori sfaticati. Bene, mi aspetto un allineamento economico con i colleghi europei. Fermo restando che so benissimo che nessun docente lavora proporzionalmente al proprio stipendio.
mercoledì 14 maggio 2008
I have a dream
sabato 10 maggio 2008
no alla scuola dei padroni
Distruzione del diritto alla studio e della libertà di insegnamento!
Faccio ormai il conto alla rovescIa verso la pensione (e chissà se e quando ci arriverò) ma la chicca della chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei, con un periodo di prova di due anni scolastici propedeutico all'assunzione a tempo indeterminato, mi lascia stupefatta. Per non parlare del riconoscimento alle famiglie di voucher formativi da spendere nelle scuole pubbliche o private.
Alla faccia di chi ancora crede nel diritto allo studio, in una scuola pubblica qualificata di tutti e per tutti.
mercoledì 7 maggio 2008
alla d/istruzione...

Rimpiango già Fioroni
venerdì 22 febbraio 2008
Dies irae, ovvero la mia amica L.
Senti, sto scoppiando, usciamo.
Sì, vabbè, usciamo, passo a prenderti.
No, passo io, non muoverti.
Ma dai, ci metto un attimo…
Ecco, appunto, passo io.
L, ti prego, mi trucco, dai, metto gli stivali.
Passo io, smettila, così non facciamo le badanti.
Guarda, metto gonna e stivali.
Sto arrivando.
L. arriva, entra in camera, spalanca le ante dell’armadio e tira fuori quello che devo indossare. Prepotentemente. Poi mi trucca un po’, in fretta, nervosa. Mi passa il phon in testa, mi obbliga a spruzzarmi del profumo, neanche fossi una puzzola. E usciamo.
Con L. il fil rouge è l’incazzatura. Per uscire con lei bisogna essere incazzate, avercela con il mondo, con i colleghi, con il preside, con i genitori degli alunni, con la propria famiglia. Occorre avere la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue.
Un passo indietro. Ci siamo conosciute vent’anni fa. Insegnavamo nella stessa scuola, in un paese tipo Monculo, a cinquanta chilometri da casa. E mille metri di altezza. Capimmo subito che si poteva fare. C’era intesa. Cercammo di far sì che l’orario ci permettesse di viaggiare insieme, io, lei, a volte altre due colleghe. L’appuntamento era alle 7.30 in un posto fuori città, un incrocio con benzinaio e baretto. Chi arrivava prima (lei ed io sempre insieme) aspettava nel bar. Entravamo a testa bassa, con le narici fumanti, pensando alle casalinghe che stavano dormendo, alle impiegate che si stavano ancora truccando, alle varie zoccole che si grattavano, mentre noi due, povere disgraziate e serve a romperci il culo in macchina per un tozzo di pane, in mezzo alle montagne, con i figli lasciati alle baby-sitter che era ancora buio, il pettine in borsa per sistemarci i capelli per strada e la spia della benzina sempre accesa, chè a viaggiare andava via un quarto di stipendio. C’erano, in quel bar, sempre dei camionisti che si zittivano vedendo due scellerate con la faccia scura entrare a passo di marcia e ordinare due caffè. E due cornetti da portare via, chè lì non c’era tempo. Mangiavamo ‘sti cornetti in macchina, sempre smadonnando, per poi scoppiare a ridere se riuscivamo a superare qualcuno, meglio se camionisti, tra gesti osceni, strombazzate di clacson e maledizioni.
A volte, se c’era neve, prendevamo l’autobus, che per sentirci più disgraziate chiamavamo corriera. La corriera faceva un giro del cavolo, tra monti e paesetti, con le pecore che attraversavano la strada e ci metteva quasi due ore per arrivare, facendo anche una sosta a metà tragitto per aspettare non ricordo quale coincidenza. Ci sedevamo in fondo, sempre scure in volto, guardando tutti in cagnesco. Capitava che il bigliettaio, che noi chiamavamo fattorino, scendesse durante la sosta e ci portasse due caffè o due tranci di pizza dal bar, essendo il padre di un (suo o mio?) alunno. Noi ringraziavamo compunte per poi sghignazzare alle sue spalle, immaginando degli ipotetici pensieri libidinosi nei nostri confronti e il culo sfatto e le vene varicose della moglie.
In macchina, spesso, a furia di autocompiangerci, ci prendevano attacchi di vero pianto che diventavano poi risate isteriche, al punto di doverci fermare per asciugarci occhi e naso, o tossire sputacchiando la saliva andata di traverso.
Una volta, sul ghiaccio, facemmo un pauroso testacoda, fermandoci in mezzo alla strada, di traverso, dietro ad una curva. Restammo ferme, nella macchina spenta, senza parlare. Poi, insieme, allungammo le mani e ce le serrammo. A cosa hai pensato? Ai figli. Anch'io. Arrivammo a scuola in ritardo, maledicendo la nostra sciagurata sorte di serve disgraziate, trascinando la marmitta, con il cuore in gola e le gambe molli.
A volte, in uno dei tanti incroci, capitava che polizia o carabinieri ci fermassero. Noi abbassavamo il vetro del finestrino esibendo sorrisi preoccupati e snocciolando il repertorio è tardi, dobbiamo riprendere i figli a scuola, la neve, la nebbia e via dicendo. Il milite di turno ci faceva segno di andare, una mano alla visiera e noi correvamo via soddisfatte di averla fatta franca, chè le nostre macchine sicuramente qualcosa non in regola avrebbero avuto, gomme, stop o triangolo perso nel disordine del portabagagli.
Ora, quando usciamo, non facciamo gestacci ai camionisti ma entriamo sempre come due furie nei bar, non più per il caffè ma per un orzo (lungo, macchiato) chè di caffeina in corpo ce n’è davvero troppa. Sempre a passo di carica, minacciose e livide, ci aggiriamo per il centro, guardando torve le mignotte che se la grattano, quelle che se la fanno grattare, quelle che il marito la porta pure a pisciare, quelle che hanno tempo per guardare le vetrine o i soldi per andare tutte le settimane dal parrucchiere, maledicendo persone, destini, vite, scelte, doveri e compagnia bella. Continuiamo a ridere istericamente in macchina, cantando canzonacce oscene e immaginando chi, ormai, avrebbe pensieri libidinosi nei nostri confronti. Neppure il fattorino in pensione, ci diciamo. Ma noi, cazzo, noi non ce la siamo mai potuta grattare e neppure far grattare, impegnate com’eravamo a guadagnarci un tozzo di pane, rompendoci il culo in macchina per andare a lavorare a Monculo, tra la neve e le pecore, camion e camionisti, corriere e fattorini. Sparliamo, oltre che delle suddette categorie, di familiari, acquisiti e consanguinei, tutti sfruttatori di noi misere sfruttate, e di badanti, categoria della quale siamo esperte, essendo noi una sottomarca delle stesse, operatrici di badantato forzate seppur volontarie.
Per stare accanto a L. bisogna saper lanciare maledizioni e accidenti vari, aver rancori e rimpianti, rabbia in corpo e nervi a fior di pelle, cuore sgangherato e gambe nervose, portare pesi di vecchie stanchezze e nuovi dolori. Bisogna anche truccarsi, vestirsi decentemente e non sembrare badanti, chè le serve le facciamo senza nessun bisogno che si sappia. Bisogna saper scoppiare a ridere sputacchiando per poi controllare che il rossetto sia a posto. Bisogna volerle bene ma non volersene troppo. L’importante è volercene, lei ed io, reciprocamente, chè ci bastiamo. E ce ne avanza pure.
lunedì 11 febbraio 2008
Il primo giorno è andato...
Sarebbe che una povera docente, per ampliare l’offerta formativa ed invogliare i genitori ad iscrivere i figli alla propria scuola onde evitare, dopo un discreto tot di anni di servizio, di ritrovarsi perdente posto e dover cambiare scuola, esperienza già fatta, insieme ad altre esperienze come scuole in montagna, a sessanta km, due metri di neve e compagnia bella, insomma sarebbe che una accetta pure di sobbarcarsi la settimana bianca. Accompagnare, cioè, un numero imprecisato di pargoli, insieme ad altre colleghe, sui campi di sci. Partenza alle 8.30, ritorno alle 18.
Da oggi fino a venerdì.
Però ci passano il pranzo della tavola calda. Gratis.
Pure il caffè. Un caffè.
Oggi si era a meno dieci gradi, tutto bianco, minacciava bufera.
Credo che tutti i pargoli siano stati riconsegnati ai commossi genitori. Credo che all’appello mancassero un numero imprecisato di guanti, occhiali, sciarpe, mascherine e altri ammenicoli.
Misteri della montagna.
Grazie.
giovedì 7 febbraio 2008
La febbre porta consiglio...
Il vaccino non ha sortito alcun effetto. Sarebbe la terza volta che mi ammalo, un po' troppo, credo.
Anche stare al pc mi pesa, per via degli occhi, però questo articolo merita.
Santi subito, D'Alema e Veltroni, pensavo ieri, leggendo commenti del tipo turiamoci il naso, prendiamo il meno peggio, potremmo rimpiangere un voto non dato. Capaci, Baffino e il Valter tanto buonino, di resuscitare un Berlusconi in coma, con la bicamerale prima, con le riforme poi.
Mi sarebbe piaciuto averlo scritto io, l'articolo, ne sarei contenta, anche se fossi riuscita a scrivere le prime righe. Pensare che mio marito, ahia!, volle prendere il libro alla presentazione e non posso riciclarlo perchè c'è la dedica. Cazzarola! Un ammasso di banalità e citazioni à le pènis du chien da far invidia alla Tamaro. Illeggibile.
Son nulla, dunque, non fiera, non soddisfatta, solo amareggiata e incazzata, chè, tra le altre cose, con due anni di arretrati che prendo a febbraio ci pago le bollette di un bimestre. Ma la scuola è la rovina dello stato, si sa, tanto vale aiutare quelle private, di scuole, e anche di università e di ospedali, chè i miei alunni si portano sapone e carta igienica.
Non son niente, dunque. Sono povera, sudaticcia e un po' deboluccia.
Sono una bloggeuse tapina che prende la flou tachipirina.

C'è chi certe considerazioni le va facendo da un po'. Un enfant prodige che andrebbe letto attentamente.
Vi segnalo pure lui. Lui e i suoi gatti.
martedì 29 gennaio 2008
Ma un gatto, no??
Oggi i figli si fanno per dovere sociale.
Per dimostrare a parenti, amici, conoscenti, colleghi e vicini di casa che non si è sterili e che si hanno i soldi per compragli pannolini, play station, merendine acriliche, orrendi vestiti di carnevale, scarpe con le lucine e compleanni part-time da Mc Donald's.
Poi, ‘sti figli, non devono rompere le palle, chè ciabbiamo tanti cavoli per la testa. Il calcetto, l’estetista, la palestra, il corso di danza del ventre, di origami e di cazzologia.
E pure ‘sti figli devono andare in piscina, imparare l’inglese, giocare a rugby, andare al corso di danza, di cucina egiziana, di numismatica, di ceramica e di tessitura sarda. Basta che non rompano le palle.
Per quello c’è la scuola.
E non mi venite a dire che si può essere bravi genitori sbatacchiando la pancia o facendo decoupage, avete capito benissimo cosa intendo!
lunedì 21 gennaio 2008
Il nemico marcia in testa a te ma anche alle tue spalle (lolli)
Il Prof. Luciano Maiani, parlerà venerdi 8 febbraio alle ore 14.00 all'accademia dei Lincei, a Palazzo Corsini in via della Lungara 10, Roma, sul tema: "Scienza fondamentale: perchè?"
Che qualcuno dica qualcosa, commenti, chiarisca, spieghi, tra le pecore che ieri erano carponi in piazza San Pietro.
venerdì 18 gennaio 2008
Cliccate, se volete...
Anche QUI e QUI ci sono informazioni interessanti.
Se poi volete leggere le doglianze del buon Uolter, le trovate QUI.
Munitevi di bicarbonato, prima.
Il nostro Buonista per eccellenza non spende una parola per i docenti firmatari ma afferma, anche lui con le terga al vento, che ha perfettamente ragione, chi ieri ha scritto, commentando un esito che sa di censura, di rifiuto del dialogo e del confronto, che è qualcosa si è rotto, che è avvenuta una cosa inaccettabile per un Paese democratico e per tutti coloro che credono nella libertà delle idee e della loro espressione.
Credo che non ci sia bisogno di commenti.