Mi nascondo dietro al pc, mentre guardo le foto della mia città. Ed ora, mentre scrivo. Sono stufa di far pena, di ricevere occhiate comprensive, di sentirmi addosso questo status di terremotata. Chè poi, quante storie. Siamo ospitati in albergo, lavoriamo con un orario ridotto, ci ricostruiranno le case. Che cavolo vogliamo? Gli sguardi, da solidali e pietosi, cominciano a diventare infastiditi e seccati. Vabbè. Era inevitabile. Voglio tornare a casa mia, tra la mia gente ferita, tra i miei monti. Voglio sperare che non sia tutto finito, voglio un progetto. No, non voglio aspettare con le mani in mano, o peggio con le mani tese. Ho bisogno, però, abbiamo bisogno, di uno strumento iniziale, di una piccola risorsa per non disperare. Di un posto, un prefabbricato, una casupola, qualcosa in cui vivere. E poi il resto, al resto, provvederemo. Ho voglia della mia scuola e dei miei alunni. Ho bisogno di vederli, di toccarli, di abbracciarli forte. Voglio, disperatamente, quelle strade, quelle case. Quelle macerie. L'Aquila è una maceria. Solo tre orrende chiese nuove si son salvate dallo scempio. Solo un paio di scuole sono agibili. I palazzi che accoglievano l'università, gli uffici pubblici, sono una rovina. Il centro quasi completamente distrutto. Interi quartieri della periferia sono da abbattere. Le case antiche dei paesi del circondario sono andate. Ma dobbiamo ricominciare. A partire da noi. Mi sento estranea, qui, ogni giorno di più. Le notti sono lunghe e insonni, i giorni privi di senso. Ecco, spazio e tempo sono pressocchè privi di riferiemnto. Il tempo si divide tra prima e dopo. Lo spazio è lì e altrove. Tutto il resto non importa. Si ridefiniscono, stranamente, le relazioni interpersonali. Si ridisegnano parentele ed amicizie. Ci si allontana, ci si avvicina, in base a sentimenti nuovi, a nuovi vissuti e comunanze. Siamo così vulnerabili. E così duri. Non ricordo, di quella notte, tante lacrime. Ricordo il suono continuo di sirene ed elicotteri, ricordo la polvere, alta, sulle macerie. Ricordo i volti terrei, le bocche mute, gli occhi asciutti. E le braccia che si aprivano ad accogliere l'altro. Vedo, in televisione, i volti del mio sindaco e della presidente della provincia. Mai li ho sentiti così parte della mia vita, di me. Li conosco da anni, ci salutavamo, ormai, distrattamente, incontrandoci per caso. Ora mi commuove vederli, ascoltare le loro voci. Perchè rappresentano la mia gente, sono la mia gente, con pregi, difetti, debolezze. Con la sua forzae la sua caparbietà. Voglio tornare.
Vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino. -Silone-
giovedì 30 aprile 2009
martedì 28 aprile 2009
e ora?
"Dopo tante pene e tanti lutti, tante lacrime e tante piaghe, tanto odio, tante ingiustizie e tanta disperazione, che fare?"
da Fontamara di Ignazio Silone
giovedì 23 aprile 2009
con noi
Che poi qualcosa una deve pur scrivere. Per non perdere l'abitudine. Senza esagerare, però, con moderazione e cautela. Non per non appesantie l'atmosfera, no, fregassai, ma perchè di altri argomenti è rispetto tacere. Punto. Insomma. Son qui con i gatti. Tre gatti e due umani in una stanza di albergo. Neanche troppo grande, la stanza. E con balcone. Un balcone che comunica, attraverso un muretto, con i balconi delle altre stanze. Quel muretto del terzo piano che Nennella, percorre tutto, avanti e indietro. Una sorta di passeggiata sul cornicione che mi farà morire d'infarto. Incosciente. Margotta e Paolino, loro no, son bravi. Soprattutto il mio maschietto, che mi guarda con l'aria di dire io no, io non lo faccio, io sono buono, non voglio farti preoccupare. E grazie. Dopo quella notte, quando, mentre tutto cadeva, lo vidi sul davanzale della finestra del bagno. Lui, che mai era salito, neanche a finestre chiuse. E quando mi avvicinai, fece per scendere.. Non so come lo afferrai. Per la coda, per il collo, boh, supplicandolo di non farlo, di non lasciarmi così, con quel senso di colpa. E mio figlio che scendeva a cercare Nennella, gridando, mentre l'altro infilava Margotta nel trasportino, a scavare tra i calcinacci che continuavano a cadere. E la studentessa che si affacciava sulla porta, scalza, terrorizzata con il gatto in braccio e mi chiedeva ma i tuoi si son fatti la pipì addosso? E sì. Ho puzzato pre tre giorni di pipì di gatto ma vivaddio, era la pipì del mio Paolino. E tanti cani e gatti, con i terremotati. La mia amica A. che è tornata in casa a prendere Leo, il suo bellissimo micio. E il marito che è salito in soffitta a prendere il trasportino. Ora non c'è più il solaio. E C. che, dopo tre giorni, ha recuperato la micia Trilli, affamata, sporca, impaurita. E i gatti della scuola sono lì. Nel giardino dove scendevo, sulla cuccia, solo macerie. La mia bella scuola. E adesso basta. Perchè non si può continuare.
A Chiara, Gianluca e gli altri piccoli, grandi eroi, un grazie infinito.
lunedì 20 aprile 2009
eccomi...
mercoledì 8 aprile 2009
Grazie
sabato 4 aprile 2009
se sapessi quanto piango....

Da questo sito...
Per me le feste pasquali significano solo terrore e morte. Dopo avermi separato da mia madre, mi caricherano su un camion e, come accade a milioni di altri agnellini, sarò condotto verso il mattatoio.
Il viaggio sarà lungo ed estenuante, non potrò riposare, avrò fame, freddo e molta paura.
Trasportato per centinaia di chilometri, stanco e stremato, giungerò alla meta finale: il macello. Durante l'attesa vedrò i miei compagni agonizzare e quando arriverà il mio turno, mentre urlerò di terrore, mi taglieranno il collo, la mia morte sarà lenta e atroce.
Invece di andare incontro alla vita arriverò da te... con che cuore mi mangerai?
....
....
Ogni anno milioni di agnelli pagano con una morte atroce il prezzo di assurde tradizioni, immobilizzati, sgozzati e fatti morire lentamente dissanguati.
Tre minuti di pura agonia e questo perchè la carne possa essere più bianca, tenera ed appetibile.
Quest'anno festeggia Pasqua senza agnello nel piatto, non è una tradizione, ma una strage di innocenti.
Contribuisci ad evitare l'ingiusto ed inutile sacrificio di vite innocenti!
NON COMPRARE L'AGNELLO!!
... che poi ci sono delle fantastiche torte di verdure che si possono preparare... per non parlare dei dolci!!!!
se sapessi quanto piango....
Per me le feste pasquali significano solo terrore e morte. Dopo avermi separato da mia madre, mi caricherano su un camion e, come accade a milioni di altri agnellini, sarò condotto verso il mattatoio.
Il viaggio sarà lungo ed estenuante, non potrò riposare, avrò fame, freddo e molta paura.
Trasportato per centinaia di chilometri, stanco e stremato, giungerò alla meta finale: il macello. Durante l'attesa vedrò i miei compagni agonizzare e quando arriverà il mio turno, mentre urlerò di terrore, mi taglieranno il collo, la mia morte sarà lenta e atroce.
Invece di andare incontro alla vita arriverò da te... con che cuore mi mangerai?
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Ogni anno milioni di agnelli pagano con una morte atroce il prezzo di assurde tradizioni, immobilizzati, sgozzati e fatti morire lentamente dissanguati.
Tre minuti di pura agonia e questo perchè la carne possa essere più bianca, tenera ed appetibile.
Quest'anno festeggia Pasqua senza agnello nel piatto, non è una tradizione, ma una strage di innocenti.
Contribuisci ad evitare l'ingiusto ed inutile sacrificio di vite innocenti!
NON COMPRARE L'AGNELLO!!
