Sere fa ero a cena in casa di amici. Aquilani. Si parlava di case, di ricostruzione, di cose così. Ad un tratto la nostra ospite ci interrompe, decisa e gentile: "adesso basta parlare di terremoto". C'erano non aquilani, forse si stavano annoiando. Forse. Abbiamo sorriso tutti, qualcuno ha annuito. Ci ha servito il dolce, l'amica gentile, abbiamo bevuto qualcosa. la conversazione è proseguita. Vini, città. Forse il tempo che sta cambiando. Io, silenziosa, giocavo con la forchetta tra le briciole nel piatto. Bene, basta parlare di terremoto. Benissimo. Parliamo di lavoro? Io sono stata fortunata, non l'ho perso. Ma ho perso la mia scuola. Ho cambiato tutte le colleghe, tutti gli alunni. E quello che per me era sponda è diventato un problema. Non mi aiuta neanche più andare a lavorare. Perchè dal sei aprile... No, è terremoto pure questo. Parliamo di figli? Vabbè, parliamo di figli. Di quelli che non trovano lavoro, di quelli che hanno abbandonato gli studi. Di quelli che vogliono andar via, di quelli che vogliono restare, ma non sanno come. E la sera quando escono sei in pensiero, perchè i locali del centro, quegli stessi locali che frequentavamo noi non ci sono più. Perchè dal sei aprile... No, ancora il terremoto. E no, cambiamo argomento. Parliamo di futilità. Chennesò, vestiti, scarpe e compagnia bella. Mi guardo i piedi sotto il tavolo. Scarpe da trekking. Non importa, posso parlare lo stesso di 'ste robe. Anche se compro poco, quasi nulla. Perchè negozi che frequentavo sono chiusi, non conosco quelli nuovi. Non mi piacciono i centri commercialii, mi stordiscono. perchè qui, dal sei aprile... No, non va bene, non va bene neanche questo. Forse si potrebbe tentare con le amicizie comuni. Piego il tovagliolo e penso a chi è ancora lontano. Oppure ormai lontano. Chi non può, chi non vuole tornare. A chi abita troppo distante per poterci frequentare. A chi non ha voglia di incontrarsi. perchè ci sono problemi nuovi che non sempre uniscono. Il fatto è che qui, dal sei aprile... Sono avvilita. Alzo lo sguardo dal piatto ormai vuoto. Ascolto brandelli di conversazione. Viaggi, vacanze, fine-settimana. Accendo una sigaretta. In silenzio penso alla csa di mia madre in montagna. La mia vacanza era lì. da sempre. Monti, ricordi, radici, affetti, amicizie.. Non posso entrare in quella casa. Non so se e quando potrò. Perchè quella notte del sei aprile... Abbozzo un sorrisetto amaro, guardo l'orologio. Domani mattina ho un esame in ospedale, meglio non far tardi. Se non voglio perdere la mattinata devo uscire di casa presto. Il traffico è tremendo, prima non era così ma dal sei... Salutiamo i nostri amici. Ringrazio ed nfilo la giacca. La mia mente, imbarazzata ed ormai straniata, continua a cercare argomenti di conversazione. Di cosa parlare se se vuole evitare quel certo argomento? Varcando il cancello di casa guardo le automobili dei miei figli affiancate, la mia è già in garage. Sì, il posto per parcheggiare c'è. Ne avevamo due, di automobili. Si andava a piedi. La scuola di fronte casa, il centro ad un passo. Ora son quattro. Già, sembra uno spreco, un'esagerazione. Ma da qui non ci si può spostare se non al volante. Non ho mai varcato il cancello a piedi. Non potrei, non saprei dove andare, tra campi e trattori. Il fatto è che dal sei aprile... Sarà una notte insonne, già lo so. E tiro un sospiro di sollievo. Finalmente l' ho trovato! L'argomento di conversazione, dico. Posso parlare della mia insonnia. Che non interessa nessuno, lo so. Ma che è vecchia. Come me. Conviviamo da sempre. Quella notte, però, mi aveva abbandonato.
Quella notte....
