lunedì 26 gennaio 2009

piccole storie ignobili

Una cara amica mi autorizza a pubblicare una sua mail.

Aveva otto anni e i capelli corti. Si rinforzeranno, ne hai talmente pochi. Aveva otto anni e venti chili di pelle ed ossa, vestita con gli abiti delle cugine. Le cadevano addosso come sacchi. È colpa tua, cammina dritta, non tenere le ginocchia piegate. Aveva otto ani e un costumino verde. Verde bottiglia, le avevano detto. Verde scuro, pensava lei. Da vecchina. In spiaggia restava accovacciata sotto l'ombrellone. La vacanza pagata dallo zio, quello alto, bello, ricco. Quello con la grande Peugeot che profumava di Gitanes e di cuoio. Il cugino guidava con degli strani guanti di pelle. Morbidissimi e traforati, senza dita, che stranezza. Lei mangiava dopo gli altri, tutto freddo, pur di non masticare davanti a loro. Forchetta, coltello, aprire la bocca, chiudere la  bocca, deglutire. Il boccone che resta sospeso tra lingua e palato. L'urgenza di trovare un posto dove nasconderlo. E poi nascondere il pane sotto il tovagliolo, farlo scivolare in tasca, buttarlo appena gli sguardi vanno altrove. Aveva otto anni e le adenoidi ingrossate. Tieni la bocca chiusa, respira con il naso, quanto rumore fai. Aveva otto anni e non vedeva bene. Non strizzare gli occhi, se continui a strizzare gli occhi dovrai portare gli occhiali. Ora sono fondi di bottiglia. Aveva otto anni e non sapeva nuotare. Il cugino sì. Sapeva nuotare e la portava in acqua su un materassino rosso. Lei aveva paura ma lui le diceva aggrappati a me scema non ti faccio affogare. Ma poi rovesciava il materassino e lei restava senza fiato, l'acqua in bocca nel naso in gola negli occhi e lui rideva divertito. Poi la consolava, non dirlo a nessuno ma tu sei la mia fidanzata, vuoi essere la mia fidanzata? E le spingeva qualcosa contro, abbracciandola. Non capiva cosa. Allora sono grande, pensava lei, sono grande. Dormivano nella stessa stanza  e quando tutti dormivano, lui si infilava nel suo letto, balbettandole parole incomprensibili. Le baciava il collo e le labbra. E poi…. Lei si sentiva una statua. Di quelle nelle chiese, chiuse sotto gli altari. Lui le lasciava cento lire sul comodino, per il giornalino o per la giostra. Comprati un gelato, diceva lui, ma il gelato la faceva vomitare. A volte la portava  a fare lunghe passeggiate in collina. Andiamo andiamo. E lei andava. Come si fa a non fidarsi di un fidanzato cugino? Andavano a raccogliere more e nocciole. Poi lui la faceva sedere, dai riposiamoci un po'. E la stendeva sul prato. L'erba era secca e dura e le pungeva le gambe. Una volta lui le mise il suo giubbotto, un giubbotto di pelle, morbido come i guanti per guidare, sotto il sedere. Le sfilava le mutandine. Se le infilava in tasca. Poi, dopo, sempre troppo tardi, gliele restituiva. Lei le indossava in fretta, spesso al contrario. Gli occhi bassi e un sapore acido in bocca. Perché non passava mai nessuno? Perché mai nessuno la chiamava, le diceva che era tardi, che era ora di rientrare?
Aveva otto anni e si guardava nello specchio, immaginando che qualcuno la guardasse dall'altra parte dello specchio e le dicesse bambina sporca, bambina sporca e maledetta. Giurò a se stessa che nessuno avrebbe saputo. Mai.

Da Paoli a Berlusconi, c'è un vaffanculo per tutti. Stronzi.

venerdì 23 gennaio 2009

pietas???????

Una donna non l'avrebbe scritta e neppure cantata. Questa, voglio dire.
Ma forse a Gino Paoli non basta la pensione.
Io, francamente, non trovo giustificazioni.
Breve post. Rischierei di andare oltre.

martedì 20 gennaio 2009

ancora 'sto dream...




Franz Radziwill - Der Zeitungsleser sieht die Welt nicht mehr“ (1950)


L'ho fatto di nuovo. Mi mancava da un po', ma stanotte è arrivato. Il sogno. Quello di cui parlai in uno dei primi post. Lo ripropongo, perchè ora il blogghetto è un po' più frequentato e qualcuno potrebbe aiutarmi. E poi perchè, a quanto, pare, 'sto sogno non vuol mollarmi...

Allora.... Ho cambiato casa. Sono andata ad abitare in una casa strana, sempre più piccola e/o più vecchia della precedente. Smarrita mi chiedo il motivo della mia scelta e del cambiamento. Poi mi adatto, mi rimbocco le maniche e cerco di rendere il più accogliente possibile la nuova dimora. Passa un po' di tempo e, casualmente, mi accorgo che nella nuova casa c'è una stanza che non avevo visto. A volte addirittura un appartamentino. Un paio di volte, un giardinetto nascosto, nel retro. Mi rallegro di questa scoperta e mi accingo a pulire e organizzare queste nuove stanze. Sono, per lo più, stanze arredate con vecchi mobili. Apro dei cassetti. Avete presenti i cassetti delle nonne? Vecchie foto, corone del rosario, bottoni, nastri, gioielli da poco, cartoline. Spesso lascio tutto intatto, per poter tornare con calma e gioire dello spazio scoperto. A volte, durante lo stesso sogno, ovvero nella stessa notte, dimentico queste stanze e le riscopro dopo qualche tempo.
Ci sono addirittura due case ricorrenti nel sogno e che potrei descrivere nei minimi particolari, per quante volte le ho sognate. E poi ce ne sono altre che cambiano.
Oh, non chiedo spiegazioni. Ma se qualcuno volesse dire la sua. Anche così, pour parler, ne avrei piacere.
grazie

sabato 17 gennaio 2009

Gaza muore ma Kakà...




Qui quello che succede se qualcuno prova a svincolarsi dalla dittatura mediatica. La Annunziata fugge con le vesti lacere. Come fece con lei Berlusca. Lui, pare, che invece delle vesti si strappò i capelli.
A Gaza gli israeliani continuano ad uccidere donne e bambini. E' stata bombardata un'altra scuola delle Nazioni Unite. Meglio non dirlo ad alta voce. Sussurratelo, o voi servi del potere, biascicando tra la bava che vi scorre tra le labbra, notizie edulcorate e incomplete. Mormorate, tra la presentazione di un film e l'uscita di un cd, che La Casa di Cura città di Udine fa marcia indietro e rifiuta di sospendere l'alimentazione forzata che tiene in vita Eluana, adducendo spiegazioni piuttosto incomprensibili. Ma che Libero regalerà con il quotidiano le lettere del Duce, così, per farcelo conoscere meglio apprezzare, oh, che questo si sappia. Che la figura di Benito venga del tutto riabilitata. Fiato alle trombe, dunque, e rullìo di tamburi. Già. E, come notizia di apertura dei nostri tiggì di regime, informateci che Cacà, no, Kakà,.. Kakà cambia squadra. Eccheccavioli. Una notizia da prima pagina.
Ah, mi dicono (poi e anche) che c'è una nuova edizione del Grande Bordello. No, Fratello. Grande Fratello.




mercoledì 14 gennaio 2009

vergogna!





Viviamo in un regime dittatoriale. Anche e soprattutto a livello mediatico. Parlano di conflitto e di guerra. Io penso ad un eccidio, ad uno sterminio, ad un genocidio.  Nessuno ha il coraggio di dire come stanno davvero le cose. La Nakba continua. Gli aguzzini che hanno ridotto la popolazione palestinese allo stremo hanno l'appoggio di tutto l'occidente. Nessuno ha il coraggio di parlare del blocco economico da parte di Israele. Blocco che si è fatto più duro dopo  le elezioni di Hamas. Nessuno ha il coraggio di denunciare l'uso del fosforo bianco. Anzi, ecco cosa fanno i nostri mercenari.
Ma i giornalisti pagati con i nostri soldi, fanno parte dell'esercito israeliano???
La vignetta è ancora di Omayya.

martedì 13 gennaio 2009

la strage degli innocenti



Un terzo della popolazione palestinese, laggiù, nella striscia di Gaza, ha meno di sedici anni.
Continuano ad essere massacrati. In barba alla Convenzione di Ginevra. In barba all'ONU. In barba all'umanità, intesa come
sia l'insieme di tutti gli esseri umani, che come condizione umana.
Non riesco ad ascoltare notizie senza provare rabbia, dolore, vergogna. Schifo.
I bambini di Gaza chiedono giustizia. Urlano sofferenza e sete di giustizia.
Non c'è bisogno di commenti. Questo blog piange con i bambini di Gaza.

lunedì 12 gennaio 2009

meme

La cara amica Nonnacarina mi ha coinvolto in un meme. Che sarebbe dover rispondere ad alcune domande su me stessa medesima. Accetto. Vabbè, non ve ne frega una beata fava ma ieri, per chi non lo sapesse, è stato il mio compleanno. Lo so, altra notizia del ciufolo. Voglio farmi, però, 'sto regalo. Inutile, autoreferenziale, un po' narcisista. E chissenefrega. Almeno un regalo si può, vero? Dunque....


adesso

sono: stanca (tanto per cambiare...)


voglio: del tempo (poco, ma solo mio)


desidero: guarda risposta precedente...


sento: tg3


cerco: di rispondere decorosamente a 'sto meme


piango: per rabbia


dovrei: fare pipì


tieni un diario: il blog, no?


sì o no


ti piace cucinare: abbastanza, ah, sì...


hai un segreto che non conosce nessuno: sì sì sì (più di uno...)


ti mangi le unghie: no, ma che schifo!


credi nell'amore: passo alla prossima, va'


ti vorresti sposare: fatto   sgrunt


ti sei mai tatuata: sì (e voglio farlo ancora!)


ti fai delle paranoie sulla tua salute?: no, non credo. Me le faccio per la salute altrui...


ti senti bene in compagnia dei tuoi genitori?: andati...


ti piacciono le tempeste?: no, ma che domanda!


se fossi


se fossi un mese sarei: marzo (mi porta ricordi indimenticabili)



se fossi una stagione sarei: primavera (ah, quei nuovi amori... )


se fossi un giorno della settimana sarei: lunedì (soffro di cefalea del uichènd, soffro, io...)


se fossi un vino sarei: un amarone (mi pare fosse un amarone)


se fossi un colore sarei: nero (povera bionda a cui non muor nessuno...)


se fossi un numero sarei: sette (come i peccati...)


se fossi un albero sarei: un faggio (abbracciare un faggio, avete mai provato?)


se fossi un frutto sarei: una noce (dura sì, ma che ricchezza... )


se fossi un fiore sarei: un fiore? un cardo può andar bene?


se fossi un animale sarei:  una scimmia, anzi, una bertuccia


se fossi una calzatura sarei: un paio di ciabatte (comode, di classe, ma ciabatte)


se fossi un capo di abbigliamento sarei: una sciarpa (una kefia?)


se fossi una materia prima sarei: non lo so (ho le idee confse riguardo la materia prima, in verità)


se fossi un mobile sarei: un comodino (piccolo, intimo, pieno di foto, libri, cianfrusaglia, cosmetici, mutande e vecchi nastri)


se fossi uno sport sarei:  ma nessuno, son troppo pigra...


nell'ultima settimana



hai pianto?: sì (eeeeeh...)


hai aiutato qualcuno?: ma sì


hai comprato qualcosa?: emh... sì... (più di quanto volessi, cioè... potessi... )


ti sei ammalata?:  no (e pure questo? no, te prego... )


sei andata al cinema?: no, non ho avuto tempo. E neppure voglia. E poi, a vedere cosa?


sei andata al ristorante?: no (ci vado poco, sono molto schifiltosa)


hai scritto una lettera?: no. Non apro la posta perchè non ce la faccio a rispondere.


hai parlato col tuo ex?: magari! (Ma quale ex?)


ti è mancato qualcuno?: sì


hai abbracciato qualcuno?: sì. I miei figli. E la mia amica L. E i gatti.


hai litigato con i tuoi genitori?: magari


hai litigato con un amico?; no. Mai successo.




 





Ringrazio chi ha letto per averlo fatto. Cioè per aver letto delle scemate prive di senso e di interesse. A domani i nomi di chi dovrebbe (potrebbe, vorrebbe?) continuare. Essendo domani, passo il meme a Fioredautunno. Troppo buona per rifiutare. 
Credo. Spero. Forse.






 







venerdì 9 gennaio 2009

Dentro la notte





Dentro la notte - Diario Palestinese di Ibrahim Nasrallah


Un libro dal sapore vagamente beckettiano. Un libro che scorre come una pellicola. Un diario di dolore e di memoria. Un diario all'interno della questione palestinese. “Ogni volta che metto insieme le schegge della mia anima una nuova tragedia le disperde.” Non ci sono nomi né volti. Il ricordo, il presente e il sogno di due uomini (l’Uno e l’Altro) si alternano nel corso di una lunga notte. Notte scura come le vesti delle donne che fuggono. Il presente è un viaggio verso un paese sconosciuto per la Cerimonia della grande Realizzazione. Lungo il cammino, il passato ritorna e si fa spazio, uno spazio senza tempo e, apparentemente, senza senso. Il racconto del presente sembra un viaggio verso il nulla, mentre il passato torna ad imporsi con una memoria dolorosa che riesce solo ad afferrare brandelli di ricordi... Un massacro, una bambina morta tra le braccia del padre, la fame e la sete, una fossa comune dalla quale l’Altro si è salvato, restando con un braccio amputato. In realtà egli non ha mai avuto quel braccio. Egli è nato per volontà di coloro che sono morti, donatori di parti del loro corpo. Ma un braccio è sfuggito alla rinascita. L’Uno lo ha salvato, lo ha portato con sé, suo alter ego, nato per testimoniare. "Si vive per dimenticare. Dimentichiamo per sopravvivere. Ma, per non morire, non dimentichiamo mai del tutto.”
Una tragedia giocata sui tempi, prettamente legata alle immagini, quasi cinematografica. Un drammatico gioco scandito dal dialogo tra due personaggi di cui non conosceremo i nomi. Vittime predestinate, spogliate di tutto, della casa, della famiglia, della terra e, tragicamente, della loro storia. compagni di viaggio e di una tragedia. Testimoni di un popolo di vivi e di morti. E la vita e la morte si avvicinano. Alla fine, l’Uno chiederà all’Altro: “Perché non scrivi tutto questo?”
….


“Continuiamo a chiacchierare.


Un carro armato spunta all’improvviso e apre il fuoco direttamente su di noi.
Continuiamo a chiacchierare.
-Se non lo scrivi tu, troverò qualcun altro!
Continuiamo a chiacchierare.”

L'Uno, l'Altro. La storia di un Popolo.
Lasciate pure Bellucci in libreria. Questo, di libro, portatevelo a casa.

domenica 4 gennaio 2009

maneggiare con cura bis




Mi scuso, sono una vecchia ignorante e stanca. Ho eliminato un post cui tenevo. Volevo solo modificare il mio ultimo commento a tale post, ampliarlo, e ho eliminato tutto. Mi scuso, umiliata e addolorata, con gli amici che mi avevano onorata di un loro commento, sono una pasticciona. In tale post parlavo del libro di Dagoberto Bellucci,  Introduzione storica alla questione palestinese. Volendo comprendere la distanza che intercorre tra la critica all’ideologia sionista e il più becero anti-semitismo, mi piaceva proporre la lettura di questo libro poiché esso rappresenta anche un documentato atto d’accusa verso l’Occidente e l’atteggiamento colpevole dei suoi governi nei confronti della questione ebraico-palestinese. L’autore cambia l’ottica del problema, esaminando un’altra questione “non risolta”, più antica di quella palestinese, della quale si sono occupati in ogni tempo religiosi, filosofi, letterati, economisti e capi di stato: la questione ebraica. Questo termine era molto usato alla fine del XIX secolo e nella prima metà del secolo scorso, tanto dai nazionalisti giudaici ("sionisti") quanto dai più accaniti antisemiti, nella considerazione di un fatto oggettivo di quegli anni: la diaspora ebraica in Europa aveva acquistato pian piano un carattere laico, rafforzato da un’ideologia che è il corrispondente giudaico del nazionalismo europeo, cioè il sionismo. Ripercorrendo le tappe che vanno dalle origini del movimento sionista (Ezra e Nehemia) alla colonizzazione della Palestina, attraversando le teorie di Herzl e la dichiarazione di Balfour, Bellucci propone una lettura storica diversa, scomoda e non sempre condivisibile, da leggere con prudente spirito critico ma anche con l’attenzione che merita il problema, sempre più attuale, della nuova questione ebraica dei giorni nostri.
Ho ripescato 'sto libretto in fondo ad uno scaffale, stufa di sentire le notizie che l'informazione di regime ci propina. Stufa di sentir bugie, falsità, mistifica
zioni. Se fino a qualche tempo fa, diciamo metà anni 90, bastava dire una qualsiasi banalità a favore dei palestinesi per essere accettato come fine pensatore o come intellettuale impegnato, negli ultimi anni la situazione si è capovolta e ora l'assioma fondamentale è che Israele ha sempre ragione, come il lupo della fiaba di Fedro. Si sventolano fasulle equidistanze, si accusa di terrorismo chiunque dimostri una simpatia verso il popolo palestinese, si offre ad Israele l'impunità in nome elle sofferenze passate. Sono stufa di un'informazione così sfacciatamente filo-israeliana. Sono stufa di sentir parlare di Hamas come di una pericolosa organizzazione terrorista, senza ricordare che è stata liberamenti votata dal 50 % del popolo palestinese. Sono stufa di sentire che i tiggì, ahimè, sempre loro sì, dedicano ai saldi lo stesso tempo che dedicano a qualcosa il cui solo nome fa accapponare la pelle operazione Piombo Fuso. Ditemi voi.
Non consumate, 'fanculo pure i saldi. Non comprate una beata fava. Facciamo così. E boicottate i prodotti israeliani. Scusate ancora per i commenti persi. Con il capo cosparso di cenere, posto. Grazie.
                   

porcamiseria

Ho cancellato per errore l'ultimo post "Maneggiare con cura".
Come posso recuperarlo?
grazie