lunedì 29 ottobre 2007

post alla ca$$o di cane... fine

E Lei passa il tempo dal verduraio e dal panettiere.
Quando i figli andavano  a  scuola, amava, con le altre Lei, trascorrere il tempo sul cancello di 'sta scuola a parlar male di chi, i suoi figli, se li sciroppava tutto il giorno.
Poi un caffè al bar con le amiche. Nel centro commerciale. Ce n'è sempre uno nuovo per andare a curiosare tra un negozio di mutande e un'erboristeria.
Lei telefona spesso.
Lui le ha regalato il telefono fisso e il cellulare. Paga pure le bollette.
Lei segue con moderato interesse  Beautiful, La schiava Isaura, Sentieri, Anche i ricchi piangono.

Cucina, lava, stira e compagnia bella ma non vale perchè 'ste cose le faccio anch'io.
Le faccio con pochi sorrisi e molti accidenti.
Le faccio nell'insieme intersezione.

Lei fa anche altre cose.

Lei pensa a lui, grata, riconoscente e, a 'sto punto credo, innamorata.
Lui le ha regalato anche il tempo.
Quanto deve amarla Lui per averle donato tutto questo?

E il post precedente volevo chiamarlo teorema perchè avrei voluto arrivare ad una dimostrazione sulla solida resistenza di certi rapporti coniugali o simili.
Basati sull'amore, non sulla dipendenza economica.
L'amore che si esprime, si attesta, si dimostra, in continue regalìe. E la riconoscenza intenerita e commossa che, dall'altra parte, ne deriva.

Ma chi se ne frega, ho pensato poi.
Troppa importanza  a 'sti due e a e scrivere le loro vite, che già se ne parla troppo.
Si dice pure che a  'ste Lei venga spesso la depressione, e qui mi fermo, per rispetto della depressione, chè non parliamo di pizza e fichi. Che cavoli.

Lascio perdere tutto e buona giornata..
Se qualcuno ci ha capito qualcosa, gli auguro una settimana da sballo.
Agli altri un rispettabile comincio e una settimana più che soddisfacente.
A tutti grazie.
D'ora in poi riprenderò a fare la persona seria.
Promesso.

domenica 28 ottobre 2007

post alla ca$$o di cane...

Lei si sveglia con calma.
Dà un’occhiata all’orologio che Lui le ha regalato.
Sa di non dover uscire subito. Si stiracchia nel letto sorridendo.
Decide di alzarsi.
Infila i piedi nelle pantofole che le ha regalato Lui.
Va in bagno, si siede sul water, regalo di Lui. Usa la carta igienica che Lui provvede a fornirle.
Si infila sotto la doccia, omaggio sempre di Lui,
Si insapona con il docciacrema che Lui le compra.
Lui le dona anche l’acqua. Calda.
E l’accappatoio nel quale si avvolge.
E lo spazzolino, il dentifricio e il deodorante.
E la crema idratante e il pettine.
E il tappeto sul quale posa i piedi.
E il pavimento, la porta, la maniglia.
Lei si guarda sorridendo nello specchio, anche questo, certo, omaggio devoto di Lui.
Entra in cucina. Con la caffettiera che Lui le ha regalato, prepara un caffè.
Anche la miscela e lo zucchero sono regali di Lui. E il fornello, il gas, l’accendigas.
Si siede e guarda fuori dalla finestra che Lui ha provveduto a donarle.
Con il vetro. E pure le tende.
E’ stato Lui a farle questi omaggi.
Come la sedia sulla quale Lei poggia il sedere.
Sgranocchia un biscotto che Lui le ha donato.
Accende il televisore, omaggio di Lui.
Come il pane, la lampada, il sale, il detersivo.
Il latte, l’olio e gli spaghetti.
Le scarpe, le mutande, le forbici, gli interruttori della luce.
Le mollette e lo stendibiancheria.
Il balcone, le piante di gerani, il computer.
I termosifoni caldi e l’asciugacapelli.
La frutta e la verdura. E il riso.
La lavatrice e il cesto per la biancheria.
E i ticket per le analisi e per i farmaci.
Se decide di uscire, Lei sa che l’automobile è in garage, offerta da Lui.
Compresa di assicurazione, bollo e pieno di benzina.
Andrà a fare un po’ di spesa.
Lui le regala spesso dei soldi.


Beatallèi, lo posso dire?




 


 

venerdì 26 ottobre 2007

Istruzioni alla servitù

Cercando, ovvero scavando nella mia libreria, alla ricerca di non-so-bene-cosa, ho ritrovato questo libretto.
Lo comprai seguendo un consiglio letto su quella che un tot di anni fa era, per me e per parte della mia generezione, una sorta di bibbia. Parlo della mitica Agenda Rossa della Savelli, che allora dovevi avercela per forza e portarla nella tolfa e guai se non ce l'avevi, altrimenti i compagni con la sciarpa rossa e i riccioli scarrufati, dove ti scrivevano le loro poetiche e rivoluzionarie esternazioni?
La tolfa ce l'ho ancora, l'Agenda, ahimè, non più.
In questa Agenda, insomma, c'era da scrivere ma anche molto da leggere. C'erano i libri consigliati e quelli da evitare.
Ora quelli da evitare non li elenco, perchè non sarebbe bello, ma tra quelli da leggere c'erano 'ste Istruzioni alla servitù che sono imperdibili.
Cercatelo, dai, che costa pure poco e ne vale davvero la pena.
Ironico, sottile, beffardo, irriverente, paradossale, spietato, definito dallo stesso Swift “perfettamente folle e perfido”, questo è stato uno dei pochi libri che mi ha regalato momenti di autentico esilarante divertimento, risate fino alle lacrime.
È un vero e proprio trattato antropologico della vendetta, un assurdo manuale della rappresaglia e del sabotaggio, dal sapore rivoluzionario e dissacratorio.
L’autore fa da suggeritore, le sue istruzioni sono, però, in realtà false istruzioni, anzi, istruzioni a far male, proposte, però con un imperturbabile senso di superiorità, sarcastico e derisorio, che ne rende la lettura ammaliante

"Lava i bicchieri con l’acqua che fai tu, per risparmiare il sale del tuo padrone”, consiglia Swift, sulla scena di una casa signorile del primo Settecento, in Inghilterra.
E via di seguito fino alla ferocia.


Ideale per una serata banale, per evitare l'abbiocco sul divano, per addormentarsi con un lieve, lievissimo sorriso beffardo sulle labbra.
E addormentarsi così non può far che bene. Garanzia di una notte serena.


Buona lettura.

giovedì 25 ottobre 2007

Stamattina

Freddo, cielo grigio, anzi biancastro. Di quel biancastro che può evolvere in pioggia, neve, nebbia o qualunque altra manifestazione metereologica.
Una giornata distesa davanti di quelle che sarebbe meglio far finta di avre sbagliato giorno.
Micio, come ogni mattina, corre per casa ruggendo, nella speranza che qualcuno lo insegua. Porello, stamattina resterà deluso.
Micia lo guarda, come sempre stupìta da tanto immotivato baccano. Resta accanto a me, lei, mentri mi pettino (il massimo del mio maquilage). Mi guarda assorta e tenera.
Ed io penso, guardandomi allo specchio, cercando di sistemare in maniera civile 'sti capelli, maledicendo la cioccolata che mi ha partorito 'sto  brufoletto in fronte che neppure avessi sedici anni, guardandomi in due occhi spenti persi in un colorito tra il giallastro, il biancosporco e l'amaranto, a una cosa che lessi tempo fa e che dovrei avere da qualche parte.
Aspe', la cerco, faccio presto...  poi devo correre via, ma ve la voglio trovare...

 
...per una volta nella vita poter essere bella. Ma bella e basta, bella da non dover fare nient'altro, solo stare lì, sfolgorare.
Come diceva il ragazzino di Stand by me? "Brutto da fermare un orologio?"
Bè "Bella da far fermare un treno in corsa".
Bella, bellissima, perfetta, una dea, bella tutta, nei dettagli, nei particolari: la bocca, il naso, la pelle, gli occhi, i capelli - miliardi e miliardi di capelli, però neanche un pelo, liscia. Belle le unghie, le nocche, i tendini del collo, belle le ossa, i polmoni, il fegato, le analisi del sangue, roba che quando vai a fare una radiografia poi il medico se ne fa fare una copia per potersi masturbare in segreto di nascosto dalle infermiere. Talmente bella da fregartene di essere anche simpatica o intelligente, no, a te chiedono soltanto che tu esista, si accontentano di poterti osservare da lontano, ogni tanto, senza neanche avvicinarsi troppo. Bella, bellissima, sublime, talmente bella da essere anche al di sopra, al di là dei meccanismi del sesso, della seduzione del possesso: no, bella e intoccabile, irraggiungibile, intangibile, siderale, una dea, una vera dea. E nessuno osa avvicinarsi troppo a te, si accontentano di rimirarti da lontano; c'è chi ti lancia fiori, gioielli, altri dei titoli di stato, ma restano cmq una minoranza; e se tu soltanto alzi, ma che dico alzi, se osi far cenno ad un possibile, lievissimo, impercettibile spostamento verso l'alto di una tua arcata sopraccigliare, subito tutti si dileguano: "Oddio no si sta alterando, è colpa nostra, le siamo stati troppo addosso, presto, allontaniamoci, lasciamola respirare, adoriamola da lontano, veneriamola, lei, la nostra dea, la nostra meravigliosa dea".
Per una volta nella vita poter essere bella così. Avvengono i miracoli? Allora per una volta nella vita, una volta sola, e nemmeno per tanto tempo, mi basta poco, giusto il tempo di riposare più che altro, no? Per cercare di recuparare almeno in minima parte tutte le energie che in tutta la mia vita ho dovuto sprecare per cercare di essere carina divertente seducente sexy spiritosa simpatica imprevedibile diversa adorabile forte coraggiosa disponibile unica allegra intelligente complice materna comprensiva preparata informata consapevole brava competente responsabile sportiva sensata sensibile autonoma fedele insostituibile libera onesta affidabile economa sicura catalitica e sessualmente e politicamente corretta.
Basta non ce la faccio più.
Per una volta nella vita vorrei essere solo bella.
Lella Costa, l'ha scritto lei.

Oh, non è che una volta nella vita (24 ore? mezza giornata? un'ora? venti minuti? trenta secondi?) risolva chissà cosa. Il lavoro resta quello, la famiglia pure, il badantato idem. Il freddo lo stesso.
Ma vuoi mettere?
Buona giornata!

P.S. Evitate massaggini all'ego, discussioni sull'intelligenza-cuore-sensibilità e compagnia bella. Grazie.

sabato 20 ottobre 2007

Io sono un gatto

Sono un essere senziente, nella fattispecie un gatto.


Il mio nome non ha importanza, non siamo così attaccati alle cose materiali, noi felini. Sono vissuto in Giappone nei primi anni del Novecento, al tramonto dell’era Meiji. Non ho avuto una vita lunga, ahimé, ma certamente intensa. Ho abitato, spesso ignorato, a volte tollerato, in casa di un professore che si atteggiava a grande studioso. L’ho osservato per lunghe ore, mentre componeva versi o scriveva in prosa, mentre tentava di tirare con l’arco o recitava canti nel gabinetto.


Colei che scrive, colei alla quale detto queste righe che le mie pigre zampe si rifiutano di digitare su questo strano oggetto che è la tastiera, sa tutto di me, avendomi letto e seguito per cinquecento pagine.
L’irriducibile gattara ha per me e con me palpitato, riso, sofferto. Le mie avventure l’hanno commossa, le mie riflessioni sono state spunto di meditazione.
L’umana lettrice ricorda divertita il racconto della mia caccia a topi, mantidi e cicale. Rideva fino alle lacrime, come lacrime erano quelle che bagnavano le pagine alla fine del libro.
Io sono un gatto, sì, ma non solo e non sempre, dice lei.
Sono ironia e dissacrazione, sono sentimento e concretezza, sono cuore, sono ragione. Io sono un gatto, filosofo, meditativo, colto, disincantato, innamorato, ipocondriaco, pigro, attento e riflessivo come solo un gatto può essere.
Io sono un gatto e come tale appartengo alla categoria degli essere superiori.
Se non mi credi, spendi 18 volgari euro per questo libro. Soddisfatto o rimborsato, sì. Vedrai che mi terrai con te.


Scusate, sarei l’umana gattara. Approfitto di un momento di distrazione del Gatto, per invitarvi alla lettura del libro. Il punto di vista dell’Io narrante rende la lunga lettura sciolta e piacevole. Un periodo di storia spesso sconosciuto viene mostrato in tutto il suo affascinante splendore, attraverso un linguaggio pungente e lieve, mai noioso o stancante.
Cinquecento pagine che si leggono velocemente e che si vorrebbe non finissero mai.

venerdì 19 ottobre 2007

Cui prodest?

Nel suo commento sul post Sbirciando, un anonimo utente  chiede a cosa giova la lettura di un blog?
Giova, giova.
Ne leggo molti, di blog. Alcuni li salvo come amici, altri li salvo e basta. E giovano, davvero.
Potrei segnalarne diversi, ma riuscirei solo, per distrazione o superficialità, a dimenticarne altri.
Giovano al cuore, alla testa, al palato, alla memoria e pure ai gatti di casa.
Ci sono poi i blog trasversali, che giovano a più cose contemporaneamente.
Un'altra domanda, però, leggendo il suo commento, mi sorge spontanea: a cosa giova aprire un blog?
E qui mi fermo. Sarei pure stanca, che la settimana trascorsa non è stata delle migliori.
Però ci tornerò su.
Quando sarò lucida, riposata, tranquilla, serena, coerente e obiettiva. Cioè prima o poi.
Più poi che prima.
Cercherò di tornarci, ecco. Più che una promessa (a chi, poi?), è un'intenzione, un proponimento.
Dimenticavo, a me essere
una vecchia, stronza, acida babbiona piace assai.
Ed essere tutte 'ste cose, non significa non essere intelligente. Anzi. Vuoi mettere la maturità e il disincanto dell'età?
Per cui ringrazio i massaggini ricevuti, ma, credetemi, non era quello l'obiettivo. Esternavo delle considerazioni banali ma reali.
Che poi, diciamocelo, l'amico Athos non si trova certamente così, scrivendo scemate, per quanto sincere.

martedì 16 ottobre 2007

Il peso del sapere

Era lo scorso anno, credo, e curiosando, no… proprio visitando con scrupolosa attenzione uno dei miei blog preferiti, ovvero questo, incontrai il libro che mi sta tormentando, ovvero questo qui. Al momento avevo altro da leggere e mi astenni dal comprarlo. Passarono i mesi e passarono tante cose. Volevo poi prenderlo prima delle cosiddette ferie, che per me tutto son stato tranne che tali, ma ci ripensai, avendo da terminare, anzi da affrontare Le memorie di Adriano e Viaggio al termine della notte. Dovendo passare il mese di agosto piuttosto isolata,  senza pc e senza librerie nei dintorni, ritenni opportuno costringermi alla lettura dei suddetti libri, che, porelli, da diverso tempo giacevano impolverati sul comodino. E li lessi. Devo dire senza neanche quel senso di tedio che mesi (anni?) prima me li aveva fatti deporre dopo poche pagine.


A settembre, in vista delle fredde serate invernali, che mi vedono spesso precocemente coricata a leggere in compagnia di Micia e Micio, mi son detta “Lo prendo!”. Detto-fatto. Anzi no, perché il libraio mi dice “Guarda che devo ordinarlo e  se lo ordino devi prenderlo perché con questi non-so-cosa li fatturiamo prima e bla-bla-bla”. Ma figurati! E che, non lo prendo?
Ordinato e ritirato, che poi sul libraio dovrò fare un post perché lo merita. Anzi, meriterebbe un blog, un sito, tutto!


Vabbè, non è per i 35 euro. Non è per i caratteri minuscoli e le righe fitte fitte. Non è per le note leggibili solo con l’aiuto della lente d’ingrandimento. Non è per le 1200 pagine. Non è l’argomento perché, se così fosse, non l’avrei neppure comprato. Sarebbe per quei 1.200 - milleduecento grammi, ovvero un chilo e due etti di peso pesato!!
Che se una vuole di leggerlo a letto, mi dite come fa?


Domani riprendo la palestra!

lunedì 15 ottobre 2007

Fioroni vattene!

Fioroni se ne deve andare! Sta facendo a brandelli la scuola pubblica. Piano piano, a colpi di decreti ministeriali, per non suscitare polemiche e discussioni. Da falso ipocrita baciapile quale egli è.


Le dichiarazioni a tal proposito che IL bieco soggetto fece a Rimini, in occasione del meeting dei ciellini, erano raccapriccianti, quando annunciò la parità economica anche per i licei, non solo per scuola dell’infanzia, primaria e medie inferiori, tradendo così l'art. 33 comma 2 della Costituzione che recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato"


Ora leggo QUI e QUI   e, tra la rabbia e l'impotenza, trovo conferma  a certi timori. La Moratti è andata giù pesante, nella scuola, Berlinguer ha preparato la privatizzazione ed ora il botto. Tutto questo senza che i sindacati diano segni di vita.


E dei previlegi fiscali della Chiesa e delle scuole cattoliche, ne vogliamo parlare? O forse alle 7.30 di un freddo lunedì di ottobre (l'anno scolastico sdraiato davanti...) aspettiamo una prossima occasione? Forse è meglio, sì, chè son pure lenta a scrivere...


Buon comincio di settimana!





sabato 13 ottobre 2007

Sbirciando

Sbircio i profili e poi mi intrufolo nel blog. Mi incuriosiscono i blog degli adulti, dei grandi. Di quelli come me.
Entro con un certo disagio in quelli dei giovanissimi. Mi attirano ma mi sembra di frugare nelle cose dei miei figli. Alcuni sono bellissimi.

Salto a piè pari se i profili mi fanno alzare la glicemia o la bilirubina.
Voglio dire, se in un profilo leggo


sono uno/a splendido/a 50enne
20enne nel cuore
curioso/a, entusiasta, allegro/a, estroverso/a, generoso/a,
sincero/a, solare, sensibile
magari pure romantico/a
trasparente come cristallo
amo la vita in tutte le sue forme
sorrido alla stessa
mi perdo negli occhi delle farfalle
adoro guardare l'incessante andare delle nuvole, delle onde, del fiume,
delle fiamme nel camino
sfiorare i sassi/scogli con le mani
camminare a piedi nudi sull'erba/sabbia e sotto la pioggia
bere l'acqua del ruscello
cantare in mezzo alla neve che cade
rotolarmi nel fango, tra le foglie secche
inebriarmi in un'alba, in un tramonto, in un arcobaleno
nel profumo delle zagare
dei lillà, delle viole
mi piace ridere, sorridere o anche abbozzare una smorfia di sorriso
mi commuovo davanti alla rugiada, al volo di un gabbiano
al galoppo di un cavallo,

alla pigna che cade. al bocciolo di una rosa,
alle castagne che escono dai ricci
mi incantano i bambini, i fiori, le rondini, le formiche
 l'odore del bosco/prato/mare...
e compagnia bella...



oh, che dirvi, fuggo via e vado altrove. Senza voltarmi indietro.

Se trovo foto di gatti, vado di corsa a vedere. Se un blog è sconsigliato da Ratzinger, lo salvo. Vabbè, avete capito, no?
Sono insofferente, impaziente, scontrosa, irritabile, poco disponibile. Praticamente, una stronza...

... una vecchia, stronza, acida babbiona.

giovedì 11 ottobre 2007

Luce D'Eramo

Arrivai a Luce D’Eramo passando per Silone, del quale fu amica e grande conoscitrice. La conoscevo solo per questo. E per il suo amore per i gatti. Si conobbero negli anni ’60. Lei gli inviò un manoscritto che tutti gli editori avevano rifiutato, la storia della crisi di un ragazzo comunista. Silone le rispose, scoprirono di abitare entrambi dalle parti di piazza Vittorio. Nacque un’amicizia che durò fino alla morte dello scrittore. Quel manoscritto “galeotto” si intitolava “I ruminanti” e fu poi introdotto, sotto forma di racconto biografico, in Ultima Luna. Struggente storia di vecchiaia e di amore. E di politica e di coscienza.

Poi la trasmissione La biblioteca dello scrittore. Ne ho parlato due post più giù. E mi innamorai di lei. Del suo accento d’oltralpe, di quel modo di terminare la frase quasi arrotolando in fretta le ultime parole, delle sue mani in continuo movimento che colmavano il silenzio con il gesto. Di quello sguardo diretto, profondo, attentissimo. Quegli occhi neri e ribelli, profondi e scrutatori, quegli occhi dalle tante domande e dalle tante risposte
La conobbi di persona a Pescina, una decina di anni fa, in occasione di una premiazione del premio Silone. Lei era lì, come non avvicinarmi? Lo feci, emozionata e tremante. Lei prese la mia mano tra le sue, parlammo di Silone e dei suoi libri, mi scrisse una dedica molto affettuosa. Avrei voluto parlarle anche di altro. Della sua scelta di entrare volontaria in un campo di concentramento, dei suoi libri. Dei suoi gatti. Ma i giornalisti pressavano e fui costretta a salutarla.


Era figlia di un Sottosegretarrio della Repubblica di Salò, viveva a ParigI e a diciotto anni si disse “Basta, vado a vedere!” E dopo un‘ennesima notte insonne, partì.
Cosa voleva andare a vedere? Quello che succedeva in Germania, nei lager di concentramento, di prigionia militare, campi di passaggio, campi di stermino che però non si chiamavano così. E vi andò come lavoratrice volontaria, con un’organizzazione “che prometteva cose fantastiche”, come amava raccontare.
Fu imprigionata perché partecipò ad uno sciopero e, uscita dal carcere, tentò il suicidio. Perché avevo visto troppe atrocità. Venti buste di veleno per topi.
Fu rimpatriata ma, giunta a Verona, gettò lo zaino con i suoi documenti e si infilò in un gruppo di deportati. Dachau.
Poi l’evasione e, tra una fuga e l’altra, si trovò a Magonza, dove, per tentare di salvare delle persone imprigionate sotto le macerie dopo un bombardamento, rimase incastrata nel crollo di un muro.
Uscì viva. Ma sulla sedia a rotelle. L’ospedale, la morfina, la disintossicazione…
Narrò tutto questo, ed anche altro, in Deviazione (romanzo di formazione?). Il perché del titolo si rivela alla fine, quando Lucetta racconta... “C’è un fatto che ho eluso. A forza di dire che ero stata deportata a Dachau ci avevo creduto. Ma non è vero. I miei compagni vennero trasferiti in quel lager. Io no. Fui rimpatriata.” Ma, giunta a Verona, butta via i documenti e si fa catturare volontariamente. E conclude: "…finalmente (ridevo tra le lacrime) anch’io sono stata picchiata, da sola, personalmente, adesso sono proprio come loro: bastonata sputata, in tutto come loro, non ricadrò nel mio ceto, mentre correvo correvo verso Magonza.”
Non è un caso se questo libro ha avuto una gestazione trentennale. Non è una lettura piacevole. È un pugno nello stomaco, uno schiaffo improvviso sulla guancia, un getto d’acqua gelata. Perché leggerlo, allora? Perché “noi viviamo nell’ epoca della pubblicità e dell’ eufemismo, sotto il quale si maschera ciò che dispiace. Così si sono chiusi gli occhi sulla realtà del nazismo” (Luce D’Eramo)
E se riuscite a leggerlo una volta, leggetelo una seconda volta. Ripercorrete con Lucetta quelle strade che al primo passaggio appaiono in penombra e vi sarà più luce. Strade del cuore e della mente. Strade che portano all’altro, quell’“altro” verso cui l’odissea di Lucetta si è sempre diretta.






lunedì 8 ottobre 2007

Son passati quarant'anni

COMANDANTE CHE GUEVARA



(Hasta Siempre)



Scritta da Carlos Puebla nel 1965 prima della partenza del Che per la Bolivia è la canzone sulle sue gesta più conosciuta nel mondo



Aprendimos a quererte,
Desde la histórica altura,
Donde el sol de tu bravura
Le puso cerco a la muerte.




Aquí se queda la clara,
La entrañable transparencia
De tu querida presencia,
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara,
cuando todo Santa Clara
Se despierta para verte.

Aquí se queda la clara,
La entrañable transparencia
De tu querida presencia,
Comandante Che Guevara.

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa

Aquí se queda la clara,
La entrañable transparencia
De tu querida presencia,
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa,
donde espera la firmeza
de tu brazo libertario.

Heathcliff, Luca e altre storie

A quindici anni ero innamorata di David Bowie, di un mio compagno di scuola piuttosto brutto, di Heathclff, del principe Myskin, di Pietro Spina e di Luca Sabatini.
David Bowie, vabbè, lo conoscete tutti. Spero. Il compagno di scuola non era granchè. Il principe avrà la buona grazia di aspettare. Restano gli altri tre.
Lettrice accanita e furiosa, spesso disordinata, sognavo fughe nella brughiera con Heathcliff, travolti dal vento e dal profumo dell'erica. In realtà, timida e frenata,  sognavo che egli raggiungesse una volta per tutte e per sempre la sua Cathy, che riuscisse a tenerla con sè. Perchè era bello, duro, tenebroso e selvaggio. Pure un po' crudele. Che poi la Bronte non ha mai parlato della sua bellezza, anzi, ma non importava. Lo immaginavo proprio come Laurence Olivier ne La voce nella tempesta. Il film è vecchissimo ma io lo vidi dopo. E ritrovai in quei tratti l'uomo che sognavo.
Pietro Spina  e Luca Sabatini sono personaggi di Silone. Rispettivamente Vino e pane e Il segreto di Luca. Non è mia intenzione parlare di quello che per me ha rappresentato Ignazio Silone ma questo episodio devo raccontarlo.
Più di venti anni fa, accesi la televisione mentre tentavo di calmare una crisi notturna di pianto di mio figlio. Su Raitre trasmettevano La biblioteca dello scrittore. In ogni puntata si chiedeva ad uno scrittore di parlare dei suoi libri preferiti. Quel giorno veniva intervistata Luce D'Eramo. Mi venne la pelle d'oca quando parlò di Cime tempestose  e dei libri di Silone. Lei! Parlò degli amori maledetti e sfortunati tra Heathcliff e Catherine e tra Luca e Ortensia. Di una passione che va al di là dei sensi e della morte, di un'attrazione mai soddisfatta, paga di un solo abbraccio. Oh, di Luce D'Eramo vi racconterò un'altra volta, il ricordo, però, di quelle sue parole, non mi abbandonerà mai. Nobilitò qualcosa che mi accompagnava da ragazzina  e che ritenevo frutto di fantasie adolescenziali. Diede voce a emozioni mute, incapaci di trovare verbi e aggettivi. Parlando di Silone, Luce D'Eramo descrisse non solo lo scrittore ma l'uomo, il suo amico per tanti anni. E mentre lei parlava, scorrevano immagini di Pescina, della tomba di Silone, di quelle case e strade ancora segnate dal terremoto di tanti anni prima. Le strade percorse da Pietro, solo, malato, nostalgico e inquieto, braccato dai fascisti e dalla sua dolorosa coscienza, alla ricerca della verità, e da Luca, nel ritorno dopo quaranta anni di carcere scontati da innocente. Luca amava Ortensia e ne era contraccambiato ma lei era già sposata. Il loro amore durò per sempre, anche dopo la condanna di Luca all'ergastolo. Lei si rinchiuse in un convento e da lì continuò a pensare a lui, ad amarlo
Ed anch'io amavo Luca. La sua tenacia, la sua ostinatezza nel non voler parlare di quella notte e nel voler proteggere quell'amore. Il suo silenzio, la sua solitudine.



Non so bene perchè ho scritto 'sto post. Mi è venuto così, guardando il nome del blog. Scelto non a caso.. Una manciata di more è un altro libro di Silone, con un forte andamento autobiografico.

Capita che ci si svegli presto, che non si possa far rumore chè tutti dormono, che i gatti continuino a ronfare sul divano e che il pensiero, solito scugnizzo ribelle, se ne vada per fatti propri. Capita.
Intanto ho promesso di parlare di Luce D'Eramo. Non dite "machissenefrega", non sta bene. Non leggete più 'sto blog miserello e basta, se proprio non vi piace la D'Eramo. Vi anticipo che, se il cognome vi ha detto qualcosa, se leggete un certo quotidiano, sì, avete indovinato, è proprio sua madre.

Alla prossima, dunque...
e buon comincio di settimana!

sabato 6 ottobre 2007

That's amore?

Sono seduti sul muretto, all'ombra.
Lui ogni tanto si alza e fa due passi, continuando a parlare. Lei sbatte le ciglia e sorride, sistemandosi i capelli.
Lui, gesticolando, parla di qualcosa che ha visto in televisione. Lei fa domande banali tanto per sentirlo parlare. E continua a sorridere, giocando con una foglia.
Lui le si siede accanto, in silenzio, e le mette un braccio sulle spalle. Lei gli appoggia il capo sulla spalla guardando lontano.

Arriva l'altro. Si siede accanto a lei. E' un attimo. Lui lo lo spinge via urlando "E' mia moglie! Non distruggere la mia vita!"

Lui, lei e l'altro hanno tre anni.

mercoledì 3 ottobre 2007

la chanson...

Musica e parole che vanno dritte da qualche parte.
Questa canzone mi colpisce nei dintorni del diaframma. Più o meno.
Ma forte forte. Forte davvero.
E poi sale su per l'esofago, fino alle papille gustative.
E lì resta a farsi assaporare.
Sempre.

(La chanson des vieux amants)
Battiato - Brel

Certo ci fu qualche tempesta
anni d'amore alla follia.
Mille volte tu dicesti basta
mille volte io me ne andai via.
Ed ogni mobile ricorda
in questa stanza senza culla
i lampi dei vecchi contrasti
non c'era più una cosa giusta
avevi perso il tuo calore
ed io la febbre di conquista.
Mio amore mio dolce meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
So tutto delle tue magie
e tu della mia intimità
sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti
bisogna pur passare il tempo
bisogna pur che il corpo esulti
ma c'é voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
Il tempo passa e ci scoraggia
tormenti sulla nostra via
ma dimmi c'é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra.
Mon amour
mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour
de l'aube claire jusqu'à la fin du jour
je t'aime encore, tu sais, je t'ame.

lunedì 1 ottobre 2007

La casa dei miei sogni?

Io vorrei svegliarmi fresca e riposata.
Pensare serenamente alla giornata che mi aspetta. Sorridermi nello specchio, fare colazione, guardare fuori dalla finestra con sguardo sognante.
Vabbè, fresca non sono più e riposata mai. Sorridere mi piace poco. Colazione... non ci riesco. Fuori dalla finestra... fregassai della signora di fronte. Lo sguardo sognante, credo di non averlo mai avuto. Però svegliarmi alle 4.30 e non riuscire a riaddormentarmi, son cavoli.
E mi sono pure alzata, alle 4.30, ho cucinato certe cose, stirato delle altre, letto un po' di posta e mi sono rimessa  a letto con la speranza che Morfeo venisse per una mezz'ora accanto a me. Oh, mezz'ora son trenta minuti, mica un mese!
Che poi oggi ho la badante da abbadare, 5 ore di scuola e riunione di conoscenza con i genitori. E il sogno su cui riflettere. Che sarebbe il motivo che mi ha fatto iniziare 'sto post e stavo per dimenticarmene. Urge test presso Centro UVA. Che non è dove ci si abbronza.
Questo che voglio narrarvi, così, tanto pour parler, è un sogno ricorrente. Il più ricorrente di tutti. Un sogno maratoneta, accidenti a lui.
Allora.... Ho cambiato casa. Sono andata ad abitare in una casa strana, sempre più piccola e/o più vecchia della precedente. Smarrita mi chiedo il motivo della mia scelta e del cambiamento. Poi mi adatto, mi rimbocco le maniche e cerco di rendere il più accogliente possibile la nuova dimora. Passa un po' di tempo e, casualmente, mi accorgo che nella nuova casa c'è una stanza che non avevo visto. A volte addirittura un appartamentino. Un paio di volte, un giardinetto nascosto, nel retro. Mi rallegro di questa scoperta e mi accingo a pulire e organizzare queste nuove stanze. Sono, per lo più, stanze arredate con vecchi mobili. Apro dei cassetti. Avete presenti i cassetti delle nonne? Vecchie foto, corone del rosario, bottoni, nastri, gioielli da poco, cartoline. Spesso lascio tutto intatto, per poter tornare con calma e gioire dello spazio scoperto.
Ci sono addirittura due case ricorrenti nel sogno e che potrei descrivere nei minimi particolari, per quante volte le ho sognate. E poi ce ne sono altre che cambiano.
Oh, non chiedo spiegazioni. E' che la casa di stanotte, mi sembra di averla già sognata. Il soppalco, però, l'altra volta non c'era.