giovedì 11 ottobre 2007

Luce D'Eramo

Arrivai a Luce D’Eramo passando per Silone, del quale fu amica e grande conoscitrice. La conoscevo solo per questo. E per il suo amore per i gatti. Si conobbero negli anni ’60. Lei gli inviò un manoscritto che tutti gli editori avevano rifiutato, la storia della crisi di un ragazzo comunista. Silone le rispose, scoprirono di abitare entrambi dalle parti di piazza Vittorio. Nacque un’amicizia che durò fino alla morte dello scrittore. Quel manoscritto “galeotto” si intitolava “I ruminanti” e fu poi introdotto, sotto forma di racconto biografico, in Ultima Luna. Struggente storia di vecchiaia e di amore. E di politica e di coscienza.

Poi la trasmissione La biblioteca dello scrittore. Ne ho parlato due post più giù. E mi innamorai di lei. Del suo accento d’oltralpe, di quel modo di terminare la frase quasi arrotolando in fretta le ultime parole, delle sue mani in continuo movimento che colmavano il silenzio con il gesto. Di quello sguardo diretto, profondo, attentissimo. Quegli occhi neri e ribelli, profondi e scrutatori, quegli occhi dalle tante domande e dalle tante risposte
La conobbi di persona a Pescina, una decina di anni fa, in occasione di una premiazione del premio Silone. Lei era lì, come non avvicinarmi? Lo feci, emozionata e tremante. Lei prese la mia mano tra le sue, parlammo di Silone e dei suoi libri, mi scrisse una dedica molto affettuosa. Avrei voluto parlarle anche di altro. Della sua scelta di entrare volontaria in un campo di concentramento, dei suoi libri. Dei suoi gatti. Ma i giornalisti pressavano e fui costretta a salutarla.


Era figlia di un Sottosegretarrio della Repubblica di Salò, viveva a ParigI e a diciotto anni si disse “Basta, vado a vedere!” E dopo un‘ennesima notte insonne, partì.
Cosa voleva andare a vedere? Quello che succedeva in Germania, nei lager di concentramento, di prigionia militare, campi di passaggio, campi di stermino che però non si chiamavano così. E vi andò come lavoratrice volontaria, con un’organizzazione “che prometteva cose fantastiche”, come amava raccontare.
Fu imprigionata perché partecipò ad uno sciopero e, uscita dal carcere, tentò il suicidio. Perché avevo visto troppe atrocità. Venti buste di veleno per topi.
Fu rimpatriata ma, giunta a Verona, gettò lo zaino con i suoi documenti e si infilò in un gruppo di deportati. Dachau.
Poi l’evasione e, tra una fuga e l’altra, si trovò a Magonza, dove, per tentare di salvare delle persone imprigionate sotto le macerie dopo un bombardamento, rimase incastrata nel crollo di un muro.
Uscì viva. Ma sulla sedia a rotelle. L’ospedale, la morfina, la disintossicazione…
Narrò tutto questo, ed anche altro, in Deviazione (romanzo di formazione?). Il perché del titolo si rivela alla fine, quando Lucetta racconta... “C’è un fatto che ho eluso. A forza di dire che ero stata deportata a Dachau ci avevo creduto. Ma non è vero. I miei compagni vennero trasferiti in quel lager. Io no. Fui rimpatriata.” Ma, giunta a Verona, butta via i documenti e si fa catturare volontariamente. E conclude: "…finalmente (ridevo tra le lacrime) anch’io sono stata picchiata, da sola, personalmente, adesso sono proprio come loro: bastonata sputata, in tutto come loro, non ricadrò nel mio ceto, mentre correvo correvo verso Magonza.”
Non è un caso se questo libro ha avuto una gestazione trentennale. Non è una lettura piacevole. È un pugno nello stomaco, uno schiaffo improvviso sulla guancia, un getto d’acqua gelata. Perché leggerlo, allora? Perché “noi viviamo nell’ epoca della pubblicità e dell’ eufemismo, sotto il quale si maschera ciò che dispiace. Così si sono chiusi gli occhi sulla realtà del nazismo” (Luce D’Eramo)
E se riuscite a leggerlo una volta, leggetelo una seconda volta. Ripercorrete con Lucetta quelle strade che al primo passaggio appaiono in penombra e vi sarà più luce. Strade del cuore e della mente. Strade che portano all’altro, quell’“altro” verso cui l’odissea di Lucetta si è sempre diretta.






1 commento:

  1. ho letto "deviazione" parecchi anni fa, quando ancora tagliavo le cose con l' accetta e non riuscivo a perdonare.

    un libro sconvolgente.


    dovrei cercare di rileggerlo adesso, ora che ho compreso che non esistono solo il bianco ed il nero ... anzi.

    approfitterò del tuo ricordo e del tuo invito.

    grazie.

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