E' un po' di tempo che non aggiorno il
blog, non leggo i commenti, non leggo i vostri post. Ho un impiccio
grande grande ma non mi sento di parlarne. Potrei scrivere delle
intercettazioni della Iurato, di quelle di Bertolaso, delle motivazioni
della sentenza per il processo alla commissione grandi rischi. Non lo
faccio, non ne ho la forza. Vi lascio questo video, chè le notizie
citate potete trovarle da soli. Qui si contnua la lotta, qui si continua
a soffrire. Qui non si ride. Recupererò il non scritto e, soprattutto,
il non letto. Spero. Vi abbraccio.
Scusate, non riesco a caricare il video. Lo linko.
Lei ha meno di quarant'anni. Ben portati. Single. Mora, bel viso e bel fisico. Molto sobria, fin troppo. Il tipo dimesso acqua e sapone. Jeans, scarpe basse, maglione. Ma non è solo semplice semplice. E' pure triste triste. Parla poco, a bassa voce. Sorride raramente, un sorrisetto tirato e malinconico. Anche gli occhi sono tristi. Le spalle chine, le braccia incrociate, lo sguardo rivolto a terra. Sempre. Di quella che dici maro' questa ora va a schiantarsi contro un albero o a buttarsi giù da un ponte. Giuro. Poi la trovi per caso su fb, proprio lei. Solo il nome è diverso. Chennesò, metti una che si chiama Giovanna e poi su fb diventa Joan. Ma il cognome è quello, però. La bacheca è chiusa. Ha duemila amici. E tante tantissime foto. Quasi tutte da sola, qualcuna con amiche. Sempre truccata e abbigliata in maniera molto provocante. Cioè, di foto se ne vedono tante su fb, ma queste sono strane. Una velina un po' avanti con gli anni, per essere una velina. E ruspante. Cioè, tipo le foto sul balcone, seduta tutta scosciata con la busta della spazzatura dietro. O una tutta scollacciata con dietro la scarpiera e l'asse da stiro. Oppure un'altra in una stanza di albergo, ginocchioni sul letto, con le ciabatte in bella vista sul pavimento. Forse cinquecento foto. Voluttuose, un po' burine, ecco. Anche un po' patetiche. Comunque non casuali. E poi i commenti, tutti maschili. Bella arrapante bona gnocca che ti farei mmmm che belle gemelle sode mi attizzi mi fai perdere la testa sto sudando. E via dicendo. Voglio dire, non sono foto che mi scandalizzano, pur nella loro grossolanità, ma è la differenza che mi sconcerta. Non quella di luc (e sì, di luc), chè una, lo so, non va certo in giro da mattina a sera con le tette di fuori e i tacchi a stiletto, vabbè. La differenza tra una persona che vorresti consolare, chè pensi davvero che abbia brutti pensieri e che possa farsi del male, ed una che vuol piacere e ci riesce, in maniera così apertamente e pesantemente seducente. Boh. Voi cosa ne pensate? Io sono basita.
Il cinque gennaio, Fiera della Befana. Già ne scrissi, qui,
e potrei scrivere le stesse identiche cose. Cos'altro aggiungere? Eh,
ce ne sarebbe, da aggiungere. Che il centro è più chiuso che allora. Che
alcuni puntellamenti stanno cedendo. Che i cantieri sono pochissimi.
Che quello che non era crepato ora lo è. Che gli abitanti del centro
storico stanno perdendo le speranze. Che siamo stanchi stremati delusi
amareggiati. Che siamo logorati dalle campagne elettorali, chè è un
continuo sventolare bandiere proclami promesse.
E
che senso ha invadere quelle strade che sfiorano mura massacrate?
Affondare il naso nel puzzo di cipolla, far finta di nulla? Sognare una
normalità che mai riavremo?
E
a chi vai a raccontare 'ste cose, a chi cerchi di far capire che qui la
vita è ferma eppure siamo riusciti ad invecchiare moltiplicando gli
anni? A chi rovesci addosso speranze e disperazione, sapendo, fidando
nella loro comprensione? A voi che mi sopportate e supportate da anni e
che, davvero, se vi avessi vicino, verrei lì con cioccolato e dolci,
stasera. Per scaldarci insieme le mani e il cuore.
La vostra vecchia sempre più malandata befana,
Dimenticare. Dimenticare dimenticare. Dimenticare in fretta, presto presto. Domenticare gli anni i mesi i giorni. Le lacrime versate e quelle trattenute. Le parole non dette e quelle non ascoltate. I silenzi forzati e quelli violentati. Le occasioni sfuggite e quelle sbagliate. Dimenticare i sogni esplosi in mano e quelli persi per strada. Dimenticare i sassi nei quali hai inciampato e quelli nei quali avresti voluto inciampare. Dimenticare i rami secchi che erano già spezzati senza che tu lo sapessi. E i paletti che altri avevano messo L'indifferenza e la mala coscienza. E quello che ti è stato rubato e quello che avresti voluto rubare. E i baci smarriti nella prudenza delle buone intenzioni.
Almeno all'alba, per piacere, fatemi dimenticare.