Avete seguito, vero? Avete sentito, no? Vespa che urlava ai suoi concittadini preferivate i container?, Tra lo sconcerto pallido del nostro sindaco e le risatine di Caterina Guzzanti. No, non era la piccola Guzzanti in una delle sue parodie della coatta? La Meloni, vero, ho fatto confusione, scusate. Ero lì, nei pressi del collegamento. Con la Vittoriana comesichiama, che annaspava sudata per timore di non riuscire a strappare il microfono dalle mani di interlocutori scomodi. Lui parla, tu no, ora basta, state zitti, ascoltiamo le rispote. E Vespa che girava al sindaco, porello, risposte che non erano solo sue. E poi urlava, arrogante, rimproverando indignato. Sì, cazzo. sì, nei container. Volevamo i container! Che sono i map, i musp, e pure i mep. Porca miseria, ancora con i container del Friuli... Signori, ma trent'anni fa indossavamo maglie di lana, per il freddo intenso, anche piuttosto irritanti per la pelle. Ora la lana è morbidissima e, contro i grandi freddi, indossiamo pile e microfibra. Non calziamo, per ripararci dalla pioggia, stivaloni di gomma freddissimi, ma comode calzature in goretex. E abbiamo i cellulari e internet. Gli integratori alimentari e i forni a microonde. I container del 2010, pardon 2009, sono questi, map, pusp, mep. Io ci lavoro in un musp. E non lo chiamo container. Possono essere, 'sti neo container, impilabili fino a tre piani. Si potevano localizzare vicino ai centri abitati, per non creare esodi e neanche problemi di zonizzazione. Erano davvero ecocompatibili e soprattutto, sarebbero costati un terzo!!! Avremmo voluto i container, sì, na soprattutto i soldi per le nostre case, non per le C.A.S.E, Avremmo voluto vedere risistemate le B e le C, che ancora giacciono lì tra montagne di ordinanze e delibere. Avremmo voluto poter vedere le E circondate da impalcature, ora che si va verso la bella stagione. Avremmo voluto poterci tornare in autunno, come sarebbe tecnicamente possibile. Invece no. Invece è tutto fermo, tutto tace, tutto giace. Tranne la voce stridula di Vespa.
Altri giornalisti ci hanno cercato, soprattutto negli ultimi due mesi. Floris con i cittadini, il 21 marzo. Due giorni con la redazione dell'Unità. E Il Manifesto con Alias. E Riccardo Iacona, ancora ieri, con Lirio Abbate, Jolanda Bufalini e Gabriele Polo.
E le dirette di Caterpillar. E di radiotre. Non sempre mi sono sentita rappresentata, vero, ma mai, dico mai, insultata come da Vespa mercoledì sera. Una lezione, però, la tengo a mente. Basta con le chiacchiere, basta con le ipotesi, con i tentativi. La città è nostra, come il nostro dolore, la nostra disperazione. E con questa consapevolezza dobbiamo andare avanti. Cuori, menti, mani che non ce la fanno più ad aspettare, che hanno voglia di fare. Altrimenti saremmo zombie. Morti viventi in una città che sta spirando.