Le trovi in corridoio, o appoggiate allo stipite della porta. In ciabatte, con i capelli arruffati, gli occhi pesti e i piedi gonfi, le pieghe sul viso e l'odore di chi ha bisogno di una doccia. Sono lì, al mattino presto, che chiudono la sdraio e bevono il caffè del distributore, tra il carrello con i pannoloni e quello delle scope. Sono le vecchie che assistono i vecchi. Figlie e mogli. Sono a loro volta madri e nonne, desiderose di essere altrove, incapaci di essere altrove. Parlano al telefono con fratelli e figli rassicurandoli non venire, resta con tua moglie, no non sono stanca, non preoccuparti ho tutto. E poi chiedono dei nipotini, belli di nonna, hai fatto i compiti e babbo natale che ti ha portato? Sono le vecchie che assistono i vecchi. Aiutandoli a lottare contro la morte o contro la vita, chissà. Pranzando con tramezzini freddi e con la frutta avanzata nel vassoio. Sono le vecchie consapevoli della solitudine presente e futura, coscienti che il loro vivere avrà un senso finchè ci sarà quella flebo da sorvegliare. E quella sdraio chiusa nel bagno.
Vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino. -Silone-
martedì 30 dicembre 2014
venerdì 26 dicembre 2014
i vecchi
La notte fa paura ai vecchi in ospedale. Restano svegli, attaccati alla vita, alle flebo, all'ossigeno. Rimangono insonni e gementi fino all'alba. Si assopiscono alla prima porta che sbatte, al primo ciabattare di infermieri e inservienti. Si addormentano quando i carrelli fanno rumore in corridoio. Si rilassano quando qualcuno entra in camera per pulire, per misurare la febbre, per cambiare le lenzuola. Allora si lasciano andare al sonno, le dita abbandonano le lenzuola stropicciate, i visi si distendono, cessano i lamenti.
I vecchi hanno paura di morire al buio, quando nessuno se ne accorgerebbe.
I vecchi hanno paura di morire al buio, quando nessuno se ne accorgerebbe.
domenica 21 dicembre 2014
A casa
E dunque sono a casa. Casa mia, casa nostra. Da venti giorni. Però solo da ieri ho l'adsl. Dovrei, vorrei, scrivere tante cose. L'emozione, la confusione, la soddisfazione. Il caos che regna ovunque. Siamo due famiglie nel palazzo. E operai e cemento e polvere e tante cose ancora da sistemare, dentro e fuori casa. Ci sono circa trenta scatoloni da vuotare ma non posso, per mancanza di mobili. Li compreremo, prima o poi. Sostituiranno i mobili rotti. Prima o poi. E' tutto un po' precario e approssimativo, tutto faticoso. Ma siamo a casa. E vi dico solo (chè adesso vorrei leggervi un po', dal cellulare non era possibile) vi dico solo che la prima sera, dopo aver mangiato panini (panini per tre giorni, senza lavarci per tre giorni, chè non c'era gas e non c'era acqua calda ma vabbè, eravamo a casa) scesi giù,sul piazzale sgarrupato di casa (ancora da asfaltare) per riprendere delle cose in macchina e mi accesi una sigaretta. Le luci accese di casa mi commossero oltre misura. Oltre ogni aspettativa. Dopo la commozione il disorientamento. E la stanchezza, che ancora durano. Ma siamo a casa. E vi voglio bene.
(e ora ho un problema in famiglia, riguarda una persona cara, anziana ma carissima, per cui se passo di corsa portate pazienza. Sapere che ci siete mi fa bene, non immaginate quanto)
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