Da due giorni sono a casa con una specie di influenza, quella con febbre e vomito. Che poi io del vomito avrei paura, chè mi sembra di soffocare e faccio "IHIHIHIHIHI!" con la paura di morire, per cui quando mi dicono "Dai, provaci, che poi starai meglio" a me viene da urlare “andate all’inferno!” con tutta la disperazione di una futura moribonda che però riesce ancora ad urlare.
Vabbè, sembra che sia passata.
Dunque, in queste due giornate di appallamento, ho tirato fuori vecchi libri, chè ne leggerei di nuovi ma poi succede che li fa associo alla nausea e mi restano antipatici.
Nella fattispecie ho riesumato le sorelle Bronte, ovvero Jane Eyre e Cime tempestose.
Di quest’ultimo ho dovuto prendere una nuova copia, essendo la prima vergognosamente consumata.
Di Jane Eyre conservo la vecchia copia Garzanti, quelle con la copertina grigia, che si spaginavano un po’.
Lo comprai dopo aver letto (avrò avuto dodici anni) la riduzione del romanzo, ovvero l’edizione ridotta per signorinette.
Avrei voglia di rileggerlo ma già so cosa mi aspetta: un continuo confronto con Cime tempestose, un paragone continuo tra Jane e Catherine, tra l’austera dimora di Rochester e la brughiera dove Heathcliff e Cathy vivono la loro giovinezza.
Jane e Cathy son diversissime. La prima così ligia ai propri doveri, rispettosa delle apparenze, in quell’esagerato perbenismo che le consente, beatallei, di perdonare la zia e i cugini che le hanno fatto tanto male, di amare (ipocrita!) la sua allieva ancora di più perchè figlia di una poco di buono (vabbè, le parole non son proprio queste ma il senso sì…) e, soprattutto, tanto puritana da chiudere il proprio cuore all’amore sapendo che egli, povero disgraziato, è sposato, sì, ma con una pazza che tiene rinchiusa (e assistita) nella torre del palazzo.
D’altronde la moglie folle è una creola, una mezzosangue, donna di temperamento passionale che, prima di farsi sposare da Rochester, ne avrà fatte di cotte e di crude, immaginiamo. Una sorta di mignottone che non può che provocare disgusto, paragonandola alla piccola, oscura Jane, con il suo vestito nero, la cuffietta e il ricamino in mano, così dimessa e umile da far tenerezza, porella.
Ma Jane non può peccare e fugge. Torna quando sa che la pazza è morta e Rochester invalido.
E il lieto fine, sebbene tardivo, arriva.
In Cime tempestose, il lieto fine non c’è.
Cathy muore di parto, invocando Heathcliff, che intanto ne combina di ogni colore per distruggere Linton e la sua famiglia, in un tentativo di vendetta che diventa autodistruzione.
Che poi Heathcliff e Cathy non si sfiorano quasi se non quando lei sta per morire, chè allora si avvinghiano in un abbraccio appassionato con lui che ruggisce pur di non lasciarla e lei, of corse, che sviene.
Un amore fatto di cavalcate uno accanto all’altra, di confidenze e sogni, ma anche di liti e discussioni, fin quando Heathcliff, a causa di un equivoco, in preda alla disperazione, parte e la bella Cathy sposa Linton. Ma poi lo zingaro torna e si sa come va a finire….
Cathy, al contrario di Jane, è una ribelle, una ragazza di carattere, testarda e appassionata, le piacciono i cavalli e la brughiera, non sopporta finzioni e ipocrisie. Qualità, però, che non le permettono di veder realizzato il suo amore. Almeno in questo mondo, perché entrambi sperano che poi qualcosa cambi, visto che Heatcliff chiede che le due bare vengano affiancate, togliendo la parete che li separa e poi Cathy lo chiama con quella voce da paura, nella notte, in mezzo alla neve... che sarebbe la voce nella tempesta, no?
E mi viene da pensare alle due sorelle Bronte, diverse, sì, ma mica poi tanto, chè Charlotte, con il lieto fine, dà una mano alla monachella Jane, mentre Emily fa ardere la povera Cathy ma la lascia in mezzo alla bufera ad urlare disperata "Heathcliff Heathcliff!!!"
Poi ho riesumato Caro Michele di Natalia Ginzburg. Un libro letto e straletto ma che amo come pochi. E mi sa che prima o poi vi beccate la sviolinata pure di questo.
Da qui il titolo del post.