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sabato 15 novembre 2008

Raspy dice che...

Abbiamo ricevuto un premio da un blog che amiamo molto, quello di Rasputin, Raspy per gli amici, e della umana scrivana delle aspirazioni, frustrazioni e riflessioni di questo gatto geniale Il premio si chiama APV.





Ricevere un premio ci fa sempre piacere anche se ogni volta si resta perplessi.. Cosa avrà ‘sto blogghetto da premiare? Boh, davvero non lo sappiamo. Unico pregio che ci viene in mente, la sincerità. Non perché qui non si sappia mentire, ci mancherebbe altro, ma semplicemente perché, qui, non lo facciamo. Cui prodest? 



Raspy ci attribuisce impegno civile con poesia. Leggiamo increduli e vorremmo spiegazioni, non tanto sull’impegno quanto sulla poesia, chè qui, talvolta, ci sentiamo asini e capre da vecchia fattoria…  Del gatto roscio, comunque, ci fidiamo. Acchiappiamo ‘ste coccole al volo e facciamocele durare... Ci sono, ora, degli adempimenti. Ovvero, spiegare perché è nato il blogghetto, specificare le arti che preferiamo e passare la mano ad altri tredici blog.
La nascita.. Non ricordo mica.. Forse per gioco, forse per provare, forse per avere uno spazio tutto mio dove nessuno degli umani con i quali condivido il quotidiano, potesse venire a ficcare il naso. Forse perchè, se si frequentano dei blog, poi capita di concepire... Si sa come vanno certe cose, no? Le api, i fiori e via dicendo...

L’arte.
Mi giustifico! Sono impreparata. Ne capisco poco. La pittura mi intristisce. La scultura mi fa sentire freddo. La poesia mi confonde... La letteratura, vabbè, è scontato. Ho sempre letto molto e continuerò a farlo finchè non sarà completamente cieca, chè ci manca poco. Mi piace l’arte di saper vivere, di saper sorridere con gli occhi, di saper prendere quel che avviene con la giusta dose di ironia. Mi piace l’arte di far star bene gli altri. Fortunatamente conosco molti artisti dotati di queste eccezionali virtù. Anche tra voi. E vi ringrazio.

I 13 blog 13. Passiamo il testimone a chi vuol prenderlo. Sperando che qualcuno lo faccia. Ci siete tutti cari, le vostre arti sono mirabili e vi vogliamo bene.



Buon fine settimana!

giovedì 25 settembre 2008

un anno

silone“Cos’hai in mano?” gli domandò l’ingegnere.
Solo in quel momento egli si era accorto che Martino teneva, appoggiata su un ginocchio, una mano piena di more.
“Le ho colte venendo in su” disse Martino “Faceva ancora chiaro. Le siepi quassù ne sono cariche. Da ragazzo, durante l’estate, le more dei rovi erano spesso il mio solo companatico col pane duro. Vuoi assaggiarle? Prendi.”


E così Rocco mangia le more offerte da Martino. Sono tra i protagonisti, come Massimiliano, il pecoraio, di Una manciata di more. Di Ignazio Silone. Martino è stato cacciato dal partito comunista per deviazione ideologica. Anche Rocco, l’ingegnere, ne esce e viene considerato un traditore, un apostata. In entrambi questi personaggi si disvela la figura dell’autore. Il romanzo narra questo ed altro. Val la pena leggerlo, raccontarlo potrebbe sminuirne la forza e il fascino. Amo da sempre Silone, la gente minuta che egli narra. E il grande amore per questa gente che passa attraverso le righe. Amo la sua ironia velata che si accompagna alla malinconia e alle tribolazioni di una società tanto umile quanto tenace e sincera. Amo la rabbia e la speranza che animano i protagonisti, la loro rude saggezza, il bisogno di giustizia, il desiderio di redenzione, intesa come un venire alla luce, un voler essere visibili e considerati. La ricerca della dignità umana.


E sperando, come Massimiliano, che “vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino”, questo blogghetto vi offre una manciata di more per ricordare il suo primo anno di vita ed anche uno scrittore molto amato del quale parleremo ancora. Grazie.




giovedì 24 luglio 2008

lievemente





Ci son delle cose, immagini, suoni, sensazioni, che, pur non confortando, leniscono. A volte.
Come una carezza che sfiora.

mercoledì 9 luglio 2008

di piazza Navona e dintorni

Vabbè ma allora ditelo... Forse qualcuno vi ricorderà che a stare con il piede in più staffe si rischia di cadere da cavallo. Ammesso che sopra a 'sto cavallo ci si stia. Che a me le vesti lacere, i capi cosparsi di cenere e via dicendo, iniziano davvero a dare sui nervi. La Guzzanti mi piace, molto. Ha raccontato alcune cose, le ha commentate, nulla di più... emh. Travaglio, al solito, ironico e pungente, non mi pare si sia inventato nulla. Grillo, quell'uomo lì, non lo reggo. E poi ero impegnata a chiachierare e non ho ascoltato troppo. 
I saldi li ho saltati. Sulla strada del ritorno, però, abbiamo mangiato, mio marito, il libraio ed io, un mega gelato qui. Loro due, poi, si son presi anche un 'sti porci di piazza Navona da due scemetti in via del Corso. Io ho sentito, loro no. Meglio così. Con le loro t-shirt "fermiamo il caimano". Fanatici. Se le sarebbero potute rovinare, no?
Ah, dimenticavo.. Mentre Grillo rischiava un infarto, io stavo chiacchierando con lei, con lei, con lei e con lui. Con lei no, perchè era appena andata via, dopo aver realizzato un interessante reportage fotografico. Con lui neppure, chè è più serio e ascoltava. Almeno mi pare. Vorrei informazioni sul blogger del quale non ricordo il nick, grazie.

Perchè non ho scippato la borsa con Raspy?

domenica 15 giugno 2008

Senigallia cha cha cha




Siamo tornati. Ovvio che non era una vacanza... Si è trattato di una tradizione che dura da qualche anno, questa, per la precisione. In quel di Senigallia, ho fatto cose che faccio semel in anno. Ovvero solo lì, al CaterRaduno. Tipo bere, ballare, cantare, godermi buona musica dal vivo, ridere, esultare e saltare. Riconoscere gente sconosciuta ed essere riconosciuta. Indossare la t-shirt di Vauro e perfino applaudire lui, che avevo letto qualche volta da queste parti, che lo possino...  Mi son divertita. C'era comunanza, ironia e calore. Ne avevo bisogno. Tutto è finito a tarallucci e vino, ma ne è valsa la pena, vi assicuro.

lunedì 17 dicembre 2007

La copeta

Gironzolando per blog, ho trovato tante specialità gastronomiche e mi è venuto il desiderio di passarvi questa semplice, antica ricetta natalizia, tradizionale della parte del reatino che confina con l'Abruzzo.


Ingredienti:
- noci (sgusciate) e miele in parti uguali (chennesò, mezzo chilo e mezzo chilo, tre etti e tre etti…)
- foglie fresche di alloro.
Tritate le noci in un mortaio. Se non lo avete, potete usare il frullatore, senza ridurle, però, in poltiglia.
Sciogliete il miele dolcemente in un pentolino. Quando sarà liquido e filante, aggiungete le noci tritate e mescolate fin quando il composto non sarà una palla sfrigolante ed elastica. Versatelo su un piano di marmo bagnato. In mancanza di questo, può andar bene della carta forno bagnata e strizzata. Con una spatola lavoratelo e fatelo diventare sottile 3-4 millimetri.
Quando sarà ben freddo, tagliatelo a rombi e ogni rombo andrà adagiato tra due foglie di alloro.
La sfoglia deve risultare un po' morbida, non è un croccante.
Le piccole copete si conservano bene per diversi giorni in una biscottiera.


E’ il dolce dei Natali della mia infanzia, molto amato da mio padre e, per questo, a me particolarmente caro.


Dimenticavo, le foglie di alloro non si mangiano!