mercoledì 29 settembre 2010

un argomento di conversazione..




Sere fa ero a cena in casa di amici. Aquilani. Si parlava di case, di ricostruzione, di cose così. Ad un tratto la nostra ospite ci interrompe, decisa e gentile: "adesso basta parlare di terremoto". C'erano non aquilani, forse si stavano annoiando. Forse. Abbiamo sorriso tutti, qualcuno ha annuito. Ci ha servito il dolce, l'amica gentile, abbiamo bevuto qualcosa. la conversazione è proseguita. Vini, città. Forse il tempo che sta cambiando. Io, silenziosa, giocavo con la forchetta tra le briciole nel piatto. Bene, basta parlare di terremoto. Benissimo. Parliamo di lavoro? Io sono stata fortunata, non l'ho perso. Ma ho perso la mia scuola. Ho cambiato tutte le colleghe, tutti gli alunni. E quello che per me era sponda è diventato un problema. Non mi aiuta neanche più andare a lavorare. Perchè dal sei aprile... No, è terremoto pure questo. Parliamo di figli? Vabbè, parliamo di figli. Di quelli che non trovano lavoro, di quelli che hanno abbandonato gli studi. Di quelli che vogliono andar via, di quelli che vogliono restare, ma non sanno come. E la sera quando escono sei in pensiero, perchè i locali del centro, quegli stessi locali che frequentavamo noi non ci sono più. Perchè dal sei aprile... No, ancora il terremoto. E no, cambiamo argomento. Parliamo di futilità. Chennesò, vestiti, scarpe e compagnia bella. Mi guardo i piedi sotto il tavolo. Scarpe da trekking. Non importa, posso parlare lo stesso di 'ste robe. Anche se compro poco, quasi nulla. Perchè negozi che frequentavo sono chiusi, non conosco quelli nuovi. Non mi piacciono i centri commercialii, mi stordiscono. perchè qui, dal sei aprile... No, non va bene, non va bene neanche questo. Forse si potrebbe tentare con le amicizie comuni. Piego il tovagliolo e penso a chi è ancora lontano. Oppure ormai lontano. Chi non può, chi non vuole tornare. A chi abita troppo distante per poterci frequentare. A chi non ha voglia di incontrarsi. perchè ci sono problemi nuovi che non sempre uniscono. Il fatto è che qui, dal sei aprile... Sono avvilita. Alzo lo sguardo dal piatto ormai vuoto. Ascolto brandelli di conversazione. Viaggi, vacanze, fine-settimana. Accendo una sigaretta. In silenzio penso alla csa di mia madre in montagna. La mia vacanza era lì. da sempre. Monti, ricordi, radici, affetti, amicizie.. Non posso entrare in quella casa. Non so se e quando potrò. Perchè quella notte del sei aprile... Abbozzo un sorrisetto amaro, guardo l'orologio. Domani mattina ho un esame in ospedale, meglio non far tardi. Se non voglio perdere la mattinata devo uscire di casa presto. Il traffico è tremendo, prima non era così ma dal sei... Salutiamo i nostri amici. Ringrazio ed nfilo la giacca. La mia mente, imbarazzata ed ormai straniata, continua a cercare argomenti di conversazione. Di cosa parlare se se vuole evitare quel certo argomento? Varcando il cancello di casa guardo le automobili dei miei figli affiancate, la mia è già in garage. Sì, il posto per parcheggiare c'è. Ne avevamo due, di automobili. Si andava a piedi. La scuola di fronte casa, il centro ad un passo. Ora son quattro. Già, sembra uno spreco, un'esagerazione. Ma da qui non ci si può spostare se non al volante. Non ho mai varcato il cancello a piedi. Non potrei, non saprei dove andare, tra campi e trattori. Il fatto è che dal sei aprile... Sarà una notte insonne, già lo so. E tiro un sospiro di sollievo. Finalmente l' ho trovato! L'argomento di conversazione, dico. Posso parlare della mia insonnia. Che non interessa nessuno, lo so. Ma che è vecchia. Come me. Conviviamo da sempre. Quella notte, però, mi aveva abbandonato.



 



Quella notte....



19 commenti:

  1. c'è chi cerca di esorcizzare la cosa mostruosa cercando di divagare, parlar d'altro ... e chi non può o non vuole fare finta di avere una vita normale.

    io non riesco ad immaginare la mia vita totalmente sconquassata, come la città, come la casa, come il lavoro, come la vita che adesso ti tocca.
    io vorrei sapere e, se mi riuscisse, partecipare al tuo ... dolore, sgomento, rabbia ... sconquasso.

    canne al vento? magari!
    almeno loro hanno radici.

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  2. Difficile andare oltre quando si è visio un'esperienza così traumatica, totalizzante. 

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  3. il "basta parlare di terremoto" mi sconvolge ma credo che la gente "comune" abbia bisogno di divagare e non sentirsi sempre in colpa. Colpa di che? Colpa di non poter far niente? Ci sono due vite parallele da vivere, quelle "normali"  (mettere il paraocchi e andare avanti-tanto-stiamo-ancora- a galla) e quella dei nostri amici e/o parenti che a galla faticano a stare.
    Si fa fatica ad immedesimarsi perchè si spera di non trovarsi mai nella stessa situazione. Non c'è bisogno di un terremoto ma di una crisi aziendale, di perdere il posto di lavoro, di non arrivare a fine mese con lo stipendio e/o pensione. Chi dovrebbe provvedere non c'è o non ha le "palle" necessarie. Allora basta una partita di calcio per far dimenticare tutto....io la tel non ce l'ho e le partite di calcio non m'interessano e sto in crisi completa.
    Ma cosa  può fare il cittadino comune oggi come oggi?  Da quello che leggo mi sembra di stare ancora in classe coi bambini: "Fabio, perchè hai dato un pugno al tuo compagno?" "Io? Si è sbagliata prof, non ho picchiato Giovanni, è lui che si è gettato contro la mia mano"
    Mi mancano le persone di riferimento....una ce l'avevo ma è morta.

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  4. UFF!!! sono io l'utente anonimo....CIP

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  5. Come si fa a non parlare del terremoto quando ancora la ferita è aperta e sanguinante? quando ancora la città è un cumulo di macerie?
    vorrei essere lì con te per poterti ascoltare, per parlare con te di quello che tu e gli altri state provando... cerco di immedesimarmi nella vostra situazione, ma so che è impossibile...solo chi ha vissuto questa terribile esperienza può sapere quello che avete nel cuore e nella mente!
    ogni tanto mi faccio sentire con le mie mail  leggere, ma proprio per cercare di strapparti un sorriso e per dirti che ci sono e che sei sempre nei miei pensieri e nel mio cuore!
    Un abbraccio affettuoso
    mc

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  6. A tutte grazie. Perchè sento le vostre parole sincere. vicine, per nulla retoriche o di circostanza. Vedete, parlare serve. Almeno tra noi. Anche perchè il nostro quotidiano è impregnato. di 'sta cosa. Dire "non ne parliamo" è come parlare al presente, come se fosse vivo, di un congiunto deceduto. Non accettare la sua morte, illudersi di mantenerlo in vita non facendo il funerale, nascondendone il corpo. Che ca@@o di discorsi, a quest'ora di lunedì, scusatemi. Ormai qui è normale parlare di tutto, a qualsiaisi ora. Gli aquilani che vogliono cambiare "discorso" nascondono la testa sotto la sabbia. Per vigliaccheria. O per convenienza.

    Sappaiate che vi voglio bene. Realmente, senza retorica.
    E vi sento amiche. Realmente, senz aretorica.

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  7. Cris, non scrivo ma sei sempre nei miei pensieri.L'Aquila è sempre presente e sono consapevole che nulla è stato fatto , a ricordarmelo ci pensa la mia città con Giampilier( villaggio ormai quasi fantasma) e con le persone che vivono ancora in albergo. Anch'io mi sento sempre più precaria e la pioggia mi angoscia .Vivo vicino ad un torrente coperto che porta al mare ( tanti torrenti coperti in città) e  la certezza del terremoto che non c'è ma ci sarà di certo mi terrorizza ,ma banalmente cerco di esorcizzare il tutto pensando ai problemi creatami dgli alunni , alle beghe tra colleghi , alle stupidate varie.E' un modo per sopravvivere credo.Dentro però è un'altra cosa e immagino  quindi come tu possa sentirti anche se non posso certo comprendere a pieno come ti senti.Di certo so che ormai occupi un posto nella mia mente e nel mio cuore.
    ciao tn

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  8. Credo che anche fra 20 anni il terremoto purtroppo farà  parte della tua storia e non se ne potrà prescindere! Un abbraccio. redcats

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  9. sai Cris, la settimana scorsa ho partecipato ad una riunione della commissione giovani dell'avis di modena. tra le altre cose hanno parlato del parco giochi di scoppito, a luglio in alcuni sono tornati a vederlo e riincontrare i ragazzi che hanno fondato la sede provinciale de l'aquila.
    loro, i nostri ragazzi modenesi, erano entusiasti di tutte le cose che sono state fatte, delle casette nuove. ma erano turbati dal centro ancora in rovina, questo sì. io riflettevo sulle vite nelle casette nuove o negli appartamenti in affitto in mezzo ai campi. e ho capito che cercare di spiegare cosa si prova davvero in una situazione così, che la tua vita è spezzata in due per sempre, è troppo difficile. e difficile da comprendere per chi ha ben salde da sempre e per sempre le sue radici.
    un abbraccio da me e una fusetta da Camillina

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  10. Ho letto il post e anche qualche commento. Io avrei trovato piu' grave evitare completamente il discorso, ma da come la metti tu pare che le cose non siano andate proprio cosi'. Era gia' da un po' che parlavate di terremoto, giusto? Puo' essere che qualcuno, proprio perche' non reggeva piu' di restare su un argomento che tanto dolore aveva creato a lui, ai suoi cari, alla sua citta', abbia sentito la necessita' di cambiare discorso. Il punto sai qual e'? Che ognuno di noi vive lo stesso evento in maniera anche completamente diversa. Non e' solo questione di mentalita', potrebbe entrarci il quanto si e' stati personalmente coinvolti nell'evento in questione. Mi viene in mente un parallelo sulla malattia. Se parli di una certa malattia in gruppo, potrai avere in mezzo al gruppo persone personalmente coinvolte e dunque molto ricettive, ma potresti anche avere persone che sono state coinvolte solo marginalmente, per esempio perche' ad essersi ammalato puo' essere stato un parente, anche non prossimo. O potresti anche avere qualcuno coinvolto personalmente ma che un giorno ha deciso a priori di non guardarsi piu' indietro, perche' quello che vedeva - o che sa - causa troppo dolore. Normale che ognuna di queste persone reagisca diversamente. Normale che ci sara' chi trovera' sconvolgente cambiare discorso di fronte al dramma. Normale che ci sara' chi - rendendosi conto di rischiare un'ossessione tanto comprensibile e giustificata quanto dannosa - cerchera' di sviare discorso o svicolare. Normale infine che chi e' stato toccato solo marginalmente restera' ad ascoltare con interesse per un po', salvo poi sentire il desiderio di cambiare discorso.
    A mio modo di vedere, tu avresti dovuto andartene non appena percepito il tuo malessere, invece di stare li' col risultato di "coltivarlo" nel fastidio crescente di recepire una, almeno apparente, superficialita' dei convenuti. E se qualcuno non capiva, be' sarebbero stati problemi suoi.
    Non possiamo spingere gli altri nel nostro sentire, se non lo sentono, ma possiamo almeno cercare di preservare noi stessi e i nostri stati mentali.

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  11. Non sarò per niente retorica. Ma tutti questi pensieri, questo rimuginare, questo recriminare, a cosa porta? Cosa cambia, cosa ricostruisce? Lo so che sei attiva in merito, ma lo dici tu stessa, ti porta insonnia.
    Sai cosa ricordo del post alluvione da noi? Una forte voglia di rimboccarsi le mani e ricominciare. Il sentirsi uniti nella tragedia. Una forza in chi prima riteneva tutto dovuto. Molti non hanno avuto nulla, qualcuno ci ha mangiato sopra, ma a distanza di 16 anni l'alluvione è solo un ricordo, ma lo era già pochi anni dopo, a vedere quei luoghi che piano piano la gente ha ricostruito, nessun politico, la gente! Dico ricordo anche se non lo era e non lo sarà mai nel cuore di nessuno di noi. Nessuno ha dimenticato. Ma chi si piangeva addosso allora piange ancora adesso. Chi si è dato da fare, anche da solo, anche contro tutti, ce l'ha fatta. E io sono orgogliosa di averlo vissuto, di esserci stata.

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  12. @Romins. Qui non si tratta di piangersi addosso. E qui le maniche ce le siamo rimboccate da un pezzo. Chi non vuole parlare del terremoto è perchè non ne ha bisogno.  E' proprio perchè non affonda le mani nelle macerie e nel dolore.. Un anno e mezzo fa un terremoto di proporzioni pazzesche è avvenuto con epicentro in una città di settantamila abitanti. In centro. Il nostro centro è distrutto, vivevano lì più di ventimila persone. La periferia è ancora disabitata anch'essa. Case classificate E (danni strutturali) per le quali non ci sono indicazioni e i progetti son fermi lì in attesa di linee guida. Le casette costruite con i soldi degli italiani son costate il doppio di quanto si è detto.  Seicento euro al mq. Hai letto bene, 600 euro al mq. I container (map) sarebbero costati un decimo. Vi abitano diciottomila pesone. Ma i senzatetto sono cinquantamila. Cinquantamila. Io pago l'affitto, a mie spese. ottocento euro al mese. Vivevo in una casa si proprietà. So benissimo che capire quello che è successo e che stiamo vivendo sia incomprensibile per molti. Ci vuole pazienza, attenzione, umiltà. Ci vuole uno sguardo che va oltre il palcoscenico mediatico. Io sono stanca di raccontare per far capire. Scrivo qui e altrove, per chi ha già capito, per chi ha voglia di capire. Soon orgogliosa anch'io. E tanto, di vivere come vivo. Della mia rabbia e del mio dolore, della mia disperazione della mia speranza. Sono perfino contenta di trovarmi da questa parte dello spartiacque che dal sei aprile  Dalla parte di chi ha torto e di chi ha rotto. Dalla parte di chi ha il dito puntato contro. Dalla parte di chi si è trovato contro perfino amici e parenti. E polizia e carabinieri.

    Ma piangersi addosso, credimi, è altra cosa.

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  13. tu DEVI raccontare!
    mi spiace, ma tra le altre cose sconvolgenti ti è piombato addosso anche questo dovere.
    se a noi, che siamo lontani, che fatichiamo a capire e sentire, non arrivano le voci di chi combatte su sto campo di macerie ogni santo giorno, come possiamo sapere? dai tg? dai giornali?
    ci stai aiutando a non essere manipolati ... ti pare poco?
    io non finirò mai di ringraziarti per questo; non lenisce un cacchio, ma grazie per le tue parole.

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  14. mi associo.

    e il tuo commento tredici, da solo, basta e avanza per capire, se si VUOLE capire.

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  15. Non ho propriamente detto quello che hai inteso tu. Quello che dicevo io lo dicevo solo per te. Perchè capisco, capisco tutto, nonostante non mi possa arrogare il diritto di dire che capisco perchè non ci sono passata, ma ti ho raccontato la mia esperienza.
    Quello che vuoi dire si capisce. Ma quello che ti voglio dire io è che un po' di leggerezza a volte aiuta, mentre altre volte nasconde buchi enormi. Ma secondo me ci vuole, per andare avanti e per dormire la notte... tutto qui.
    Come ti ho scritto in privè non ho nemmeno mai parlato dell'alluvione del 1994, quindi figurati del terremoto dell'anno scorso. Non per superficialità, ma per voglia di leggerezza questo sì. E' già tutto così pesante fuori da qui. E rimuginare a me non serve a nulla. Spesso non parlo nemmeno di molte cose, perchè il solo parlarne e rinvigorirle nella mia mente.

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  16. @Romins. Qui è tutto permeato di terremoto. Tutto. Il visibile e l'invisibile. Posso capire chi è fuori ma per chi è aquilano parlarne è doveroso. Chi non vuol farlo è come chi rifiuta di andare a trovare un congiunto gravemente malato. Come chi si rifiuta di andare al funerale di una persona cara.  Meglio che vada via, allora, che si allontani. Senza neanche voltarsi una volta.

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  17. Gran bel racconto.
    Emozionante, coinvolgente, ironico, a tratti buffo e il sorriso (dolce-amaro) un paio di volte è partito. Insomma, brava.

    Pier Paolo

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  18. "Chi non vuole parlare del terremoto è perchè non ne ha bisogno"

    tutto qui,  o perlomeno molto. 

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  19. grazie. 
    per la fatica di raccontare, di spiegarci cosa succede e di farci sapere come vi sentite. 
    grazie per avere ancora la voglia di incazzarti con chi non capisce, o non vuole capire. 
    davvero, grazie.

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