giovedì 30 aprile 2009

quella terra è la mia terra

Mi nascondo dietro al pc, mentre guardo le foto della mia città. Ed ora, mentre scrivo. Sono stufa di far pena, di ricevere occhiate comprensive, di sentirmi addosso questo status di terremotata. Chè poi, quante storie. Siamo ospitati in albergo, lavoriamo con un orario ridotto, ci ricostruiranno le case. Che cavolo vogliamo? Gli sguardi, da solidali e pietosi, cominciano a diventare infastiditi e seccati. Vabbè. Era inevitabile. Voglio tornare a casa mia, tra la mia gente ferita, tra i miei monti. Voglio sperare che non sia tutto finito, voglio un progetto. No, non voglio aspettare con le mani in mano, o peggio con le mani tese. Ho bisogno, però, abbiamo bisogno, di uno strumento iniziale, di una piccola risorsa per non disperare. Di un posto, un prefabbricato, una casupola, qualcosa in cui vivere. E poi il resto, al resto, provvederemo. Ho voglia della mia scuola e dei miei alunni. Ho bisogno di vederli, di toccarli, di abbracciarli forte. Voglio, disperatamente, quelle strade, quelle case. Quelle macerie. L'Aquila è una maceria. Solo tre orrende chiese nuove si son salvate dallo scempio. Solo un paio di scuole sono agibili. I palazzi che accoglievano l'università, gli uffici pubblici, sono una rovina. Il centro quasi completamente distrutto. Interi quartieri della periferia sono da abbattere. Le case antiche dei paesi del circondario sono andate. Ma dobbiamo ricominciare. A partire da noi. Mi sento estranea, qui, ogni giorno di più. Le notti sono lunghe e insonni, i giorni privi di senso.  Ecco, spazio e tempo sono pressocchè privi di riferiemnto. Il tempo si divide tra prima e dopo. Lo spazio è  e altrove. Tutto il resto non importa. Si ridefiniscono, stranamente, le relazioni interpersonali. Si ridisegnano parentele ed amicizie. Ci si allontana, ci si avvicina, in base a sentimenti nuovi, a nuovi vissuti e comunanze. Siamo così vulnerabili. E così duri. Non ricordo, di quella notte, tante lacrime. Ricordo il suono continuo di sirene ed elicotteri, ricordo la polvere, alta, sulle macerie. Ricordo i volti terrei, le bocche mute, gli occhi asciutti. E le braccia che si aprivano ad accogliere l'altro. Vedo, in televisione, i volti del mio sindaco e della presidente della provincia. Mai li ho sentiti così parte della mia vita, di me. Li conosco da anni, ci salutavamo, ormai, distrattamente, incontrandoci per caso. Ora mi commuove vederli, ascoltare le loro voci. Perchè rappresentano la mia gente, sono la mia gente, con pregi, difetti, debolezze. Con la sua forzae  la sua caparbietà. Voglio tornare.

11 commenti:

  1. Continua a scrivere, fa bene a te, fa bene anche a noi.

    Ti abbraccio forte e quando te li senti, vieni a trovarci.

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  2. Cris io non ho vissuto un terremoto devastante come quello che è successo a te ( solo uno senza conseguenze nel 1961 di cui conservo ancora vivo il ricordo)ma comprendo il tuo stato d'animo. Non so come spiegarlo e sembra assurdo ma da messinese è come se anch'io fossi stata una terremotata (del 1908 intendo) lo rivivo in quello che fù un tempo la mia città , nell'orgoglio di essere messinese, nella rabbia per ciò che abbiamo perso come comunità e come senso di appartenenza, nel rimpianto di non essere mai veramente rinati , nel sentirmi una che è stata defraudata dalla natura.Ricordo le parole dei miei nonni e parenti che il terremoto l'hanno vissuto e mai dimenticato con le perdite di persone care mai più ritrovate. E' per me come un archeotipo ;è come se risvegliasse in me qualcosa di sopito , rimosso da tanto tempo.Tutto ciò mi fa sentire e non lo dico per convenieza solidale con tutti voi e te in particolare.Auspico che troviate in voi la forza per lottare , per risorgere , per cercare di conservare il più possibile quello che siete stati e siete. Ne avete il pieno diritto e nessuno si può permettere di farvi sentire un peso.Tina

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  3. Ogni tua singola parola provoca una crepa alla corazza che ho costruito per dimenticare.... non sarà facile, e lo sai, ma il desiderio di rimettere insieme i cocci sarà la tua, la vostra adrenalina.... ci chiamavano i terremotati, con disprezzo e mi ferivano il cuore come pugnalate...ma è passata...

    Ricordo e succede ancora a distanza di anni di usare come unità di misura del tempo "prima del terremoto" e dopo del terremoto"... cicatrici che si rimarginano, ma restano eternamente indelebili...

    Non so se ha un senso ciò che ho scritto, ma l'ho fatto di getto....

    Tu abbraccio forte amica mia.

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  4. Anche io quoto Piperita! Redcats

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  5. c'ero anche io quella notte. vivevo a l'aquila da 2 anni ormai, ma la sentivo mia, mi sentivo parte di lei!studiavo li, è la città che mi ha ridato la vita...era diventata la mia vita stessa!la mia casa mi è crollata letteralmente addosso e sono viva per miracolo..ma capisco in pieno ciò che dici...gli sguardi della gente, gli sguardi si...specie delle persone che ami..si tramutano in pena e questo ferisce più di ogni altra cosa, e quello che ora mi sta uccidendo! mi chiedo se gesti d'amore sono davvero tali o dettati dalla pena. ma no, gli sguardi non sono più gli stessi...

    ricordi, sensazione che resteranno per sempre...ma il senso della perdita è quello più lacerante.

    rivoglio la mia vita, rivoglio la mia L'AQUILA!

    tornerà a volare alta ne sono certa ma ora mi manca in modo straziante...

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  6. Ciao Cris...ti abbraccio forte. Claudio

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  7. Le tue parole mi lacerano l'anima! E' tutto vero quello che esprimi, gli sguardi di pena e di accademica solidarietà sono il frutto di una esaltazione mediatica che ha voluto porre in cima alla piramide gente che ha compiuto solamente il dovere della solidarietà CIVILE, non teatrale ma dovuta; Il teatrino, l'avanspettacolo VOLUTO A BELLA POSTA, hanno reso questa immane tragedia motivo di autocelebrazioni!


    Amica mia, amica nostra, coraggio, spero che come te ce ne sia tanti là in quella terra, per dimostrare al mondo che lo spettacolo è finito e che la dignità e l'orgoglio prevarranno!

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  8. ..l'autenticità delle tue parole, la loro verità mi fanno piangere in silenzio per te, per voi...

    e ti lascio alcune parole prese da Rilke

    "salì a lui dalla terra, salì a lungo,

    nel tronco tacito fu taciturno,

    nel fiore chiaro si tramutò in fiamma.

    E preparò tutta un'astate il frutto

    nell'albero in travaglio notte e giorno,

    e si conobbe linfa che urge."


    S.A.

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  9. che dolore nelle tue parole

    ti abbraccio

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  10. La forza della vostra terra vi farà risorgere, certo il drago che continua a scuoterla continuerà a farvi paura, ma si convive anche con la paura e la vita prende un gusto diverso, più vero, più sincero.

    Auguri Elena, un abbraccio da Renata

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  11. quanto dolore nelle tue parole.

    come dice pyperita, continua a scrivere, farà bene a te a noi che ti aspettiamo a roma, quando puoi e quando vuoi.

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