domenica 24 gennaio 2010

augustus

Ieri ho partecipato a questo incontro. Molto interessante. C'era l'autore di questo libro che sto con molta, ahimè troppa, calma leggendo. Molti interventi, tutti condivisibili e sui quali discutere e confrontarsi. C'erano accanto a me, lei e lui. Il conforto di non sentirsi soli. Ve ne parlerò ancora. Per il momento vi lascio anche questo spunto di riflessione. E pure questo. Il metodo Augustus. Controllo e comando. Prove di dittatura. Anzi, un vero e proprio esperimento che noi stiamo subendo da nove mesi.
Scusate l'eccesso di link. Sono forse noiosa e ripetitiva ma questa è la mia vita e lo sarà per sempre. Non sono legata, non siamo legati a qualcosa di temporaneo, riferito all'immediato. E' presente e futuro. Mio, nostro, e delle generazioni a venire. Non riesco ad ignorare, a passare oltre.
Non posso, non voglio, non devo.


venerdì 22 gennaio 2010

Banda Bassotti?

Rispondo ai commenti del post precedente. Grazie. Prima di tutto grazie. Poi... No, non voglio chiudere il blog. Vorrei solo che scrivesse anche chi pensa che i terremotati dell'Aquila abbiano rotto le scatole. Vorrei commenti critici. Seccati, scocciati. Annoiati. Li vorrei, 'sti commenti, non per fanculizzare qualcuno ma solo per capire e cercare di far capire, nel rispetto dell'altrui opinione, quello che ci sta succedendo. Senza pietismi e pianti. Senza geremiadi e rancori. Grazie ancora. Un abbraccio speciale a Tina. Lei ed io ci conosciamo poco. Ma quanto basta per capirci.












Lui all'Aquila, in una scuola poco lontana dalla mia. Non servono commenti. Mi chiedo e se fosse venuto nel mio M.U.S.P.? Quando è venuto Bertolaso ho latitato. Impossibile fare la groupie, difficile fare l'oppositiva. Mi sono data, ecco. Quando vado ad assistere a qualche concerto e c'è lui, Berti, tra il pubblico, il clima è da stadio... Guido Guido!!! acclamano le donne. E si calpestano per farsi fotografare con lui.
Non ho parole. Non ci sono parole.

sabato 16 gennaio 2010

stasera è così




Sono un po' stanca. E depressa. Pure infelice. E alquanto triste.
Ma poi mi risollevo. Alzo la testa... Dormo sotto un tetto, no? In un letto con le lenzuola. Sono perfino riuscita a recuperare le mie, di lenzuola Non pago le tasse. Sono stata in albergo. Sulla costa!
Che cazzo desiderare di più?
Siate sinceri, dai. Basta mentire. Tutte le menate sugli aquilani terremotati vi hanno rotto, giusto? Ditelo. Chè a me 'sto blog inizia a pesare. Come una coscienza sporca.

Ed io so quanto sia immacolata la mia disperazione.

venerdì 8 gennaio 2010

passando da me




Il centro storico dell'Aquila non è formato da quattro chiese e due piazze. E' un centro grande, ricco di rare bellezze artistiche e architettoniche. In centro, oggi, si può andare dalla Villa Cominale ai Quattro Cantoni e girare poi verso la chiesa di S.Bernardino. Duecento metri di corso, tra puntellamenti e transenne. Si può bere un calice da Ju Boss e un caffè nel bar Nurzia. Stop. Alla faccia di chi afferma che il centro è aperto con le sue attività. Non c'è altro, lì, solo crolli e macerie. Niente e nessuno. le chiese sono tutte gravemente danneggiate. I palazzi antichi a pezzi. Dalle finestre si vede, verso l'interno, il vuoto. Dai portoni si intravedono gli antichi cortili colmi di macerie. Tetti sfondati, muri spezzati. Venite, vi porto a vedere. Il centro storico è il cuore della zona rossa. Fanno parte della zona rossa, oltre a 'sto centro massacrato, quartieri limitrofi. Tutta la zona intorno alla Villa Comunale, tutta la zona intorno a via Campo di Fossa, a via S.Andrea e via XX Settembre. Il quartiere Villa Gioia,  Borgo Rivera, il rione più antico dell'Aquila, quello delle 99 Cannelle, per intenderci. E ancora, tutta la zona adiacente viale Giovanni XXIII e viale Duca degli Abruzzi. Tutta la zona intorno a via Roma. Il quartiere Banca d'Italia e il quartiere S.Croce. Tutto inagibile, tutto chiuso, tutto fermo. La zona rossa confina con i quartieri dell'immediata periferia. Uno di questi si chiama S.Barbara. Io abitavo lì. Sorto negli anni sessanta, si era sviluppato nei decenni successivi. ora è tutto completamente inagibile. Le case son tutte E. La mia è una di quelle ridotte peggio. Confina, S.Barbara, con Santanza, anche questo sorto negli anni sessanta. Ottomila abitanti in tutto. Famiglie non giovanissime, molti studenti. Al centro, un quarto d'ora camminando. Venti minuti passeggiando. Cinque bar, tre ristoranti, due tabaccherie, una pescheria, un fruttivendolo. E una pasticceria, due supermercati, due macellerie, un negozio di pasta all'uovo, uno di prodotti gastronomici locali, uno di prodotti rumeni. E poi, un fotografo, una merceria, un fioraio, una fumetteria, due noleggio video, uno di articoli da regalo e uno di articoli sportivi. E ancora, tre parrucchieri e un barbiere, tre negozi di abbigliamento, uno di calzature, tre lavanderie. E una sarta, un tecnico radiotv, un negozio di telefonia e due di tende. Una sanitaria, una farmacia. Un negozio di articoli da sposa, uno di caccia e pesca, una ferramenta e un bazar. Due edicole. Le edicole sono in sede. Anche la ferramenta. Come uno dei supermercati, una parrucchiera, Il fruttivendolo ha montato un container, come uno dei macellai, un tabaccaio e la farmacia. Un parrucchiere e la merceria hanno aperto altrove. Degli altri... non ho notizie. C'erano due scuole dell'infanzia, una scuola primaria e un asilo nido privato. Le prime due hanno riaperto, il cinque ottobre, ammassati in un M.U.S.P. L'asilo nido è scomparso. Gli abitanti sono vivi, tranne la vecchina che abitava vicino la mia scuola. Ma nessuno può rientrare in casa e le case, quelle, invecchiano ogni giorno che passa. Tra una crepa e una lesione vanno, pian piano, in disfacimento. Di notte tutta la zona fa paura. Buio e macerie disegnano un paesaggio spettrale. Qualche cane impaurito e affamato attraversa la strada. Le finestre aperte nel vuoto, le tavole che chiudono i primi piani sventrati.
Ma tutto va bene, no?, nella città del miracolo italiano.
Maledetto miracolo italiano.

mercoledì 6 gennaio 2010

ho poco da aggiungere...











Alla fine del secondo video, si vede il mio quartiere. Ve ne parlerò. Grazie sempre a tutti.

martedì 5 gennaio 2010

di case e casette

Un solo commento al post precedente. Mmh, lo sapevo, dovevo completarlo ma faccio sempre fatica, tra tempo e il resto. Cavolo, avrà pensato qualcuno, gli hanno fatto le case in pochi mesi, a 'sti aquilani, cosa cavolo cercano, ancora? Pensate a quelli che, prima di voi, hanno passatto anni nelle baracche. Vabbè. Allora. Il terremoto, la scossa forte, era nell'aria. La statistica, il radon, tante cose non ci facevano presagire nulla di buono. Dopo la scossa del 30 marzo, il sindaco Cialente inviò un telegramma alla presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile), al governatore della Regione Gianni Chiodi, all'assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati e alla Prefettura dell'Aquila, chiedendo lo stato d'emergenza e segnalando i danni. Si riunì la Commissione grandi rischi che si affrettò a rassicurare la popolazione. Ci mandarono, dunque, a morire. Fortuna, se tale si può chiamare, volle che la scossa tremenda arrivò alle 3.32. Se fosse avvenuta durante il giorno, i morti sarebbero stati migliaia. E questo B&B lo ammisero, dopo qualche settimana. Ammisero che  al telefono, qualcheminuto dopo il sisma, avevano calcolato tremila morti. Berlusconi parlò subito di new-town. Tra una barzelletta e l'altra, mentre ancora si scavava per cercare superstiti. Ne parlò subito, troppo presto. Difficile pensare che il tutto non fosse già stato ideato e progettato. Debole, troppo debole, lìopposizione degli amministratori locali. Il progetto C.A.S.E. partì. Su questo scellerato progetto si potrebbe scrivere a lungo. Lo scempio edilizio, l'impatto ambientale. Appalti, subappalti e compagnia bella. Vorrei soffermarmi solo sul "perchè no" di tanti aquilani alle casette. Casette, qui le chiamano così. E sul perchè tanti aquilani avrebbero voluto i container. Da subito. perchè la popolazione è stata divisa subito, tra alberghi e tende. Perchè questo divide et impera ci ha divisi non solo geograficamente ma dentro, affettivamente, mentalmente. Ideologicamente. Perchè tendopoli ed alberghi son costati (e nei secondi alloggiano ancora ventimila persone) moltissimo. Cinquanta euro al giorno pro capite gli hotel, sessanta le tende (sembra strano ma è così). Perchè questi soldi e quelli delle famigerate casette si sarebbero potuti usare per la ricostruzione. Le casette son costate tremila euro al mq. Fatevi un po' di conti. I container sarebbero costati un decimo. Saremmo stati vicini, non ci saremmo dispersi, nè logisticamente nè affettivamente. Ed insieme avremmo potuto ritrovare la speranza, la voglia di ricominciare. Di lottare per la nostra città. Affievolite, ora, troppo spesso, tra una lavatrice e una bottiglia di spumante. Qualcuno penserà che cavolo, hanno avuto 'ste casette, si lamentano pure per qualche inconveniente. E no. Non sono inconvenienti. Pian piano le casette stanno andando a pezzi. E son case che son costate tremila euro al mq. Se ci sono, 'sti problemi, vuol dire che si è costruito male. Vuol dire che i soldi sono stati male utilizzati. I soldi per la ricostruzione, non per la costruzione. I soldi per sistemare le case che c'erano, le case che ci hanno permesso, malgrado tutto, di uscire indenni. I soldi, ripeto, delle donazioni. Delle vostre donazioni. I vostri soldi.
Ecco perchè 'ste casette ci fanno orrore.
Volevo, invece di questo, scrivere un post sulla situazione dell'Aquila oggi. Sul mio quartiere, ad esempio. Oggi disabitato. Completamente disabitato. Volevo scrivere di cinquanta attività commerciali che c'erano, nel mio quartiere, e che non ci sono più. Sparite. Come sono spariti i suoi ottomila abitanti. Un quartiere che confina con la Zona rossa. La Zona rossa comprende il centro storico e alcuni quartieri limitrofi distrutti. La Zona rossa è chiusa. Off limits.
Lo farò la prossima volta. Occhi permettendo.