Vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino. -Silone-
mercoledì 5 dicembre 2007
Fino a quando?
Sono le parole pronunciate dal consigliere leghista Giorgio Bettio, durante il consiglio comunale a Treviso, per appoggiare la richiesta di metodi più duri contro gli stranieri che vivono lì.
E continua "Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari".
Ora sembra che si sia scusato e che abbia lasciato la politica.
La comunità israeliana, offesa, intende quererarlo.
Il presidente dell'ANPI protesta indignato e chiede l'intervento della procura.
Sconcerto in Parlamento mentre la notizia fa il giro del mondo con France Presse.
Contro i nazisti vi sono delle leggi.
Sarebbe giusto applicarle.
domenica 2 dicembre 2007
Perchè l'omofobia
Stamattina, però, mentre preparavo il pranzo, ho acceso su Raitre.
Il programma era Racconti di vita, condotto da Giovanni Anversa e il tema del giorno era "Perchè l'omofobia".
Non sono riuscita a seguire tutta la puntata ma sono rimasta sconvolta dalle frequenti aggressioni ad omosessuali.
Aggressioni fisiche e verbali. Aggressioni isolate e in locali pubblici, in città del nord e del sud. Aggressioni avvenute davanti a persone silenziosamente indifferenti e, quindi, complici.
Francamente, non mi aspettavo questa escalation di violenza nei confronti di persone gay e son rimasta turbata dalle testimonianze portate.
Come e perchè può accadere che in una pizzeria, due trentenni aggrediscano un gruppo di persone (gay) che stanno parlando dei fatti loro, prima verbalmente, poi fisicamente?
E che 'sti due vengano spalleggiati da altri avventori, tra battute e risatine, senza che nessuno reagisca e/o protesti?.
E che il proprietario si rifiuti di chiamare la polizia e che, alle rimostranze degli aggrediti, risponda "Non venite più, meglio, così non rompete più i coglioni!"?
Ma quanti passi indietro stanno facendo le nuove generazioni, visto che gli aggressori son sempre giovani?
Ma davvero i gay fanno così paura?
E perchè?
giovedì 29 novembre 2007
Il coyote, anzi, la stella..
Qualcuno di voi ricorda questo brano di Lucio Dalla?
Pure Dalla, come Vecchioni, mi piace poco, ma quando collaborava con Roversi, vennero fuori storie mitiche.
Come 'sto pezzo qui, del 1973.
Una favola, un sogno, un elogio della fantasia.
A me, però, la stella che muore, dichiarandosi spenta, mette una cavolo di tristezza da piangerci su.
Non capisco perchè vado a pescare 'sti pezzi di autori che non amo particolarmente e mi ci faccio pure male.
E fa freddo. E piove. E forse nevicherà.
Il coyote
La gara è fra il coyote e una stella
a chi sa e vuol raccontare
il gruppo più fantastico di storie
che si possa ricordare
ma mentre il coyote è
un mancatore di parola e un mentitore
la stella che cadente è la più bella
con la coda che si muove con splendore
e su una pietra i due stan nel fuoco della notte
a raccontarsi a turno con le voci calde o rotte
la stella parla adagio e il coyote grida forte
buttati in questo gioco, per chi perde c'è la morte.
Ma col passar del tempo
la stella fa fatica a raccontare
e invece le parole del coyote corrono
come acqua di un fiume verde verso il mare
e mentre passa il vento o in alto o un'aquila si desta
e carica di voci, luci è tutta la foresta
la notte passa il cielo è rosso di mattina
finisce questa gara incominciata dal destino.
La stella allora si dichiara spenta e muore
ed ora è un pugno di cenere il suo splendore.
Perché vince il coyote
il racconto non lo dice ma lo lascia immaginare
la vita è fantasia, è coraggio,
è lotta dura con la voglia di inventare
e se la stella con la coda tante storie raccontava,
la fantasia del coyote col suo fuoco la bruciava
e poi faceva ascoltare l'erba crescere sulla mano
e il grido della risacca di un prossimo uragano
domenica 25 novembre 2007
Ieri, a Roma...
Ieri a Roma le donne hanno manifestato contro la violenza.
Mi sarebbe piaciuto esserci.
Oggi le polemiche sulla scelta di separatismo, sull’allontanamento forzato di maschi e di donne parlamentari.
Trent’anni fa non avrei avuto dubbi. Sarei stata d’accordissimo. Ora ho dei dubbi. Ma sono dubbi, non certezze. E più ci penso e più mi confondo.
Perché gli uomini accanto alle donne contro la violenza sessista? Per lavarsi la coscienza dai sensi di colpa o per prendere coscienza e assumersi delle responsabilità?
Non lo so. Mi sarebbe piaciuto, però, che ieri, nel corteo, ci fossero stati i miei figli, accanto alle loro coetanee. Per iniziare a discutere, a capire, a cambiare.
Mi viene in mente una frase non mia, ma a me molto cara:
"Non tornare mai indietro, a meno che non sia per prendere la rincorsa"
e cerco di contestualizzarla.
Non è facile, però.
Soprattutto se ripenso ad una bambina pelle e ossa, con i capelli corti, vestita con abiti dismessi.
Che non vuole tacere.
Che non voglio far tacere.
venerdì 23 novembre 2007
Figlio... figli...
Non mi piace particolarmente Roberto Vecchioni ma trovo che alcuni suoi testi tocchino le corde giuste.
Purtroppo.
Questo è uno dei brani che amo di più.
Dolorosamente.
Figlio chi t'insegnerà le stelle
se da questa nave non potrai vederle?
Chi t'indicherà le luci dalla riva?
Figlio, quante volte non si arriva!
Chi t'insegnerà a guardare il cielo fino a rimanere senza respiro?
A guardare un quadro per ore e ore fino a avere i brividi dentro il cuore?
Che al di là del torto e la ragione contano soltanto le persone?
Che non basta premere un bottone per un'emozione?
Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio
luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio
dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio
soffocato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
disperato figlio, figlio, figlio.
Figlio chi si è preso il tuo domani?
Quelli che hanno il mondo nelle mani.
Figlio, chi ha cambiato il tuo sorriso?
Quelli che oggi vanno in paradiso.
Chi ti ha messo questo freddo nel cuore?
Una madre col suo poco amore.
Chi l'ha mantenuto questo freddo in cuore?
Una madre col suo troppo amore.
Figlio, chi ti ha tolto il sentimento?
Non so di che parli, non lo sento.
Cosa sta passando per la tua mente?
Che non credo a niente.
Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio
luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio
dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio
spaventato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
disperato figlio, figlio, figlio.
Figlio, qui la notte è molto scura,
non sei mica il primo ad aver paura;
non sei mica il solo a nuotare sotto
tutte due ci abbiamo il culo rotto:
non ci sono regole molto chiare,
tiro quasi sempre ad indovinare;
figlio, questo nodo ci lega al mondo:
devo dirti no e tu andarmi contro, tu che hai l'infinito nella mano
io che rendo nobile il primo piano;
figlio so che devi colpirmi a morte e colpire forte.
Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio
luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio
dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio
calpestato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
adorato figlio, figlio, figlio.
Dimmi, dimmi, dimmi cosa ne sarà di te?
Dimmi, dimmi, dimmi cosa ne sarà di te?
Dimmi cosa, dimmi cosa ne sarà di me?
mercoledì 21 novembre 2007
In palestra
Venerdì pomeriggio, 16.30, entriamo in sala per la lezione. Arriva una nuova adepta.
Dai 40 ai 45 anni, minuta, carina, biondina un po' slavata, molto semplice e sobria. Fuseau, canotta, scarpette d'ordinanza.
Un po' sconclusionata nei movimenti ma, porella, era alla prima volta ed è così per tutte.
Spogliatoio. Doccia. Tutte in accappatoio, o anche senza, tanto siam tutte donne ecchissenefrega, si chiacchiera, ci si mette la crema per il corpo (cosa che a casa non faccio mai ma lì mi sembra un dovere e un piacere chè nessuno bussa alla porta del bagno il telefono non squilla e il citofono vivaddio non c'è) e rivestimenti vari tra dove ho messo le mutande ho dimenticato le calze ho perso le ciabatte..
La neo si riveste con calma dopo essersi data sul corpo una crema profumata che veniva voglia di chiedere che roba è dove l'hai comprata la prendo anch'io ma non lo fai perchè o la spesa o la crema.
Poi tira fuori dal borsone un laccetto per capelli. No, non si raccoglie i capelli. Ci infila i piedi, prima uno e poi l'altro. Con la coda dell'occhio capisco che è un invisibile (ed invidiabile) perizoma. Nero, of course.
Con altrettanta naturalezza indossa un reggiseno di uguale consistenza che però trasforma il suo seno standard leggermente sotto gravità in una foto da calendario.
Mentre giovinette e babbione, meschine, ci affanniamo con calzettoni, canotte, lacci vari di scarpe rasoterra che ci mancano solo le pancere, lei inguaina le gambe in un paio di velatissime autoreggenti che neppure in pubblicità.
Allora mi faccio attenta.
Minigonna nera con spacchetto dietro, giacchina strizzata e scarpe con tacchi altissimi e punte a spillo. Come i tacchi. Tutto a spillo, 'nsomma. Tutto nero.
La bella, più alta di una spanna, sparisce verso gli specchi, portandosi dietro trousse e phon.
In cinque minuti compare perfettamente truccata. Capelli lisci e perfetti, occhi da bambola, rossetto rosso fuoco.
Una strafiga.
L'ho invidiata, ma di invidia pura. Non cattiva. Giuro. Un' invidia pura ma delicata. Soave. Romantica. Quasi materna. Oh, un'invidia qualunque, vabbè, ma non malevola, chè è pure simpatica, la tizia.
Ho avuto tre pensieri. Di seguito. A raffica.
1. Ho cercato di immaginare come ci ci possa sentire ad essere così gnocche. E non mi è venuto in mente nulla.
2. Ho pensato che se non avessi visto la trasformazione (che poi non ha fatto granchè, ma lo ha saputo fare...) non avrei potuto mai riconoscerla se l'avessi incontrata, chessò, al supermercato. Forse lei mi avrebbe salutato e io avrei pensato boh e chi la conosce questa sarà una delle colleghe di mio marito che lavorano in ufficio beatalloro e non devono mica, le stronze, andare a scuola vestite come per calarsi in trincea.... e lì il pensiero avrebbe preso altre strade. Vabbè, lasciamo stare..
3. Autodomanda del piffero. Cosa va a fare lei nel supermercato?
E altrove, dove mai avrei potuto incontrarla?
In palestra, appunto, dove si vedono cose che voi umani non potete neppure immaginare....
I miei complimenti, comunque, alla signora in questione.
Sinceri. E pure un po' invidiosetti, diciamolo...
Anzi, l'avevo già detto.
sabato 17 novembre 2007
Micio Nero dice che...
L'umana che, come al solito, digita qui seduta, ha pensato bene di porgervi questa piccola proposta di lettura.
Il libro in questione sarebbe Storie di animali e di altri viventi, di Alberto Asor Rosa.
Pa, l'autore, no?, ha scritto all’inizio di questo libro: ”Tutti gli episodi di questa storia sono rigorosamente reali ma nessuna delle voci parlanti accetterebbe di riconoscervisi”. Ha fatto bene a precisare.
Anch’io, come lui, preferisco la comunicazione telepatica a quella verbale, intendendo come telepatia qualunque comunicazione che prescinda dai sensi, non solo dalla parola. Appunto. Per farci conoscere, però, dovevo usare la parola.
L’ho fatto, un po’ malvolentieri.
Io sono Micio Nero.
E se avrete la pazienza di prendere in mano questo libro, conoscerete me, la cana Contessa (guai a chiamarla cagna, si rivolterebbe… leggete e saprete perché…), il mio Pa e la mia Mo, che per Contessa sono, rispettivamente, Po e Ma (gli umani di casa, insomma) e saprete come da villa Torlonia o giù di lì, son finito… in un altro posto, vicino alla libertà universale.
Quattro esistenze, le nostre, che si sono incontrate per caso o quasi, ma che l’amore ha reso entità, superando divisioni e distinzioni della specie…..” e tutti nel silenzio saremo più uguali!”
Non aggiungo altro, sono faticose le parole, sono poche e poco efficaci.
E poi Contessa mi guarda con il muso poggiato sulle zampe anteriori, aspettando che io finisca per andare incontro al nostro Nirvana quotidiano, il sonno, ai piedi di Pa e Mo, oppure di Ma e Po, come li chiama lei, per tornare insieme verso quel dove non eravamo diversi.
Non voglio farla aspettare troppo.
Mi sono affaticato a sufficienza per meritare un po' di riposo al calduccio
Vado.
Buona lettura. E buona serata. E buona domenica. Miao. Soprattutto ai non umani con vibrisse.
