
Ringrazio, prima di tutto, le amiche e gli amici che, da più di un mese, mi sono accanto con commenti, sms, telefonate e mail. Mi scuso se non riesco a rispondere a tutti ma il tempo che ho per collegarmi è poco e non riesco a fare tutto quello che vorrei. Una risposta, però, la devo. E, data l'importanza che per me riveste questo argomento, non rispondo con un commento ma con un nuovo post. Il mio amico Pier ha lasciato questo commento ad un mio post precedente, quello relativo agli sciacalli della domenica. E' un commento molto profondo e merita, da parte mia, una riflessione. Per quanto, ahimè, sia possibile riflettere in certe situazioni. Pier scrive:
Ho letto le tue parole che mi hanno coinvolto, commosso e infine lasciato di merda a confrontarmi con la mia coscienza caduta in un profondo conflitto con se stessa. E ti spiego.
Come sai, oltre ai video io sono appassionato di fotografia e cerco sempre di raccontare "qualcosa" con le mie immagini, cerco sempre di far evocare qualcosa/qualcuno di emozionante in chi guarda un luogo o un volto che ho immortalato.
A volte ci riesco, molte altre faccio foto normali, banali, alla portata di qualunque fotografo della domenica, "mute".
Insomma, probabilmente se la tua città fosse stata meno lontana da Bologna, non ti nascondo che mi sarebbe "piaciuto" "interpretare" con la mia macchina fotografica l'attuale realtà tua e dei tuoi concittadini (perchè l'uomo disgiunto dai suoi luoghi di appartenenza non ha mai suscitato il mio interesse; vedi, per esempio, le mie numerose foto di Parigi dove rischio spesso di violare l'altrui privacy).
Insomma, allora, leggendo le tue parole mi son detto: ma se Elenamaria avesse visto uno (io) fotografare quei luoghi, che cazzo ne avrebbe potuto sapere delle mie motivazioni, dello spirito e dello scopo e del perchè stavo fotografando quel dolore? Mi avresti considerato uno di quei pezzi di merda in "gita fuori porta" la domenica e allora ecco che sono entrato in quel conflitto di cui parlavo all'inizio del post.
E non riesco a venirne fuori, non so cosa rispondermi, non so come mi "dovrei" sentire anche in questo momento in cui, dopo aver letto i tuoi pensieri da cui emerge uno stato d'animo inequivocabile, non riesco a dirmi "si, ciò che dice Elenamaria deve essere un punto fermo e inopinabile e se fosse successo a Modena no, non sarei andato".
Questo non riesco a farlo proprio.
Si, sono a disagio, ma sento di non avere nulla di cui vergognarmi nonostante, ripeto, leggere le tue parole è stato come subire un bombardamento.
E siccome ti stimo non voglio raccontarti quello che non sono.
Non è facile rispondere, conosco abbastanza Pier per sapere che non è affatto quello che definisco sciacallo, che possiede una sensibilità sincera ed onesta, che non si ferma al colpo d'occhio e neppure allo scatto e basta. Ci provo, però, perchè una risposta è davvero doverosa. Pier, scusami ma ti avrei scacciato. Se ti avessi visto fotografare la mia casa o una qualunque delle case dei miei concittadini, ti avrei scacciato in malo modo. E peggio ancora se ti avessi visto fotografare i miei concittadini mentre mangiano, si lavano, fumano, piangono, ridono nelle tendopoli o nei pressi delle loro case ferite. Accade, sì, posso testimoniarlo. L'ho visto. Fotografano anche i bambini che disegnano, le vecchie che recitanio il rosario, gli uomini che giocano a carte. Vabbè, potresti replicare, ma si può far questo per documentare, per testimoniare. Sì, certo, è vero. La documentazione, però, è, secondo me, un mezzo, non un fine. E il fine, Pier e chi legge, qual è? Regalare un brivido, una lacrima, un'emozione, una mezz'ora di insonnia, evocare qualcosa/qualcuno di emozionante in chi guarda un luogo o un volto? No. Il fine deve, dovrebbe, essere puntato a chi di quell'immagine è protagonista. Cerco di essere più chiara, chè mi sto incartando e dietro di me c'è chi aspetta. Se tu, che guardi quelle foto, le guardi per agire, partire, aiutare, muoverti in qualche modo, ha un senso. Ma se non si muove nulla, se operativamente non accade nulla e nulla cambia, beh, allora nulla ha senso. Anzi, la cosa mi fa proprio senso. Di emozionare le anime più o meno belle, francamente, me ne infischio. E, perdonami la citazione, ti stimo troppo per raccontarti quello che non penso.