mercoledì 20 maggio 2009

sweet home


 


Nella foto, dietro l'albero, si intravede la mia casa. L'ho trovata per caso, 'sta foto. E vorrei non averla trovata. Il balcone che si intravede in basso, il terzultimo dall'alto, nel palazzo giallo a sinistra, corrisponde alla stanza di mio figlio grande. In primo piano, nel palazzo centrale, il negozio di pasta all'uovo dove spesso compravo gnocchi o ravioli. Ora mi si dice che devo cercare un appartamento in affitto. Dove voglio. Una volta trovato l'appartamento devo portare il proprietario dalla protezione civile per registrare il contratto. A me viene da ridere. Trovatemelo, uno che venga a fare un contratto equo e solidale. Vi offro una cena. Anche due. Vi cucino gli gnocchi. Non comprati. Li so fare anch'io.

lunedì 18 maggio 2009

ed io vi chiedo


Un paio di giorni fa un'amica di web mi telefona  e, gentile e stupìta, mi chiede ma come, ancora non siete rientrati nelle case? Il giorno dopo racconto 'sta cosa ad un'altra amica che conosce L'Aquila e lei, un po' imbarazzata, mi dice che questa domanda se la fanno in molti, lì fuori. E che sono in molti a chiedersi perchè gli aquilani ancora non abbiano ricominciato. Allora io vi chiedo. Serenamente, pacatamente, senza nessuna vena polemica, giuro. Vi chiedo, per piacere, questo: come pensate che i miei concittadini stiano vivendo, cosa pensate che debbano/possano fare, come vi appare, dall'esterno, questa situazione? Ve lo chiedo perchè non riesco a capire cosa si possa provare dal vostro punto di vista. Siate sinceri, per piacere. Sinceri, schietti, senza sfumature, senza censure. Non dovete sentirvi imbarazzati, non pensate di mettermi in difficoltà, di offendervi. Non riesco, però, non posso andare avanti se non capisco cosa, da quelle parti, dalle vostre parti, sta avvenedo, sta passando. Voglio dire, io cerco di comunicare questo vissuto che non è solo mio ma non so dove... cade. Perchè non so cosa accade dalla vostra parte.


Quella in alto è una foto di via Roma. Sulla destra c'è palazzo Carli, sede storica dell'Ateneo. Chi ha frequentato l'università all'Aquila lo ricorda. Ai miei tempi in alto, dove ci sono i balconi, c'era la facoltà di fisica. Ricordo grandi discussioni, in quei locali, su scienza e ideologia. Ricordo le assemblee nell'aula uno, le occupazioni, la vita. In fondo si intravede piazza Palazzo con l'inizio dei Portici del Liceo. Il centro è così, più o meno. I palazzi son caduti. Come le chiese, le scuole, gli uffici. Aspetto vostre risposte per poter andare avanti. Grazie.

sabato 16 maggio 2009

cosa farò domani?


 


Tornare all'Aquila. Come e quando. Gli aquilani, dunque. E il loro futuro. Ci sono gli irriducibili. Quelli che vivono nelle tendopoli o nei treni. Quelli che han messo la tenda o la casetta di legno in giardino. Quelli che vivono nei paesi, dove la tendopoli accoglie e conforta. Ci sono quelli che si fermeranno almeno un anno altrove. Perchè è presto per tornare. Perchè le scosse continuano. Perchè non ci sono scuole e settembre non è così lontano. E i figli in età scolare han bisogno di certezze. E ci sono quelli che non torneranno più. Famiglie con figli adulti, che si stanno laureandio o inserendo nel mondo del lavoro. Genitori ad un passo (o due) dalla pensione che vogliono avviare i figli ad una vita altrove. Ci sono, infine, quelli come me che ancora non sanno cosa fare. Che cambiano idea ogni giorno, combattuti tra la nostalgia e la paura, tra la speranza  ela disperazione, tra il desiderio e l'urgenza.  Perchè L'Aquila, la vita all'Aquila, ora, mi fa paura. Perchè è una città in coma. Perchè non c'è nulla. Perchè si incontrano solo uomini in divisa. Perchè c'è silenzio, sporcizia, desolazione. E temo che sarà così per molto, troppo tempo. Cosa faranno, lì, i miei figli, alla sera? Cosa farò io, lì, dopo il lavoro? Potremo uscire, incontrarci, salutarci e chiacchierare? E dove, se non esistono punti di aggregazione? Se lungo le strade ci sono interminabili file di automobili, se le piazze sono distrutte, se il centro è un cimitero, se la vita è sparita? Uno scenario che ha dell'apocalittico, quello della mia città. Ad ogni ora del giorno e della notte. Ed io non so cosa fare. Ed in molti non sappiamo cosa fare.

lunedì 11 maggio 2009

foto e terremoto


Ringrazio, prima di tutto, le amiche e gli amici che, da più di un mese, mi sono accanto con commenti, sms, telefonate e mail. Mi scuso se non riesco a rispondere a tutti ma il tempo che ho per collegarmi è poco e non riesco a fare tutto quello che vorrei. Una risposta, però, la devo. E, data l'importanza che per me riveste questo argomento, non rispondo con un commento ma con un nuovo post. Il mio amico Pier ha lasciato questo commento ad un mio post precedente, quello relativo agli sciacalli della domenica. E' un commento molto profondo e merita, da parte mia, una riflessione. Per quanto, ahimè, sia possibile riflettere in certe situazioni. Pier scrive:


Ho letto le tue parole che mi hanno coinvolto, commosso e infine lasciato di merda a confrontarmi con la mia coscienza caduta in un profondo conflitto con se stessa. E ti spiego.
Come sai, oltre ai video io sono appassionato di fotografia e cerco sempre di raccontare "qualcosa" con le mie immagini, cerco sempre di far evocare qualcosa/qualcuno di emozionante in chi guarda un luogo o un volto che ho immortalato.
A volte ci riesco, molte altre faccio foto normali, banali, alla portata di qualunque fotografo della domenica, "mute".
Insomma, probabilmente se la tua città fosse stata meno lontana da Bologna, non ti nascondo che mi sarebbe "piaciuto" "interpretare" con la mia macchina fotografica l'attuale realtà tua e dei tuoi concittadini (perchè l'uomo disgiunto dai suoi luoghi di appartenenza non ha mai suscitato il mio interesse; vedi, per esempio, le mie numerose foto di Parigi dove rischio spesso di violare l'altrui privacy).
Insomma, allora, leggendo le tue parole mi son detto: ma se Elenamaria avesse visto uno (io) fotografare quei luoghi, che cazzo ne avrebbe potuto sapere delle mie motivazioni, dello spirito e dello scopo e del perchè stavo fotografando quel dolore? Mi avresti considerato uno di quei pezzi di merda in "gita fuori porta" la domenica e allora ecco che sono entrato in quel conflitto di cui parlavo all'inizio del post.
E non riesco a venirne fuori, non so cosa rispondermi, non so come mi "dovrei" sentire anche in questo momento in cui, dopo aver letto i tuoi pensieri da cui emerge uno stato d'animo inequivocabile, non riesco a dirmi "si, ciò che dice Elenamaria deve essere un punto fermo e inopinabile e se fosse successo a Modena no, non sarei andato".
Questo non riesco a farlo proprio.
Si, sono a disagio, ma sento di non avere nulla di cui vergognarmi nonostante, ripeto, leggere le tue parole è stato come subire un bombardamento.
E siccome ti stimo non voglio raccontarti quello che non sono.


Non è facile rispondere, conosco abbastanza Pier per sapere che non è affatto quello che definisco sciacallo, che possiede una sensibilità sincera ed onesta, che non si ferma al colpo d'occhio e neppure allo scatto e basta. Ci provo, però, perchè una risposta è davvero doverosa. Pier, scusami ma ti avrei scacciato. Se ti avessi visto fotografare la mia casa o una qualunque delle case dei miei concittadini, ti avrei scacciato in malo modo. E peggio ancora se ti avessi visto fotografare i miei concittadini mentre mangiano, si lavano, fumano, piangono, ridono nelle tendopoli o nei pressi delle loro case ferite. Accade, sì, posso testimoniarlo. L'ho visto. Fotografano anche i bambini che disegnano, le vecchie che recitanio il rosario, gli uomini che giocano a carte. Vabbè, potresti replicare, ma si può far questo per documentare, per testimoniare. Sì, certo, è vero. La documentazione, però, è, secondo me, un mezzo, non un fine. E il fine, Pier e chi legge, qual è? Regalare un brivido, una lacrima, un'emozione, una mezz'ora di insonnia, evocare qualcosa/qualcuno di emozionante in chi guarda un luogo o un volto? No. Il fine deve, dovrebbe, essere puntato a chi di quell'immagine è protagonista. Cerco di essere più chiara, chè mi sto incartando e dietro di me c'è chi aspetta. Se tu, che guardi quelle foto, le guardi per agire, partire, aiutare, muoverti in qualche modo, ha un senso. Ma se non si muove nulla, se operativamente non accade nulla e nulla cambia, beh, allora nulla ha senso. Anzi, la cosa mi fa proprio senso. Di emozionare le anime più o meno belle, francamente, me ne infischio. E, perdonami la citazione, ti stimo troppo per raccontarti quello che non penso. 

giovedì 7 maggio 2009

mercoledì 6 maggio 2009

un mese


 


Un mese. E ancora non sembra reale, quello che è successo. Quella che vedete è una foto scattata vicino casa mia. Alle spalle della casa crollata c'è, c'era, la mia scuola. Nella casa crollata abitava una vecchina che aveva un cagnetto zoppo. Era un po' bruttino, quel cane, ma aveva lo sguardo amoroso e tenero. Spero che ora sia con la sua amica, che vedevo tutti i giorni passare vicino alla scuola. In una mano il carrello della spesa, nell'altra il giunzaglio. Ora, chissà, le sue mani saranno libere di accarezzare il suo amico peloso dalla buffa andatura.


Vi abbraccio, vi penso. Non vi dimenticherò.

sabato 2 maggio 2009

sciacalli

Stronzi. Inizio così, chi si scandalizza, chi ha l'anima pura e lo sguardo candido, chi ha le orecchie di cristallo e la puzza sotto il naso,si allontani. Grazie. Stronzi, dunque. Mi rivolgo a voi, anche se so che non leggerete. Forse qualcuno sa chi siete e mi piacerebbe che vi facesse leggere 'sto post o che ve ne parlasse. Dunque, stronzi. Parlo di voi, sciacalli della domenica. Che partite dopo aver mangiato fettuccine e abbacchio. Magari nella trattoria del sor Nando o der Patata. Dopo il caffè e il limoncello, tutti all'Aquila. Voi, le vostre stronze donne, i vostri figli stronzetti. A fotografare e a farsi fotografare tra le macerie. Idioti, pezzi di merda, teste di cazzo. Porci. Che è pure un complimento. E dopo il casello, vai con le foto... Così, tanto per assaporare un po' di sfacelo, di puzzo di morte. E poi risalire in macchina e tirare un sospiro di sollievo, accendere lo stereo e dimenticare. Stronzi. Voi e le vostre merdose famiglie. Ieri, vicino casa, all'Aquila, non so quanti ne ho scacciati, di stronzi come voi, minacciando di chiamare i carabinieri. Epperchè? Chiedevano. Annoicedispiace. Perchè siete pezzi di merda. Ecco perchè.  Perchè fate schifo e meritate solo disprezzo. Perchè che cazzo ne so chi siete, schifosi, forse sciacalli che vengono a fotografare le case sventrate per poterci entrare di notte. Con le vostre luride donne  ei vostri figli imbecilli. Maledetti. Che poi, cazzo, voglio dirvi una cosa. Sorridendo. Ma perchè spendere in benzina e autostrada per vedere le macerie? Che possiate vederle presto. Quelle delle vostre case, intendo. E vi giuro che non verrò a fotografarle, no. Farò in modo, anzi, che possiate piangere da soli, davanti alle rovine della vostra città. Lo giuro.Verrò a sorvegliare il vostro dolore.