giovedì 7 maggio 2009

mercoledì 6 maggio 2009

un mese


 


Un mese. E ancora non sembra reale, quello che è successo. Quella che vedete è una foto scattata vicino casa mia. Alle spalle della casa crollata c'è, c'era, la mia scuola. Nella casa crollata abitava una vecchina che aveva un cagnetto zoppo. Era un po' bruttino, quel cane, ma aveva lo sguardo amoroso e tenero. Spero che ora sia con la sua amica, che vedevo tutti i giorni passare vicino alla scuola. In una mano il carrello della spesa, nell'altra il giunzaglio. Ora, chissà, le sue mani saranno libere di accarezzare il suo amico peloso dalla buffa andatura.


Vi abbraccio, vi penso. Non vi dimenticherò.

sabato 2 maggio 2009

sciacalli

Stronzi. Inizio così, chi si scandalizza, chi ha l'anima pura e lo sguardo candido, chi ha le orecchie di cristallo e la puzza sotto il naso,si allontani. Grazie. Stronzi, dunque. Mi rivolgo a voi, anche se so che non leggerete. Forse qualcuno sa chi siete e mi piacerebbe che vi facesse leggere 'sto post o che ve ne parlasse. Dunque, stronzi. Parlo di voi, sciacalli della domenica. Che partite dopo aver mangiato fettuccine e abbacchio. Magari nella trattoria del sor Nando o der Patata. Dopo il caffè e il limoncello, tutti all'Aquila. Voi, le vostre stronze donne, i vostri figli stronzetti. A fotografare e a farsi fotografare tra le macerie. Idioti, pezzi di merda, teste di cazzo. Porci. Che è pure un complimento. E dopo il casello, vai con le foto... Così, tanto per assaporare un po' di sfacelo, di puzzo di morte. E poi risalire in macchina e tirare un sospiro di sollievo, accendere lo stereo e dimenticare. Stronzi. Voi e le vostre merdose famiglie. Ieri, vicino casa, all'Aquila, non so quanti ne ho scacciati, di stronzi come voi, minacciando di chiamare i carabinieri. Epperchè? Chiedevano. Annoicedispiace. Perchè siete pezzi di merda. Ecco perchè.  Perchè fate schifo e meritate solo disprezzo. Perchè che cazzo ne so chi siete, schifosi, forse sciacalli che vengono a fotografare le case sventrate per poterci entrare di notte. Con le vostre luride donne  ei vostri figli imbecilli. Maledetti. Che poi, cazzo, voglio dirvi una cosa. Sorridendo. Ma perchè spendere in benzina e autostrada per vedere le macerie? Che possiate vederle presto. Quelle delle vostre case, intendo. E vi giuro che non verrò a fotografarle, no. Farò in modo, anzi, che possiate piangere da soli, davanti alle rovine della vostra città. Lo giuro.Verrò a sorvegliare il vostro dolore.


giovedì 30 aprile 2009

quella terra è la mia terra

Mi nascondo dietro al pc, mentre guardo le foto della mia città. Ed ora, mentre scrivo. Sono stufa di far pena, di ricevere occhiate comprensive, di sentirmi addosso questo status di terremotata. Chè poi, quante storie. Siamo ospitati in albergo, lavoriamo con un orario ridotto, ci ricostruiranno le case. Che cavolo vogliamo? Gli sguardi, da solidali e pietosi, cominciano a diventare infastiditi e seccati. Vabbè. Era inevitabile. Voglio tornare a casa mia, tra la mia gente ferita, tra i miei monti. Voglio sperare che non sia tutto finito, voglio un progetto. No, non voglio aspettare con le mani in mano, o peggio con le mani tese. Ho bisogno, però, abbiamo bisogno, di uno strumento iniziale, di una piccola risorsa per non disperare. Di un posto, un prefabbricato, una casupola, qualcosa in cui vivere. E poi il resto, al resto, provvederemo. Ho voglia della mia scuola e dei miei alunni. Ho bisogno di vederli, di toccarli, di abbracciarli forte. Voglio, disperatamente, quelle strade, quelle case. Quelle macerie. L'Aquila è una maceria. Solo tre orrende chiese nuove si son salvate dallo scempio. Solo un paio di scuole sono agibili. I palazzi che accoglievano l'università, gli uffici pubblici, sono una rovina. Il centro quasi completamente distrutto. Interi quartieri della periferia sono da abbattere. Le case antiche dei paesi del circondario sono andate. Ma dobbiamo ricominciare. A partire da noi. Mi sento estranea, qui, ogni giorno di più. Le notti sono lunghe e insonni, i giorni privi di senso.  Ecco, spazio e tempo sono pressocchè privi di riferiemnto. Il tempo si divide tra prima e dopo. Lo spazio è lì e altrove. Tutto il resto non importa. Si ridefiniscono, stranamente, le relazioni interpersonali. Si ridisegnano parentele ed amicizie. Ci si allontana, ci si avvicina, in base a sentimenti nuovi, a nuovi vissuti e comunanze. Siamo così vulnerabili. E così duri. Non ricordo, di quella notte, tante lacrime. Ricordo il suono continuo di sirene ed elicotteri, ricordo la polvere, alta, sulle macerie. Ricordo i volti terrei, le bocche mute, gli occhi asciutti. E le braccia che si aprivano ad accogliere l'altro. Vedo, in televisione, i volti del mio sindaco e della presidente della provincia. Mai li ho sentiti così parte della mia vita, di me. Li conosco da anni, ci salutavamo, ormai, distrattamente, incontrandoci per caso. Ora mi commuove vederli, ascoltare le loro voci. Perchè rappresentano la mia gente, sono la mia gente, con pregi, difetti, debolezze. Con la sua forzae  la sua caparbietà. Voglio tornare.

martedì 28 aprile 2009

e ora?


 


"Dopo tante pene e tanti lutti, tante lacrime e tante piaghe, tanto odio, tante ingiustizie e tanta disperazione, che fare?"


da Fontamara di Ignazio Silone

giovedì 23 aprile 2009

con noi

Che poi qualcosa una deve pur scrivere. Per non perdere l'abitudine. Senza esagerare, però, con moderazione e cautela. Non per non appesantie l'atmosfera, no, fregassai, ma perchè di altri argomenti è rispetto tacere. Punto. Insomma. Son qui con i gatti. Tre gatti e due umani in una stanza di albergo. Neanche troppo grande, la stanza. E con balcone. Un balcone che comunica, attraverso un muretto, con i balconi delle altre stanze. Quel muretto del terzo piano che Nennella, percorre tutto, avanti e indietro. Una sorta di passeggiata sul cornicione che mi farà morire d'infarto. Incosciente. Margotta e Paolino, loro no, son bravi. Soprattutto il mio maschietto, che mi guarda con l'aria di dire io no, io non lo faccio, io sono buono, non voglio farti preoccupare. E grazie. Dopo quella notte, quando, mentre tutto cadeva, lo vidi sul davanzale della finestra del bagno. Lui, che mai era salito, neanche a finestre chiuse. E quando mi avvicinai, fece per scendere.. Non so come lo afferrai. Per la coda, per il collo, boh, supplicandolo di non farlo, di non lasciarmi così, con quel senso di colpa. E mio figlio che scendeva a cercare Nennella, gridando, mentre l'altro infilava Margotta nel trasportino, a scavare tra i calcinacci che continuavano a cadere. E la studentessa che si affacciava sulla porta, scalza, terrorizzata con il gatto in braccio e mi chiedeva ma i tuoi si son fatti la pipì addosso? E sì. Ho puzzato pre tre giorni di pipì di gatto ma vivaddio, era la pipì del mio Paolino. E tanti cani e gatti, con i terremotati. La mia amica A. che è tornata in casa a prendere Leo, il suo bellissimo micio. E il marito che è salito in soffitta  a prendere il trasportino. Ora non c'è più il solaio. E C. che, dopo tre giorni, ha recuperato la micia Trilli, affamata, sporca, impaurita. E i gatti della scuola sono lì. Nel giardino dove scendevo, sulla cuccia, solo macerie. La mia bella scuola. E adesso basta. Perchè non si può continuare.


A Chiara, Gianluca e gli altri piccoli, grandi eroi, un grazie infinito.

lunedì 20 aprile 2009

eccomi...

Eccomi. Scrivo da un pc della biblioteca di Roseto, dove siamo ospiti in un albergo. Avrei tante cose da dirvi ma il tempo è poco e poca anche la forza di farlo. Non ci sono parole per descrivere quello che è successo. Vi ringrazio e vi abbraccio tutti. Ad uno ad uno, come se vi avessi qui. E vorrei farlo davvero, Siete stati preziosi, non immaginate quanto, giuro. Vi stringo forte e grazie ancora. Vi voglio bene. Vi voglio un gran bene.