Si parla di emergenza rifiuti e facilmente ci si riempie la bocca di parole incomprensibili e incomprese, di giudizi tecnici che di tecnico non hanno nulla, di chiacchiere da bar dello sport, di commenti da autobus.
Sotto sotto c’è altro. C’è Napoli e c’è il rapporto ambiguo e complesso che tutti, politici, mezzi di informazione, opinione pubblica, gente comune, hanno, abbiamo, con questa città e con i suoi abitanti.
E’ successo a Napoli e solo lì sarebbe potuto accadere, ma se fosse capitato, che so, a Bologna? A Torino? A… Cuneo?
Michele Serra, giorni fa, su La Repubblica, paragonava l’emergenza dei rifiuti a Napoli all’alluvione di Firenze. Allora arrivarono a Firenze soccorsi da ogni parte d’Italia, si mobilitarono i giovani e non solo. Ed ora? ChI andrebbe con generoso entusiasmo a raccogliere la spazzatura di Napoli? Dove sono gli angeli del cassonetto?
I marciapiedi non sono Santa Croce, d’accordo, ma credo che il problema sia un altro. Sia proprio la difficoltà di rapportarsi in maniera serena con una città così difficile e con i suoi abitanti.
Io ce l’ho, ‘sta difficoltà, e ne colgo, dentro di me, tutti gli aspetti.
Amore e odio, attrazione e paura, trasporto e freddezza, simpatia e fastidio.
Sì, vabbè, i luoghi comuni, ma non sono solo quelli. Perché andare a Napoli non è andare in un luogo comune. Non è solo Mergellina, la pizza, i motorini con tre ragazzini, i vigili che si voltano e si accendono una sigaretta, una musica sparata a palla da un’autoradio, il Cristo velato o piazza Plebiscito.
Andare a Napoli è fare i conti con il desiderio di essere lì e di andare via, con il razzismo che si insinua sottile, con la passione che ti travolge improvvisa, con l’invidia e con la compassione.
Andare a Napoli è un po’ fare i conti con la propria coscienza.
Bisogna farlo se si è pronti ad accettare l’incomprensibile e a rispettarlo.
Io non ci vado da un po’, non sono pronta. Non riesco, come diceva Anna Maria Ortese, ad avere una vera misura delle cose. La mia diventa una visione dell’intollerabile che fa male, che fa paura, che allontana.
Napoli ha bisogno di cuori forti e di tanta lucidità.

