Erano mesi di scosse. Che dici, arriva la botta forte? Non scherzare, che arriva per davvero. E tu pensavi alle botte che stavi reggendo, ai colpi che ti erano arrivati all'improvviso o annunciati. Ma senza che l'annuncio ne attutisse la violenza. E aprivi gli occhi, di notte, pensando a quale, di quei colpi, facesse più male. A quale sostegno, a quale argine dare la priorità nel rinforzo. Chè bisognava irrobustire le difese, creare barriere massicce, alzare le palizzate. Pensavi, nel buio, qual era il dolore più forte e quello più aggredibile, da attaccare prima. Preparavi l'assalto e, contemporaneamente, la difesa e la resistenza. Pronta, poi, alla cura delle ferite, dei segni visibili ed invisibili. Preparavi, ingenua, una vera e propria strategia bellica. O clinica. Valutavi, verificavi, preparavi, organizzavi. Riuscivi pure a consolarti, ogni tanto ((mi condizionerei forse ringiovanirei e comunque ne uscirei non so quando non so come)). Sapevi di doverti difendere su tutti i fronti ma qualche sponda c'era. Due o tre cuori. Una casa. La lettura. Il piacere di uscire presto al mattino, a piedi. Non avevi considerato, nel tuo pianificare, un imprevisto. Che tanto imprevisto non era. Non avevi considerato quei trenta secondi. Dei quali hai raccontato tanto. E pure del dopo, hai raccontato. Tra dolore scoramento disillusione smarrimento e speranza. Ma non hai raccontato, chè te ne vergogni, di quanto tutto quel bel pianificare sia andato a farsi benedire. Di tutto quel lavoro perso. Argini franati, difese abbattute, barriere crollate. E ti svegli, adesso, sempre alla stessa ora. Le tre e mezza. E guardi l'ora nel cellulare sperando di aver rubato qualche minuto in più all' insonnia ma sai già che avrai l'ennesima sconfitta. E non te la prendi più di tanto, ci sei ormai abituata. Assisti, impotente, all'esibizione ostentata del tuo fallimento. Un fallimento così perfetto e unico che puoi solo rendergli onore. Non sei stata capace di opporti a nulla. Non ti è stato dato di opporti a nulla. Vai a raccogliere macerie e a liberare pietre antiche dalle erbacce, consapevole che le tue macerie invisibili te le porti sulla schiena curva e i pesi antichi che hai dentro nessuno potrà alleviarli. Sulla riva del fiume aspetti di veder passare il cadavere delle tue speranze. Gli sorriderai a labbra strette. Gli farai un cenno con la punta delle dita. Aspettami.
Che scema, avessi almeno imparato a nuotare come si deve.
@Valeria. Non mi sto colpevolizzando. Almeno questa volta no, per niente, ti assicuro.
RispondiEliminaRacconto lo stato delle cose.
Ma nn siamo, nn possiamo essere capaci di prevedere tutto e nemmeno di costruire argini immaginari contro l'ignoto...siamo solo così, perfetti ed imperfetti, nn sempre vinciamo ma tentiamo semplicemente di essere il migliore piccolo cespuglio sulla sponda del fiume.
RispondiEliminaUn abbraccio :)
"Non ti è stato dato di opporti a nulla".
RispondiEliminaÈ questa la verità, elena.
Ognuno di noi ha le proprie personali sconfitte.
Che spesso si trasformano in sogni nella notte, talvolta in incubi.
Ma è inutile flagellarsi in rimorsi.
Tra scosse metaforiche e scosse reali ti è crollato tutto ! La ricostruzione è lenta per le case , figuriamoci per le persone! Mi preoccupa molto sentirti così disperata , cerca di contare il più possibile su quelle cose in cui ancora credi! Redcats
RispondiEliminaCome ti avevo già detto in passato, è inutile rimuginare, purtroppo nella vita ognuno ha le sue tragedie. Ci si rimbocca le mani e si riparte.
RispondiEliminaMa si deve staccare la spina e pensare ad altro, per quanto possa sembrarti superficiale. Ti garantisco che ognuno di noi ha un terremoto, o un alluvione nel cuore, o un morto di cancro o di incidente, che vive sempre e comunque come un'ingiustizia. Tante cose non vanno come devono andare, tante cose sono ingiuste. Ma si volta pagina e si prova ad andare avanti.
Le case crollano, le navi affondano, le malattie uccidono, ma noi siamo ancora qui. Possiamo ricominciare da zero, pianificare di nuovo a partire da quell'imprevisto. Lo so che sono parole del cazzo, anche a me se le dicessero aggrotterei le sopracciglia come per dire "Questa non si rende minimamente conto".
Ti dico solo che se questo è un blog che tieni per sfogarti allora va bene. Ma spero vivamente che la tua vita non sia solo e sempre rivolta al passato. E con questo non intendo sminuire nemmeno una tua parola e meno che mai i tuoi sentimenti e il tuo dolore, per me inimmaginabili e che rispetto profondamente.
ecco Romins ti ha già detto - benissimo - tutto
RispondiEliminail tempo però ti aiuterà, ne sono sicura
quando ti leggo non riesco a trovare le parole giuste, che non risultino vuote o di circostanza...appoggio romins, un abbraccio
RispondiEliminaGiacché ho un pc decente tra le zampe mi dilungo in un commento, vorrei farlo più spesso ma la nostra work station è alla frutta e non ci consente alcune funzioni di splinder. Così, rimedio quando i nipoti mi lasciano le loro tastiere spaziali. Non sto a darti incoraggiamenti che mi sembrerebbero una presa per il culo né a commentare i propositi elettorali. Sai da sempre come la penso. Osservo tuttavia che tutte le tue parole, anche quelle più amare sono piene di vita e posso assicurarti che questo basta e avanza. Un grande abbraccio
RispondiEliminaDante
p.s. se hai tempo e voglia di farti due risate passa avedere come ho riciclato la vecchia tv