mercoledì 27 luglio 2011

di chiese, gru e gatti

Domenica sono entrata per la prima volta nella nostra cattedrale che si chiama S.Massimo il quale sarebbe il nostro patrono insieme a S.Barnardino da Siena. La basilica di S.Bernardino è molto bella e molto danneggiata. Ve ne parla qui il nostro storico Raffaele Colapietra che sembra un vecchio matto ma è un vecchio genio coltissimo che dell'Aquila conosce tutto e tutto è dire poco. L'interno lo potete vedere in questo video. S.Massimo si trova in piazza Duomo. La facciata fa da sfondo al nostro tendone dell'Assemblea Cittadina. Esternamente sembra che non vi sia successo quasi nulla ma bisogna entrarci. La navata centrale c'è ancora. Tutta scorticata e deteriorata. Il transetto non c'è più. Tagliato. Bombardato. Scoperchiato. Fa tutt'uno con l'adiacente cortile dell'Arcivescovado. In fondo a 'sto cortile si vede l'abside. O quel che resta dell'abside. Uno strazio infinito. Prima del transetto hanno eretto un muro in cartongesso o qualcosa del genere che chiude trasversamente. Quello che vi ho descritto, si vede attraverso due finestre di vetro alle quali sarebbe meglio non affacciarsi. Si vede attraverso le lacrime. Non vado matta per le cattedrali e neppure per le chiese in genere ma insomma vedere quello scempio fa male per davvero.
Stamattina sono passata dalle parti della mia vera casa. Pure lì il disastro è grande ma, a poche decine di metri da casa, c'è un palazzo dove hanno montato l'impalcatura. E ci sono pure due gru. Altissime. Bellissime. Grandiose. Sarei andata a baciarle, quelle gru. E ad accarezzare i tubi delle impalcature. E pure ad abbracciare gli operai che stanno lavorando. Non è la mia casa ma al pianterreno c'era il piccolo supermercato dove facevo la spesa giornaliera. Nel palazzo abitavano una collega e due mie ex alunne. Mi ha fatto impressione, mi ha commosso, mi ha toccato il cuore, quel cantiere. Ho proseguto senza fermarmi per andare dai gatti della mia scuola crollata che aspettavano le crocche e l'ho detto a loro, pure se non c'erano, che ero commossa e che prima o poi tornerò e sarà più semplice rifornirli di crocche e che non devono andar via perchè io non li lascerò mai. Gliel'ho detto. E piangevo
.
Mi hanno risposto, pure se non c'erano, che quel quartiere verrà tutto abbattuto.
Ho chiesto loro perdono.
Qui si tocca il fondo e ci si rimbalza.

lunedì 25 luglio 2011

i soldi e le case

Fuori dalle mura della mia città si pensa che cazzo vogliono 'sti aquilani hanno avuto le case e pure i soldi. Vabbè. Le case sono quelle del progetto c.a.s.e. Uno scempio ambientale, architettonico, economico come pochi. Credo di averne già parlato, in passato, e non torno sull'argomento. E comunque non tutti hanno avuto 'sti alloggi. Noi no. Per scelta. Come tante altre famiglie, paghiamo un affitto che è il doppio di quello che sarebbe stato prima del sei aprile. Non li hanno avuti, 'sti alloggi, i single, gli anziani. Eallora ancora c'è gente nella caserma della finanza e negli alberghi. Però ci sono alloggi vuoti, tra progetto c.a.s.e. e m.a.p. Perchè non sono stati assegnati? Nn ci è dato di saperlo. Come non sappiamo nulla riguardo i soldi delle donazioni e dei finanziamenti vari. Tutto gestito dalla protezione civile. Gli sms? Al consorzio Etimos che dovrebbe concedere prestiti alle famiglie e alle piccole imprese. Tramite alcune banche, il tutto gestito dalla Caritas. Sì, avete letto bene, le vostre donazioni tramite sms le gestisce la Caritas. Non ci sono piani di ricostruzione. Come sarà il centro storico? Mistero. Cosa verrà demolito, cosa verrà ricostruito, in centro storico? Altro mistero. E la periferia? Perchè non si iniziano le demolizioni, lì dove si deve? Perchè le case classificate E non possono ancora essere ristrutturate? La mia casa , appunto, una E. Danni strutturali. Un pilastro tagliato. Presentato il progetto un mese fa, dopo mille difficoltà. Chè il progetto sarebbe stato pronto molti mesi prima ma un'ordinanza dopo l'altra modificavano le norme. E il prezziario, e i tempi, e i moduli cambiati, e un accidente che li colga. Ora abbiamo saputo che, ancora una volta, è tutto  bloccato. Manca un modulo. Che ancora non è pronto. Perchè? E i danni aumentano. E i soldi si spendono per l'assistenza alla popolazione, per le messe in sicurezza, per i puntellamenti. Soldi che potrebbero essere spesi in maniera diversa, per permetterci di rintrare nelle nostre abitazioni. Politici, commissari e tecnici si rimpallano le responsabilità e noi continuiamo a vivere in questo limbo che puzza di inferno.


LA RICOSTRUZIONE MANCATA
(cliccateci, grazie)

domenica 24 luglio 2011

istante

Tutti voi ricordate Piero Welby. Ebbene, Welby era un credente e sua moglie chiese che venisse officiata una messa in un funerale cristiano. La Chiesa rispose di no. I massimi vertici della Chiesa si impegnarono a spiegare che chi muore suicida (tale dicevano fosse la posizione di Welby) non poteva godere del privilegio di un funerale religioso. Mario Cal si suicida e ha diritto a 'sti funerali in chiesa. Come ritengo sia giusto. E come fu per Gardini, prima di lui. Che ebbe i funerali celebrati addirittura da un cardinale. Dice che Cal si è ucciso d'istinto, in preda ad un raptus di un istante. Mentre Welby ha avuto la sfacciataggine di programmare la sua fine. Su tutti i giornali è scritto che, giorni addietro al suicidio, Cal chiese ad un suo collaboratore se quella pistola che possedeva sarebbe stata in grado di uccidere all'istante. Il significato di questa parola istante mi tormenta.

giovedì 21 luglio 2011

ODIO:





- le ferie obbligate d'estate
- il caldo
- il meteo
- l'ora legale
- le partenze intelligenti
- le vacanze intelligenti
- l'esodo
- il contro-esodo
- dove vai in vacanza?
- quando parti?
- i prendisole
- gli ombrelloni
- la sabbia
- i bambini sulla sabbia
- i perizoma sotto i pantaloni bianchi
- i ghiaccioli
- le sagre
- il lissio
- i balli di gruppo
- i balli latino americani
- i balli
- le cover band
- le cocomerate
- il condiriso
- il caso Parolisi
- Zucchero Vasco e Ligabue
- i turisti nella mia città

martedì 19 luglio 2011

insetti

Avendo avuto stamane un po'di tempo a disposizione in quanto impossibilitata ad uscire poichè priva di autovettura ( in ferie dal carrozziere per qualche giorno), ho curiosato in qualche blog amico o quasi amico. Ho notato, con immenso piacere, che, pur se per motivi diversi, le scatole non girano solo a me. Ed anche che si usa sfogarsi nel proprio blog, con risultati diversi ma quelli non dipendono da chi si sfoga ma da quello che succede. Allora mi sfogo anch'io chè 'sta cosa ce l'ho sullo stomaco da un po'.
Ai visitatori anonimi ma nomati. A quelli che mi conoscono personalmente e che vengono qui a curiosare senza loggarsi e senza lasciare MAI una traccia, un saluto, un'intenzione. A quelli che, pur conoscendomi, incontrandomi, salutandomi (a volte, non sempre) per strada, non fanno mai menzione con la sottoscritta me medesima di quella che considerano una scoperta. A quelli che si passano la voce storpiando pure il nome del blogghetto. E pure a te che te ne parlano e ci fai pure il vanitoso, col blogghetto mio...


Signori... andate a farvi fottere!
 



Naturalmente è esente dall'invito ad andare a farsi fottere chiunque passi di qui, lasciando o no traccia, chè mica è obbligatorio, caçarole! Parlavo di miei concittadini, ecco. Che se potessi gli bloccherei l'accesso.

mercoledì 13 luglio 2011

quando..




Tra l'indignazione, la rabbia, la stanchezza, l'amarezza, la delusione, ci accade, ogni tanto di sognare. Un'amica scriveva, giorni fa, cosa avrebbe fatto quando sarebbe potuta tornare a casa sua. Una festa di tre giorni, tanti amici, si mangia si beve si canta. Ed altri amici si aggiungevano alla discussione. Regali...liste di doni per le nostre case rinate e poi.. epoi...
Io no. Io non lo vorrò. Immagino, sognando disperata, quel giorno lontano, un giorno che forse non vedrò. Ma se mai dovesse arrivare quel giorno, tra anni, vorrei essere sola. Vorrei poter entrare in punta di piedi, in solitudine, in silenzio. Immagino un'alba di autunno. Le mie amate albe autunnali. Aprirò il portone, entrerò nell'androne e mi fermerò per prendere fiato. Poi quei venti gradini. Salirli in silenzio, lentamente. Infilare la chiave nella toppa ed entrare nella mia chiesa laica. Camminare lentamente, accarezzare le pareti bianche. Affacciarmi ad ogni finestra mordendomi le labbra. Mi stenderò sul pavimento guardando quel soffitto che anni prima mi era venuto incontro. Ritroverò gli angoli della mia vita, della vita della mia famiglia. Da sola, senza parlare. Ringraziando la mia casa per averci salvato la vita. Porterò con me una piccola pianta per farmi perdonare dalle tante piante morte nell'abbandono. Non vorrò nessuno, con me. Non ci sarà nulla da festeggiare. Abbraccerò le pareti che vidi ferite e le cui ferite sanguinano ogni giorno di più. Piegata su me stessa chiederò perdono al mio cuore mutilato.
Quando rientrerò nella mia casa.
Se accadrà.
Non parlatemi di chi mai più rientrerà in una casa. Ci sono parole per tutto, ma c'è qualcosa di veramente Sacro che le parole (le mie, poi) offenderebbero. Loro saranno con me. Tutti.

lunedì 4 luglio 2011

non aprite quella porta


 




Da mezzo secolo soffro di una fobìa che, con il tempo, va peggiorando, procurandomi nausea, ansia, tremore, batticuore, dolore alla bocca dello stomaco, perdita di appetito. L'ho chiamata chiavenellatoppafobìa. Mi prende, improvvisa e incontrollabile,appenna sento girare la chiave della porta di casa.
Iniziò che ero piccolina. Ancora dura. Peggiorando.