giovedì 4 novembre 2010

L'Aquila chiama Italia!




L’Aquila chiama Italia perché la ricostruzione dopo 18 mesi di promesse è FERMA.

L’Aquila chiama Italia perché aumentano solo disoccupazione e cassa integrazione.



L’Aquila chiama Italia perché chiede una legge organica sulla ricostruzione:  fondi  certi, restituire le tasse come è stato fatto per altre emergenze,



L'Aquila chiama Italia  perché già oggi stiamo ripagando i mutui sulle nostre case ancora distrutte.



L’Aquila chiama Italia perché ogni problema non può essere affrontato come un’emergenza da commissari straordinari



L’Aquila chiama Italia perché nel nostro Paese si investano risorse pubbliche sulla prevenzione e messa in sicurezza del territorio per evitare altre  tragedie.



L’Aquila chiama Italia perché alcune persone non possano più ridere sulle nostre tragedie  pensando ai loro profitti



L’Aquila chiama Italia perché  la crisi economica e le politiche scellerate costringono i nostri giovani ad abbandonare il loro territorio



L’Aquila chiama Italia perché  prevalga la solidarietà contro un federalismo egoista che non vuole trovare risorse necessarie per la ricostruzione



L’Aquila chiama Italia perché la nostra Città è un Bene Comune di Tutto il Paese



L’Aquila chiama Italia perché i cittadini possano finalmente  partecipare alla scelte che riguardano la loro vita.



L’Aquila chiama Italia perché tutto il Paese ha la responsabilità storica di non far morire una delle maggiori città d’arte



L’Aquila chiama Italia perché ci stanno TOGLIENDO IL FUTURO.



Gli aquilani  vivono amplificati, nell’epicentro della crisi, gli stessi  problemi che assillano tutti i cittadini italiani



Da qui lanciamo un appello a tutti  quelli che ci  sono stati vicini:



- ai vigili del fuoco
- alla base del volontariato della protezione civile
- ai sindaci e rettori della regione
- agli studenti delle università
- a tutti quelli che nel nostro paese lottano in difesa dei propri territori, i lavoratori, gli insegnanti, i precari che ogni giorno si battono per i propri diritti
- a tutte le forze sindacali e sociali
- agli imprenditori
- al "popolo delle partite iva"
- al mondo dell’associazionismo e del volontariato
- a chi crede che le cose possano e debbano cambiare con la partecipazione attiva dei cittadini.



Non è un problema locale, per la crisi economica non si possono sacrificare i  nostri diritti. Figuriamoci un intero territorio.



VI ASPETTIAMO TRA LE NOSTRE MACERIE UNITI SOTTO LA BANDIERA NEROVEDERDE SENZA SIMBOLI DI PARTITO.



L’AQUILA, SABATO 20 NOVEMBRE 2010 – ORE 14.00



 



MANIFESTAZIONE NAZIONALE




lunedì 1 novembre 2010

bon ton


    A me, sinceramente, fregassai.
Ma un commento, per quanto banale e in quanto non offensivo, si pubblica.
    Altrimenti si spiega a chi lo ha postato il motivo della censura.
Comunque. Sticazzi.

venerdì 22 ottobre 2010

lo sapessi, cosa scrivere





Difficile scrivere in questo momento improbabile che dura da diciotto mesi ma che, ora più che mai, si sta cristallizzando nella fase del nulla.
Perchè nulla accade, perchè nulla cambia. 
Perchè nulla viene a scalfire rassegnazione e indifferenza, mancanza di volontà e negazione.
Il passato recente mi accompagna in questo presente fatto di vuoto.
Sono sola, siamo soli.
Mi vado perdendo tra ricordi e speranze e più esse si fanno impossibili, più il passato si impreziosisce.
Merletto non richiesto, trina pregiata. Punti di lacrime salate di dita stanche di occhi rossi.Labbra strette fino a far male.
Ricordi di speranze schiacciate sotto un tacco.
Un terremoto è tante cose.
E' anche fermare un progetto di vita. E' anche abortire un sogno piccolo, appena abbozzato. Embrione che aspetti di sentirlo muovere ma quello che si muove è solo crollo.
Che dire, collezionare momenti negativi è una vocazione come un’altra.


martedì 12 ottobre 2010

schifiltume


nuoto





 


La bloggeuse, misera, nacque in montagna, sui settecento (non nel settecento, eccheccavoli). In montagna, sui milletrè, da piccola trascorreva le sue vacanze. La sua infanzia risale agli anni sessanta e, a quei tempi, frequentare la piscina era uno spreco lussuoso vietato ai più. Il mare, la tapina, lo frequentava, arrancando tra le onde con materassini prima e camminandovi vaga poi. Come se nuotare le facesse schifo, si guardava intorno con sguardo distratto e camminava avanti indrè, Pare che 'sto camminare faccia tanto bene. A cosa non si sa. Fa bene punto. Giunta alla soglia della terza età, la tristerella ha deciso di imparare e si è iscritta ad un corso per principianti. E sta pure imparando. Lentamente e con fatica. E pure con un certo spirito di sacrificio, chè uscire di casa che è notte piove fa freddo e hai lavorato tutto il giorno, non è mica tanto divertente. Però non demorde. Sembra che si stia svegliando in lei quello spirito ostinato e tenace, tipico dei montanari e dei capricorno. Spirito che finora ha riposato indisturbato, chè la sola idea di sussurrargli un eh la turbava e le metteva ansia, alla povera bloggeuse. E dunque si va in piscina. E tutto andrebbe bene. Cioè va bene. Magnificamente. Se non ci fosse la doccia. Doccia comune. Otto docce. E neppure sfiorare sederi altrui sarebbe nulla se i piatti doccia fossero ben separati. Chè se c'è una cosa che le fa schifo è veder scorrere sotto i piedi (certo che hanno le ciabatte, ci mancherebbe altro!), schiume e capelli altrui.
Le viene da vomitare, giura.
Sta pensando di sostituire le ciabatte con delle galoches.
Sarà esagerata?


galosce muccose080


                               

venerdì 8 ottobre 2010

grazie Zoro





- Come va all'Aquila?
- Non ci possiamo lamentare
- Quindi tutto bene?
- No, ho detto che non ci possiamo lamentare


foto0028

mercoledì 6 ottobre 2010

dopo un anno e mezzo


ora





La chiesa di S.Pietro con relativa piazza.
Come questa altre: S.Domenico, S.Silvestro, S.Marciano, S.Flaviano, S.Maria di Roio, S.Maria Paganica, S.Marco, S.Francesco di Paola, S.Maria degli Angeli, S.Biagio e via dicendo. Nessuno si aspetta miracoli ma parole così spingono alla riflessione.
Come, per altri versi, queste.
Probabilmente torneremo in piazza con le carriole. Sfonderemo le transenne e riprenderemo a toglierle noi, 'ste macerie.
Senza piangerci addosso, chè di lacrime ne abbiamo versate troppe.