domenica 27 gennaio 2008

Ieri





“Improvvisamente riconobbi mio padre, e la prima cosa che mi venne in mente fu di nascondermi. Faceva così male vederlo con la testa rasata e l’uniforme da prigioniero. Quest’uomo che aiutava tutti, la persona più gentile del mondo. Proprio non riuscivo ad immaginarmi come si sarebbe sentito a veder noi con le teste rasate, in quegli stracci. Così volevo solo nascondermi perché non mi potesse vedere. In quel momento i nostri occhi si incrociarono. E vidi le lacrime che gli scendevano sulle guance. Quella fu l’ultima volta che vidi mio padre”.





- Renée Firestone -

giovedì 24 gennaio 2008

le mastellate

Mastella si dimette e declama una poesia.
Di Neruda, dice lui. Peccato sia una bufala.
Grazie, Clemente, chè tra bufale e vaccate, ormai, ci avete abituato a tutto.

Che statista, que hombre!

lunedì 21 gennaio 2008

Il nemico marcia in testa a te ma anche alle tue spalle (lolli)

Il Prof. Luciano Maiani, parlerà venerdi 8 febbraio alle ore 14.00 all'accademia dei Lincei, a Palazzo Corsini in via della Lungara 10, Roma, sul tema: "Scienza fondamentale: perchè?"


VENERDI' 8 FEBBRAIO ALLE 14 TUTTI ALL'ACCADEMIA DEI LINCEI, PER MANIFESTARE SILENZIOSAMENTE LA NOSTRA PROTESTA CONTRO QUESTA ULTERIORE FOLLIA DEL IL PIU' ANACRONISTICO RIGURGITO CLERICALE DI TUTTA LA STORIA DELLA REPUBBLICA ITALIANA, QUELLA DI VOLER SOTTOPORRE AL PROPRIO IMPERIO PERFINO L'ORGANIZZAZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA!


La nomina di Maiani come presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è stata bloccata perché egli è stato uno dei 67 firmatari della lettera che ha definito incongrua la visita del Papa alla Sapienza. C’è ben poco da commentare. Una ritorsione mafiosa in piena regola, richiesta e ottenuta dagli squadristi di Alleanza Nazionale. La chiamano pausa di riflessione, io la chiamo dittatura.
Che qualcuno dica qualcosa, commenti, chiarisca, spieghi, tra le pecore che ieri erano carponi in piazza San Pietro.

sabato 19 gennaio 2008

and nit not, nit nat not....

                                          
Settembre 1975. A Roma si manifestava per il Cile. Ricordo quei miei primi cortei, con il groppo in gola e il cuore che batteva forte. Ricordo che in quei giorni sentii questo disco. Lo cercai, a Roma, per giorni. Inutilmente.
Tornai a casa più grande e più forte. Anche più malinconica. Senza il disco, però, e sparsi la voce, chè quella musica mi aveva rubato il cuore.
Mi telefonò E. da Verona.
- Sai, lo avrei trovato, che faccio, lo prendo? Costa cinquemila lire..

- Come? Non lo hai ancora preso? Muoviti, non lo trovi più, se non lo trovi ti uccido, vai, corri.
E così ebbi il disco.
Dal 1973 Robert Wyatt, batterista (Soft Machine, Matchind Mole)
era paralizzato in seguito ad una caduta da un quarto piano. In questo disco c’è tutta la sua anima. C’è il mare, l’acqua nella quale ci si vorrebbe muovere senza il fardello del corpo, ci sono gli abissi dai quali risalire, le atmosfere rarefatte scandite dalle tastiere.
C’è “Alifib/Alifie”  una bellissima dichiarazione d’amore per Alfie, la compagna di Wyatt, fatta di respiri e di ipnotica meraviglia.
Un disco straziante, bellissimo, a tratti allucinante, che, per me, sa di dolore e preveggenza. Perché? E’ un’altra storia, troppo dolorosa per darle parole.
Ascolto malvolentieri Rock Bottom. E non solo perchè l’abitudine del giradischi si va perdendo nelle rughe innocue del viso e in quelle faticose della mente, ma per lo strazio che mi porta, il rimpianto struggente di quei giorni, di certi momenti e la consapevolezza che nulla sarà più come allora.
Non solo per i decenni che sono passati.
Capita, talvolta, che vengano degli amici, sapete, quelli che … E che spulciando, tra i Pink Floyd e i Genesis, Lolli e De Andrè, trovino questo lp e chiedano stupiti: e questo, come ce l’hai? Di chi è, davvero è tuo? Sai quanto l’ho cercato?


Allora lo metto sul piatto per loro e cambio stanza. Guardo fuori dalla finestra, immobile, il viso rigato dalle lacrime, ricordando un caldo pomeriggio di fine estate, a via Veneto, delle bandiere, degli striscioni, le mani calde, sudate, le voci roche, i riccioli al vento.


Oh P,  dove si è rifugiato il tuo sorriso?

venerdì 18 gennaio 2008

Cliccate, se volete...

Una cara amica mi segnala che QUI si può sottoscrivere una lettera di solidarietà ai firmatari dell'appello relativo alla partecipazione del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza.

Anche QUI e QUI ci sono informazioni interessanti.

Se poi volete leggere le doglianze del buon Uolter, le trovate QUI.
Munitevi di bicarbonato, prima.
Il nostro Buonista per eccellenza non spende una parola per i docenti firmatari ma afferma, anche lui con le terga al vento, che
ha perfettamente ragione, chi ieri ha scritto, commentando un esito che sa di censura, di rifiuto del dialogo e del confronto, che è qualcosa si è rotto, che è avvenuta una cosa inaccettabile per un Paese democratico e per tutti coloro che credono nella libertà delle idee e della loro espressione.

Credo che non ci sia bisogno di commenti.

mercoledì 16 gennaio 2008

Andate a nascondervi, farisei!

Sono indignata e nauseata.
Il Papa non va più alla Sapienza. E c’è chi si strappa i capelli, chi solidarizza, chi lancia accuse di intolleranza, chi si pente di ciò che ha detto/scritto. C’è perfino un soggetto come Veneziani che lancia strani anatemi (Voi non sapete, barbari studenti e più barbari docenti, chi state cacciando dall'Università La Sapienza di Roma insieme al Papa Benedetto XVI. Voi non state semplicemente e autorevolmente cacciando solo il capo della cristianità occidentale, voi state cacciando i tre quarti o forse più della cultura occidentale, filosofia e anche scienza, letteratura e arte, assistenza e medicina, carità e opere pie…. )
La moglie di Mastella è indagata. Ma cosa sarà mai...  Lui vuole dimettersi. E che si dimetta. Ma no, ma quando mai… Il buon Clemente, tra il commosso e il tragico, parla di “una caccia all’uomo, una persecuzione umana nei miei confronti. Tutta la mia famiglia è stata intercettata”. Ma che vergogna! Ma chi si è permesso? Chiediamole scusa, alla bella Sandra, per essere indagata per tentata concussione. Certo, a lei e anche al marito, porello. Ed ai parenti tutti.
Si scusa il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, il parlamento è solidale e applaude, Lamberto Dini si erge a difensore delle mogli (i magistrati se la prendono con le nostre mogli!)
Se per il Papa c’erano gli strappatori di capelli, ora ci sono i laceratori di vesti e tutti insieme si cospargono i capi di cenere.

Io inorridisco.

domenica 13 gennaio 2008

Io no...

Forum, blog, ambientucci virtuali vari, tutti lì a discernere di inceneritori e discariche, di termovalorizzatori e riciclaggio, a ipotizzare colpe, a ventilare soluzioni.
Tutti bravi a far la raccolta differenziata, ci raccontano di come, quanto, quando, dove e perché.. Ma che due palle!


Avendo un’età che non mi permetterà, bene che vada, di vivere tra i rifiuti, ho deciso che la raccolta differenziata, io, non la faccio.
Umido fuori dalla finestra, per gli animali di passaggio. Piccioni compresi. Il resto nel cassonetto alla rinfusa.
No, le bottiglie le butto in mare. Non c’è il mare, qui? Vero, e allora? Vabbè, nel fiume. Il fiume c’è, le butto lì. Me le carico in macchina e le butto nel fiume.
La plastica la lascio dove capita. A volte sul marciapiede.
Fazzoletti di carta e pacchetti (vuoti) di sigarette, dal finestrino. Anche gli scontrini. Porto tutto in borsa e quando sono in mezzo al traffico, inizia il lancio. Olè!
Le cicche, quelle, fuori la scuola. Le ripongo gelosamente e poi vuoto tutto per terra, nel piazzale fuori la scuola. Lo trovo educativo. E anche creativo.
Ah, dimenticavo, qui tutta carta e plastica, naturalmente.
Bicchieri, piatti, posate, tovaglioli. Anche la tovaglia è di carta.
Penso che passerò presto alle tegliette di alluminio, quelle usa e getta. Così userò sempre il forno (e vai con l’elettricità) e potrò buttar via i contenitori.
Un po’ di detersivo, però, lo mando sempre già nello scarico, per non perdere l’abitudine. Insieme a svariati ettolitri di acqua bollente. Pare che disinfetti e tenga lontana l'ipocondria, l'acqua che esce a vuoto.


Che tutti ‘sti discorsi, a me, hanno rotto i cosiddetti.