
Settembre 1975. A Roma si manifestava per il Cile. Ricordo quei miei primi cortei, con il groppo in gola e il cuore che batteva forte. Ricordo che in quei giorni sentii questo disco. Lo cercai, a Roma, per giorni. Inutilmente.
Tornai a casa più grande e più forte. Anche più malinconica. Senza il disco, però, e sparsi la voce, chè quella musica mi aveva rubato il cuore.
Mi telefonò E. da Verona.
- Sai, lo avrei trovato, che faccio, lo prendo? Costa cinquemila lire..
- Come? Non lo hai ancora preso? Muoviti, non lo trovi più, se non lo trovi ti uccido, vai, corri.
E così ebbi il disco.
Dal 1973 Robert Wyatt, batterista (Soft Machine, Matchind Mole) era paralizzato in seguito ad una caduta da un quarto piano. In questo disco c’è tutta la sua anima. C’è il mare, l’acqua nella quale ci si vorrebbe muovere senza il fardello del corpo, ci sono gli abissi dai quali risalire, le atmosfere rarefatte scandite dalle tastiere.
C’è “Alifib/Alifie” una bellissima dichiarazione d’amore per Alfie, la compagna di Wyatt, fatta di respiri e di ipnotica meraviglia.
Un disco straziante, bellissimo, a tratti allucinante, che, per me, sa di dolore e preveggenza. Perché? E’ un’altra storia, troppo dolorosa per darle parole.
Ascolto malvolentieri Rock Bottom. E non solo perchè l’abitudine del giradischi si va perdendo nelle rughe innocue del viso e in quelle faticose della mente, ma per lo strazio che mi porta, il rimpianto struggente di quei giorni, di certi momenti e la consapevolezza che nulla sarà più come allora.
Non solo per i decenni che sono passati.
Capita, talvolta, che vengano degli amici, sapete, quelli che … E che spulciando, tra i Pink Floyd e i Genesis, Lolli e De Andrè, trovino questo lp e chiedano stupiti: e questo, come ce l’hai? Di chi è, davvero è tuo? Sai quanto l’ho cercato?
Allora lo metto sul piatto per loro e cambio stanza. Guardo fuori dalla finestra, immobile, il viso rigato dalle lacrime, ricordando un caldo pomeriggio di fine estate, a via Veneto, delle bandiere, degli striscioni, le mani calde, sudate, le voci roche, i riccioli al vento.
Oh P, dove si è rifugiato il tuo sorriso?