giovedì 8 novembre 2012

vorrei incontrarti



A lei lui piaceva. Lei era una ragazzina bionda secca secca. Miope. Piatta come una tavola. Pure timida e silenziosa. Leggeva studiava ascoltava musica. Vabbè, di quello che leggeva e di quello che ascoltava ho parlato. Sognava pure, la sciocca. Lui aveva pochi anni di più. Un po' massiccio, con degli incredibili occhi verdi. E la fossetta sul mento. Quella fossetta la faceva impazzire. Trascorsero una piovosa giornata di pasqua seduti su uno gradino di una casa gelida. Fuori pioveva. Degli amici chiesero a lui se il giorno dopo avrebbe partecipato alla gita di pasquetta. Se ci sei tu, disse lui, rivolto a lei. Perchè se ci sono io? chiese lei. Te lo dico dopo, rispose lui. Dopo cena uscirono al freddo, passeggiavano su una strada deserta. Quando me lo dici, azzardò lei, quando è dopo? insistè. Adesso, rispose lui. E la baciò. E allora accaddero quelle cose di campane farfalle vene dei polsi il cuore bumbumbum. Lei si accorse che tutto, dentro di lei, si era svegliato. Tutti gli organi. Perfino la cistifellea, mi sa, aveva voglia di festeggiare. Sentiva tutti gli organi vibrare ed esultare e cantare e fare festa. Posso anche morire, pensò. Mi sa che sono la sua ragazza, si raccontò. Il giorno dopo ancora insieme. Non ci furono gite. Pioveva, forse nevicava. Altra casa, stesso freddo, stessa pioggia. Seduti su uno scalino a parlare parlare parlare, guardando gli altri ballare e mangiare e ballare. Di cosa si parlava? Musica politica scuola. Tutte quelle cose banali e così importanti che riempivano l'adolescente quotidianità. Lei mangiò poco, quasi niente. Si nutriva di occhi verdi e fossette e ciuffo sulla fronte e la sua testa che ogni tanto scuoteva quel ciuffo e il suo profumo buono di vino e MS. Andò avanti un po'. Poi finì. Lei era piccola e inesperta e lui aveva pretese diverse e lei lo amava e lui no. E lui si mise per un po' con una che, beatallei, la dava facile e lei piangeva e sospirava e neanche lo salutava, incontrandolo con il cuore al galoppo. E poi ci fu altro e altro accadde. Lui la dimenticò, se mai l'avesse ricordata. Lei continuò a pensarlo. Per anni. A volte immaginava come sarebbe stata una vita con lui. Svegliarsi insieme, fare colazione insieme. Conoscere la sua città e la sua vita. Sedersi allo stesso tavolo e vederlo mangiare. Gli occhi verdi e la fossetta nel mento. Nostalgia rimpianto malinconia. Tenerezza. Altre cose accaddero, sì. Altri incontri, altre storie, altre emozioni. Altre vite. Quando lei mise via le cose da portare via dalla sua casa, si trovò questo disco in casa e neanche ricordava come dove e quando quel disco fosse arrivato nelle sue mani. Chè il disco era di occhi verdi. E il cuore, sciocco, le fece una capriola, tra calcinacci e polvere e puzzo. Prese il disco, lo mise nello scatolone e si sorrise, un po' stupìta, chè di sorridere aveva perso l'abitudine.

(... io ti aspettavo quando di fuori pioveva,
e la mia stanza era piena di silenzio per te )

14 commenti:

  1. Che bel post carissima. Le emozioni che abbiamo provato da adolescenti sono fortissime, forse anche più di quelle che si provano da adulti, quando magari la razionalità va alla pari con la passione. Quando si è giovani non c'è calcolo, non c'è convenienza, per molti invece dopo non è più così.

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    1. L'adolescenza è preda della spontaneità. La maturità, boh, mi sa che è solo preda :-)

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    2. vero, se ci ripenso sembra ieri...

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  2. La nostra adolescenza, le nostre prime emozioni, i nostri primi baci, la musica, le cazzate... e chi lo sentiva il freddo, quando il cuore andava a mille?
    bellissimo, Elena, davvero bellissimo, letto tutto d'un fiato, come in immersione. Nel tuo passato.

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    1. Invecchiando si ricorda spesso il trapassato remoto.. :)

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  3. bisogna stare attenti a dove si mette i piedi, perchè la vita a volte è un campo minato di madeleine proustiane

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    1. Eheheheh, sì, bisogna stare attenti, vero. Soprattutto se si cammina sulle macerie. Non solo quelle del dopo-sisma, mannaggia...

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. il secondo album di Alan Sorrenti (prima che diventasse un figlio delle stelle) è altrettanto bello... mi hai fatto ricordare una canzone bellissima della quale ti riporto qui il testo e che fu colonna sonora di un mio amore giovanile con una ragazza che guardacaso si chiamava (e si chiama tutt'ora) Severina...
    creavo un grazioso gioco di parole con Serenesse...


    Ti ho salutata un giorno di caldo
    stringendomi al letto
    girando le spalle al tuo ultimo sguardo.
    Volevo strisciare, baciare i tuoi piedi
    e chiedere a un altro di prendere il mio posto
    per essere libero di venire con te
    Serenesse, Serenesse, ritorna.

    Il sole è di troppo
    per un uomo solo che ti cerca
    illuso
    e si ritrova straniero
    in cento strade diverse
    con il desiderio di avere il tuo viso
    il giovane corpo che gioca
    con il mio sorriso
    Serenesse, Serenesse, ritorna.

    Odio le cose, le strade, la gente
    che ti vedono vivere in questo momento
    e contro il mio odio e la mia paura
    io provo a tagliare un esile tronco
    sul quale passare dall'altra sponda
    dove sei tu ad amare
    Serenesse, Serenesse, ritorna.

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  6. che belli i ricordi ritrovati! :) conservalo, anche quel disco sei te, ragazzina (e mi sa che un po' ancora lo sei e per fortuna! :) i ricordi, quelli non ce li può levare nessuno

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  7. Sei un'incredibile romantica. Grande Alan...

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  8. che bello... dolci ricordi del periodo più assoluto della vita di tutti noi,quel periodo dove non esiste altro che sfavillanti bianchi o profondissimi neri
    la vita, poi, ci insegna i grigi, ma anche, per fortuna, i colori...

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