Un nuovo post (ennò! non mi dite cheppalle!) per spiegare un po' meglio la situazione descritta nel post precedente.
E comunque di questa lieve storiella pensavo già prima di fare un post. Siate pazienti, dai...
M. era un mio amico. Era... no, lo è ancora. Anche se ci vediamo meno.
Eravamo quasi adolescenti. Primi anni settanta, per capirci. Avevamo la paghetta e, per un cinema, saltavamo merende a ricreazione e andavano a piedi, risparmiando il biglietto dell'autobus, per una settimana. Altro che mi dai venti euro devo uscire. Insomma, era così per tutti.
Il padre di M. era un buontempone. Un omone grande e grosso. Faceva il meccanico, in un'officina non sua. Aveva, oltre M., altri due figli maschi. Tutti grandi e grossi come lui. Quando eravamo a casa sua ci raccontava, sorridendo:
Io dico sempre ai miei figli che i soldi ci sono. I soldi ci sono, chiedeteli, no? Chiedete chiedete!
M., tra il divertito e l'accorato: Papà, ma quando mai? Noi te li chiediamo ma tu non ci dai mai niente!
Il padre: Io non ti ho detto mica che ti dò i soldi! Ti ho detto che ti dò i soldi? No! Ti ho detto che i soldi ci sono e che puoi chiederli. Solo questo! Ahahah! Qua non si arriva a fine mese, hai voglia a chiedere!
E scoppiavamo anche noi a ridere, scendendo le scale. Contando in tasca le monete per un trancio di pizza.
La colpa, signori, non è della burocrazia. Essa, la burocrazia, è solo un'arma, un alibi ben costruito, per non darci la risposta che il padre di M., ridendo divertito, dava ai suoi figli.
Ma qui da ridere non c'è proprio nulla.
Grazie a tutt* per l'affettuosa attenzione. Aiuta, sappiatelo. Aiuta tanto. Chè oggi pomeriggio una 3.6 mi ha fatto andare il caffè di traverso. Poi vengo qui e lo prendo con voi, il caffè.
E' anche l'arma per rimandare l'assunzione di responsabilità o girarla verso di te.
RispondiElimina(quanto zucchero?)
per il caffè torno domani, adesso ti lascio la buonanotte e ti mando un bacio :*
RispondiEliminaForse i soldi ci sono, ma non per noi comunissimi, banalissimi umani.
RispondiEliminaUn abbraccio, ma forte!
Ci vuole davvero coraggio a tenere duro in queste condizioni.
RispondiEliminaNon possiamo impedire alla terra di tremare o all'acqua di scendere ma possiamo provare a tenerci la mano.
RispondiEliminaE allora se aiuta, cominciamo con un abbraccione corale. Visto che oggi s'è anche fatto il bagno ci si possono permettere rapporti sociali stretti poi siamo parecchi e ti stringiamo forte. N'culo ale scosse e ar governaccio 'nfame.
RispondiElimina