lunedì 6 dicembre 2010

veloce/mente

Faccio qui due riflessioni veloci, dettate dai due ultimi commenti in ordine cronologico, quello di Valeria e quello dell'Anonimo. Ma non solo da questo. Ho bisogno di fare un po' di bilancio blogghettaro, ecco.
A me, ormai, interessa poco (pochissimo vi giuro) che chi non sa venga informato. Non me ne importa una beata fava.
Feci, sì, dei giri, tempo fa, in blog che avevo frequentato. Giri dettati dalla curiosità. Mi interessava, infatti, rendermi conto di cosa sapeva e di cosa pensava chi vive altrove. Desideravo conoscere fin dove i media (e chi sta alle spalle dei media!) erano riusciti nella loro ben mirata opera di annullamento delle coscienze e dello spirito critico. Ora 'ste cose le so bene. Se continuo a parlare di terremoto e, soprattutto, delle conseguenze che la mia città sta dolorosamente pagando, lo faccio per un bisogno tutto mio di riflessione e per un sentito dovere di cronaca nei confronti di chi sa e ancora vuol sapere.
La prima esigenza, la riflessione, non viene certo soddisfatta da qualche post bislacco che butto giù. Post più o meno personali, confusi e spiegazzati. Come me. Scrivere, però, mi aiuta a riordinare le idee. Placa un po' (solo un po') la bufera che da venti mesi mi soffia dentro. Che poi 'sta cosa succedeva anche prima.
Devo, poi, agli amici che resistono e ancora mi seguono, un po' di informazione sui fatti. Sincera, sebbene parziale e relativa, spesso, alla mia vita. Che non è la vita di tutti. Io, d'altronde, vivo qui. E comunque con altri. Tra tutti.
Chi non sa, francamente e ruvidamente, può continuare a non sapere.
E questo non è indirizzato a nessuno dei gentili commentatori. Chè già il fatto che leggano e lascino un loro scritto, dimostra interesse.
C'è chi ha strumenti psicologici, emotivi, culturali, chennesò, per affrontare e gestire certe informazioni. Sa come filtrarle, sa valutarle, sa dove si vuole andare a parare. Chi non sa è perchè non ha questi strumenti o perchè preferisce non utilizzarli. Ca@@i suoi. I mezzi per avere un'informazione completa, ci sono. Basta volerlo. Io, di rude razza montanara, non ho mai avuto lo spirito dell'assistente sociale. Faccio volontariato solo per gli animali.

@Anonimo. Draquila è un gran bel film. Molto obiettivo. Vi ha trovato spazio anche chi, qui, ha plaudito al cosiddetto miracolo. Fosse stato per me, sarei stata più di parte, lo confesso. Avrei dato meno spazio a certi ottusi consensi. La Guzzanti è vissuta per mesi con noi. Conosce tutti e tutto. Come lei Diego Bianchi, Zoro. Sono persone che non si sono accontentate di brevi visite, di interviste, al volo o preparate. Di appuntamenti scelti con cura. Si sono calati nella realtà, come si dice ora, h24. E a 360 gradi.
Ci sono stati vicini, in maniera corretta e onesta, Iacona e Floris. E Sandra Amurri e Sabrina Provenzano. Alberto Puliafito e Giuseppe Caporale. Forse dimentico qualcuno, ora sono questi i nomi che mi vengono in mente.
Degli altri contafrottole possiamo fare a meno.
Oggi, venti mesi dopo, fiaccolata con don Ciotti.
Venti mesi fa era, come oggi, lunedì. A quest'ora, tra polvere e sirene, con le coperte sulle spalle, aspettavamo che qualche camion ci lanciasse bottiglie d'acqua e che la croce rossa distribuisse il pane. Attoniti, ma meno disperati di oggi.
grazie a tutti

venerdì 3 dicembre 2010

a proposito del post precedente....

.... leggete pag. 45 del Venerdì di Repubblica, Il sogno di Zoro di Diego Bianchi


IL TERREMOTO SCENDE NEL RATING DELLE EMOZIONI


grazie

martedì 30 novembre 2010

va' pure....

Bastava che aggiungessi due parole, caro Incantatore, sulla situazione oggi degli studenti. Non hanno casa, non hanno aule studio, non hanno biblioteche, non hanno trasporti. Non hanno neppure la mensa.

Bastava che precisassi, caro Esperto di òdiens, che la casa che hai chiamato dello studente gestita dai gesuiti era, in realtà, il collegio di proprietà dei gesuiti. 
 
Bastava che specificassi, caro Sciomèn, che oggi la casa dello studente è gestita dalla curia, sebbene costruita dalla regione lombardia su terreno del comune. E che, per entrarci, non occorrono esami e voti alti ma raccomandazioni delle parrocchie.

Bastava poco, non ti si chiedeva la completezza d'informazione, chè non sarebbero bastate dieci trasmissioni.

Comunque ti ho lasciato le maiuscole. Ti piacciono tanto, vero?
Quasi quanto a Vespa e a Santoro.

sabato 27 novembre 2010

segue da quello di prima, di post

Vabbè, erano le risposte che mi aspettavo. Non proprio quelle che avrei voluto, però. Speravo in un bel commento (anche anonimo) che mi raccontasse di 'sto amore, di quanto è bello, di come nasce, di come si evolve, di come e quando finisce. Se finisce. Fa niente, ho capito che può succedere. L'infatuazione, il sogno, l'immaginazione...
Però.
A me è successa 'sta cosa, tutta virtuale. Ve la riporto come se virtuale non fosse perchè mi viene meglio.
Allora, poniamo che A sia una collega che conosco poco. E che, pur conoscendomi poco, mi ha raccontato, tra un caffè e una sigaretta, di un suo incontro, di uno che ll corteggia, che a lei piace e bla bla bla.
Chiamasi B un conoscente che incontro ogni tanto e della cui vita sentimentale so poco. A volte ci telefoniamo, con A e  con B, ma sono chiacchiere del più e del meno, senza approfondimenti. Ci scambiano notizie sulla situazione generale. La politica, il terremoto, un libro letto. Un film, un negozio che ha i saldi.
A e B hanno situazioni familiari indefinite, ovvero da definire. Anzi, da ridefinire. Rapporti un po' stanchi che si trascinano tra alti e bassi. Situazioni comuni, comunissime. Non si conoscono, per quanto io ne sappia, e mai ho parlato ad uno dell'altra e viceversa. Ambienti diversi, contesti diversi. Comunque.
Accade che io stia con A in un bar a far colazione e che arrivi B ( oppure sto con B e arriva A, è lo stesso). Saluti, convenevoli  ma mi accorgo che l'atmosfera è tesa. Vabbè, saranno nervosi per fatti loro. A ha le palle piene del lavoro, B della famiglia. O viceversa. Chennesò. Li saluto e ognuno riprende la propria strada. Dopo un po', camminando per andare al parcheggio, li vedo. Sono insieme e stanno sussurrando, gesticolano. Poi A volta le spalle seccata a B e cammina veloce. B resta un po' a guardarla e poi va via anche lui. Ha le spalle un po' curve.
Da quel giorno A mi saluta solo se mi sbatte addosso, B mi evita ed io, ormai, faccio altrettanto.
Pazienza.
Ah, riportate tutto al virtuale.


martedì 23 novembre 2010

inc...incesp...incespicando

Si possono fare gaffes virtuali? 
Si può, involontariamente, ripeto, involontariamente, scoprire situazioni sentimentali insospettate e insospettabili?

Maro', devo scrivere un post su 'sta cosa degli incontri virtuali. Voglio dire, di quelli che si conoscono, qui, sui forum, su fb o altrove. E poi si innamorano. 
Si innamorano? 

Comunque, si accettano anche commenti anonimi. Così, se qualcuno ha da raccontare, se ne ha voglia. Senza problemi.


Giuro che non farò battutacce. Solo per cercare di capire. Seriamente.

E chiedo scusa se ho rotto qualcosa. Qualunque cosa essa sia. 

EDITO, e specifico la domanda:
- come ci si può innamorare senza essersi mai incontrati (guardati, annusati, respirati, sfiorati)?
- cosa fa nascere il desiderio di incontrarsi (per amore, non per amiciiza)?
- come si fa ad immaginare una relazione con una persona che vive in un altro luogo, in un altro contesto, ecc?
- si può avere una relazione fatta di sms, di post, di dediche e, forse, di incontri sporadici?
comunque mi sa che dovrò editare di nuovo.
Voglio dire, ho molte amicizie anch'io nate da forum, splinder, ecc. Incontri, scambio di visite, ecc.
Mais l'amour...

giovedì 18 novembre 2010

Il porta a porta





Signora Smith (che ha una crisi di furore): Non mandarmi più ad aprire la porta. Hai visto che è inutile. L'esperienza insegna che quando si sente suonare alla porta è segno che non c'è mai nessuno.

La cantatrice calva
Eugene Ionesco
scena VII


 



lunedì 8 novembre 2010

luce



L'ora solare mi frega. Esco troppo presto, al mattino, e non ho voglia di arrivare in anticipo  a scuola. Ogni tanto salgo a casa di mia madre. Mia madre è morta tre anni fa. La sua casa verrà abbattuta. Non dovrei entrarci, lo so. Giorni fa uscivo e un operaio sul marciapede si è tolto il caschetto e si è grattato la testa. Signo', se proprio ta entra' dimmelo prima. Se fa 'na botta, te vengo a recaccia'. Casa di mia madre è come quando c'era lei. Calcinacci e mobili rovesciati a parte. E' cambiato l'odore. Profumava, ora puzza. Di muffa e di rovina. Però ci sono le sue cose. Salgo sul letto per raggiungere il comò. I mobili si sono spostati tutti. Apro i cassetti e trovo le sue cose. I rosari, le sciarpe, i guanti. C'è, tra quelle cose, ancora il suo odore. Apro a fatica l'armadio e affondo il viso nei suoi vestiti. Li accarezzo, chiudo l'anta con cura. In soggiorno la sua poltrona verde, il cuscino giallo a fiori, la panchetta  di legno dove appoggiava i piedi. Sul tavolo accanto ci sono il telecomando e un libretto di preghiere. Su una sedia l'elenco del telefono. Chi lo sfogliò l'ultima volta? Perchè?
In sala le foto di mio padre e dei nipoti. Il centro sul tavolo coperto di polvere.
Dovrei portare via qualcosa ma non ci riesco. Ho ancora bisogno che tutto sia lì. Ha un senso andare. Salire le scale camminando sui calcinacci, evitando i pezzi di muri sui gradini. Ha un senso infilare la chiave nella toppa. Entrare e, dall'ingresso, vedere la luce che viene dalla sua camera, in fondo. Capivo, allora, che era sveglia. Ma'!, chiamavo. L'ho fatto pure stamattina. E poi ho respirato a pieni polmoni l'odore del disfacimento. Per ricordarmi che il masochismo è una perversione.



Ma non era masochismo. Era la luce.