Vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino. -Silone-
domenica 11 novembre 2007
Basta
Rabbia, sdegno, dolore.
Soprattutto rabbia. Tanta. Da tanto.
Nel nuovo Far West i nuovi sceriffi puntano le pistole, mirano e fanno fuoco.
E basta, cazzo.
E mò basta.
Si tu veux un ami, apprivoise-moi!
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
...
"La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
....
"Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...
Un giorno una Persona mi inviò questo brano del Piccolo Principe.
Non a caso. Lei non faceva nulla a caso.
Diceva che io l'avevo addomesticata.
Io?
IO????
A me, ora, viene in mente un altro brano e lo trascrivo, pensando che quella Persona forse me lo avrebbe inviato se...
"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!" E rise ancora. "E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: "Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!" e ti crederanno pazzo. "T'avrò fatto un brutto scherzo..." E rise ancora. "Sarà come se t'avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere..."

Serata malinconica, sì.
La domenica era per noi un giorno speciale. Fatto di piccoli rituali, di telefonate, di sms durante la puntata di Per un pugno di libri, di piccola cronaca e di grande affetto.
Oggi ho un gran mal di testa e basta.
Buon comincio di settimana. A voi e a chi amate.
mercoledì 7 novembre 2007
Catena libraria
Sarebbe che devo scegliere cinque libri che amo e dire perchè? E' così, vero?
E poi nominare cinque amici che dovranno fare la stessa cosa.
Avanti, dunque, che ce la faremo..
1. Ignazio Silone, Una manciata di more. Veramente di Silone sceglierei tutto ma non si può e allora nomino il nome del mio blog, perchè vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino, come diceva Martino. E perchè questo romanzo raccoglie in sè tutti i temi che poi andranno a creare il caso Silone.
2. Simone de Beauvoir, Una donna spezzata. Sono una donna di mezza età, ahimè, non proprio spezzata ma abbastanza spiegazzata e sgangherata. Nelle pagine di questo libro ho spesso ritrovato moti, pensieri, emozioni e riflessioni del mio r/esistere.
3. Fëdor Dostoevskij, L'idiota. Troppo ho amato e amo ancora il principe Myskin, la sua innocenza, il suo animo puro, il suo volto che ho tante volte immaginato. Certamente non assimilabile a quello un po' stralunato e sperso di Giulio Scarpati nella riduzione teatrale di qualche anno fa.
4. Luce D'Eramo, Ultima luna. Questo romanzo ha rappresentato per me l'anello di congiunzione tra Silone e la D'Eramo. Sono legata ad ogni sua parte. C'è l'amore, c'è la vecchiaia, c'è l'impegno politico e la crisi con l'ideologia. C'è tutto, cavoli.
5. Fruttero & Lucentini, L'amante senza fissa dimora. Un romanzo d'amore, un giallo, una stora di misteri e fantasmi veneziani. E mai Venezia si è letta così bella e surreale.
Passo il testimone a Gattarandagia, Passatorcortese, Honeymiao, Brunissenda e AnCatDubh, sperando di non recar loro troppo fastidio.
Per me è stato un piacere e ringrazio dell'onore Poeta Errante
martedì 6 novembre 2007
Enzo Biagi
Non credo che nessuno se ne avrà a male se le ripropongo qui, senza nessuna modifica, per ricordare Enzo Biagi.
Mi mancherà. Ci mancherà.
Premessa: non ho nessuna intenzione di recensire il libro di Enzo Biagi, mi sentirei completamente fuori luogo e fuori di testa. Vorrei solo parlarne un po’. Ho finito di leggerlo da qualche giorno ma non l’ho tolto e non lo toglierò dal comodino. Perché? Perché c’è la sua foto in copertina. E lui mi guarda un po’ serio, un po’ sorridente, un po’ malinconico. Lo sguardo va dritto nel mio, quando mi corico in preda ai peggiori pensieri, mi parla, quando ho voglia di silenzio.
Leggete questo libro, per piacere.
Perché Biagi vi racconta la sua vita, personale e professionale. Parla della sua infanzia e della sua famiglia, della guerra e della Resistenza. Descrive i suoi incontri, i suoi viaggi, le sue interviste. Pasolini, Gorbaciov, Sabin, Agnelli, Benigni, Fellini, Reder, lunghissimo elenco... Racconta i suoi dolori, con pudore e dignità, con semplicità e delicatezza, la morte della moglie, la morte della figlia. Cita, nelle prime pagine, suo padre che “faceva l’operaio e diceva di non avere padroni, solo principali”. E nelle ultime Montanelli “Il pubblico è il mio padrone”. La sua trasmissione “Il fatto”, secondo una giuria di giornalisti, è stato il miglior programma in cinquant’anni di Rai, azienda nella quale egli ha lavorato dal 1960. Poi l’editto bulgaro, la censura, l’oscuramento. Ma non è di questo che voglio parlare, è tutto scritto, documentato. È storia. Sostantivi e aggettivi e verbi, tutto improprio dalle mie dita. Ma il suo viso è una compagnia sul comodino. Mi scusi, dott. Biagi, se ho osato ma non sono riuscita a censurarmi.
E voi scusatemi se, al solito, sono stata scombinata e inconcludente.
Però leggete questo libro, per piacere.
Buon albeggiamento
Ancora,però, sento il cuore come una piccola noce, gli occhi come palude e una ragnatela in gola. Non passerà facilmente, dura da troppo tempo.
E' buio, Micio e Micia fanno baccano per farsi notare. A quest'ora sanno che li aspetta la loro porzione di umido, poi solo crocche.
Alle 7.30 devo essere a scuola, è ora che mi muova. Sembra, però, che tutto il mio scarso peso sia finito nelle gambe. Anzi, nel polpacci.
Ma la palestra, siamo sicuri che mi faccia bene?
Vabbè, vado a far colazione.
E ad aprire l'umido per i miagolanti.
Buon albeggiamento, dunque, come diceva chi mi aveva così ben addomesticato.
venerdì 2 novembre 2007
Due Novembre
Non è il cimitero il luogo giusto per la mia memoria. Sono altri: un cortile con un vecchio pozzo, una casa dove non abita più nessuno, un tavolo sotto un noce, una vite di moscato abbarbicata a un vecchio muro, una stanza d'ospedale.
Mi portò in quel cortile con un vecchio pozzo, nella casa dove non abita più nessuno, sedemmo al tavolo sotto il noce, mi mostrò una vite di moscato abbarbicata a un vecchio muro.
Mi mostrò queste cose con amore, me ne fece dono con dolcezza e gioia.
Nella stanza d'ospedale, lì, non feci in tempo ad arrivare.
Mi manchi troppo Sorellina.
giovedì 1 novembre 2007
La Gattomachia (recensita da Micio....)
Y no vestida de confusos caos,
Cantáis, Tomé, las bodas, los saraos
De Zapaquilda y Mizifuf valiente.
Si a Homero coronó la ilustre frente
Cantar las armas de las griegas naos,
A vos de los insignes marramaos
Guerras de amor por súbito accidente.
Bien merecéis un gato de doblones,
Aunque ni Lope celebréis o el Taso,
Ricardos o Gofredos de Bullones.
Pues que por vos, segundo Gatilaso,
Quedarán para siempre de ratones
Libres las bibliotecas del Parnaso.
Così Lope de Vega inizia La Gattomachia (1634), indubbiamente la sua opera più importante e conosciuta. (Eh eh eh... Se c'è una virtù che a noi gatti non difetta, è la modestia..)
Meraviglioso e raro esempio di poema burlesco, fu scritta dal poeta per il figlio Lope Felix, in occasione della partenza del giovane per una spedizione navale finita poi tragicamente.
La magistrale opera è divisa in sette canti (selve), e fa parte (parte corposa e significativa! aggiungo io...) delle Rimas Humanas Y Divinas.
Vi si narra l’istoria del valoroso gatto Marramachiz, avventuriero solitario, innamorato della gatta Zapachilda, di come da ciò nascesse una complicata trama di inganni amorosi, duelli sanguinosi e agguati, di come si scontrassero le armate dei due rivali, in una guerra che ricorda la guerra di Troia e di come, poi…
Sovente mi accade di assimilare le mie gesta, ahimè, domestiche, alle epiche avventure di Marramachiz. Sono un gatto di casa, vabbè, ma muy hermoso y encantador...
Anche la micia qui presente, insomma, presente... sprofondata sul divano che non si capisce dove abbia la testa e dove la.. coda, sogna talvolta di prender le sembianze della Zapachilda, gata muy agraciada y cariñosa...
Estaba sobre un alto caballete
da un tejado sentada
la bella Zapalchilda al fresco viento
lamìendose la cola y el copete,
tan frucida y mirlada,
come si fuera gata de convento..
Una nutrita schiera di altri personaggi compare a rendere la lettura coinvolgente ed emozionante. Sempre e solo gatti, claro, e ognuno di essi è descritto nelle sue affascinanti peculiarità e caratteristiche, con tenerezza ed ironia.
Nulla di tragicomico, però, signori, si parla di gatos e il poeta, in ogni verso, esprime profondo rispetto, ineguagliabile stima, immenso affetto e la più alta considerazione per gli augusti protagonisti.
Il finale è tragico e straziante per l’eroico Marramachiz. Gli dei, ahimè, sono invidiosi degli eroi, anche se felini.
Le sue gesta epiche, però, resteranno, ad imperitura memoria, a testimoniare il coraggio, la forza, l’intelligenza, la sagacia, la bellezza di un soriano che, a cavallo di una scimmia, en sus amores discurrìa con ansias amorosas..
Era el gatazo de gentil persona
y no menos galán que enamorado:
Bigote blanco y rostro despejado,
Ojos alegres, niñas mesuradasoS
De color de esmeraldas diamantadas…
