martedì 27 gennaio 2015

rain and tears


Portavamo i capelli alla pattipravo (fronte scoperta, la frangia tirata indietro) o alla silvivartan (frangia lunga spiovente), indossavamo minigonne e shorts. I maschi avevano i pantaloni a zampa e le cinture con certi fibbioni che bloccavano la digestione. La domenica pomeriggio si andava a ballare nei club o in casa di chi aveva la possibilità di festeggiare il compleanno. I club erano cantine o scantinati sgarrupati, con le pareti ricoperte con foto di cantanti e attori. C'erano sedie alle pareti e divani sfondati, lampadine dipinte di nero. C'era l'addetto ai dischi, in genere quello un po' sfigato che diceva non mi piace ballare non mi piace ballare ma mi sa che più semplicemente non se lo filava nessuna. Si iniziava a ballare alle 15, perchè alle 19 si doveva correre a casa. C'era chi ballava con il giro semplice, chi ancheggiava, chi faceva il passo con riporto. C'era quello figo, che ballava con un braccio giù, ma 'sto braccio giù poteva pure voler dire questa tra un po' la mollo per cui gli altri maschi lo tenevano d'occhio e la poveretta sperava che 'sto braccio le cingesse al più presto la vita. Poi qualcuno spegneva la luce e ogni tanto si sentiva volare una sberla. Se una ragazza veniva piantata o soffriva, si smetteva di ballare tutte e, siete tutti uguali siete proprio stronzi, ce ne andavamo in massa indignate con il naso in aria, solidali. E camminavamo a braccetto, consolando la poverina, per finire a cantare in coro piangi e tu dici che non è non è che pioggia su di te... E intanto i maschi insultavano quello che si era comportato male, chè si doveva aspettare una settimana per riavere l'occasione di provarci. Quelli che ci provavano ti dicevano ti metti con me? e tu in genere dicevi no, e quello sei sicura? e tu sì sono sicura, e quello posso sperare? e tu andavi a raccontarlo alle amiche ridacchiando. A me piaceva uno che non ballava mai, lui mi fece perfino illudere, ci fu una mezza storia ma poi mi mollò perchè io ero piccola e non gliela davo e invece una stronza gliela regalò sui due piedi e allora ciao, non lo vidi più. E piangevo con questa e altre canzoni e le amiche mi dicevano ma che te ne fai di quello, porta i jeans calati bracaloni ma io piangevo lo stesso. E c'era uno tanto buono che mi moriva dietro e quando piangevo si stendeva in mezzo alla strada e mi diceva guarda che io muoio veramente per te. Ma io continuavo a pensare a quello che non ballava.

13 commenti:

  1. Per me erano gli esordi dell'adolescenza e i ricordi sono simili

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    1. Ero molto giovane anch'io. A sedici anni avevo già smesso di ballare e facevo l'impegnata. L'impegnata, mah. Avessi continuato a ballare, ne avrei guadagnato.

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  2. L'adulescenza è una stagione crudele della vita.

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    1. Sì, vero. Restano i rimpianti del buono, ma ormai è tardi.

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  3. quelli "buoni" lo pigliano sempre li. mi ricordo che mettevamo apposta i pezzi più lunghi per poter stare abbracciati più a lungo... figo era "like a rolling stone" ... durava abbastanza da farci una storia d'amore... e poi sdraiarsi in mezzo alla strada... tanto quelli "buoni" lo pigliano sempre li !

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    1. Ma guarda, anche quello che non ballava era buono, solo che non mi filava. Vuoi ridere? Mi fila adesso, quarant'anni dopo. Ma è tardi.

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  4. tutto vero quello che hai scritto , bellissimi ricordi , i primi lenti , la luce che si spegneva e .....

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  5. bella storia, tesoro, mi ha ftto tornare indietro di almeno 50 anni. Ho vissuto tante di queste storie allora e ha chiesto tante volte: ti vuoi mettere con me? e ho pianto anch'io in silenzio se venivo "scartato"

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  6. ah le "festine"....sono stata un'adolescente precoce, a 17 anni e mezzo ero già sposata...mio marito, all'epoca magrissimo, portava dei pantaloni aderentissimi con la zampa enorme, e io minigonne mozzafiato...la mia adolescenza prematrimonio ha fatto schifo...dicevo a mia mamma che non mi sarei mai sposata, al massimo avrei fatto un figlio e me lo sarei tenuto...questo fino ai 16 anni, poi ho conosciuto mio marito e dopo poco più di un anno ero sposata:-D

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  7. Non ho ricordi così, ma capisco cosa vuol dire "soffrire per amore ..." poi però passa, come ricorda De André in quella splendida canzone che è Canzone dell'amore perduto...

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  8. Non mi invitarono mai ad una festa...Nel nostro grande cortile,i più grandi davano feste,ma noi 3 ,nati nel '48 ,eravamo considerati da quelli nati immediatamente dopo la guerra,dei poppanti...le ragazzine del '48 le invitavano,ma noi 3 maschi,mai....A causa anche di grande timidezza,dovetti arrivare fino all'università per chiedere :" E se provassimo a stare insieme noi due ?" Era il '71,dopo un anno ci sposammo e siamo ancora insieme,con grande affetto e rispetto reciproco..

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  9. quanti bei ricordi....grazie per avermi fatto tornare indietro :)))

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