venerdì 23 maggio 2014

di porte chiuse e poesia

Non so più bene come vivono i miei concittadini e neanche mi interessa. Non so neppure cosa succede in città e quanti cantieri e quali e dove. Non leggo notizie locali e neppure non locali. Lavoro, vedo poche amiche disfatte come me, curo i miei gatti e la mia famiglia. La comunanza non serve, nel senso che ti sbatti ti sbatti ma poi arriva il momento che devi fare i conti con quello che hai dentro e dentro casa. E nessuno può aiutarti e ti accorgi che la coscienza sociale il sentimento civico e lo spirito comune son solo di intralcio e che è ora che pensi a dipanare la matassa che se prima era ingarbugliata ora è tutta un nodo e i fili si spezzano. Questo non per lamentarmi o giustificarmi ma per dire che di forza e coraggio ce ne sto mettendo ma solo dietro la porta di casa, dall'interno. E non vi dico che fatica. Ho lasciato la piazza non solo in senso metaforico e ho dismesso la prima persona plurale per quella singolare e questo io pesa come un macigno ma so che devo portarlo da sola e non solo per me sebbene da sola. Non è un discorso dell'antico lamento e neanche delle recriminazioni quotidiane sebbene sì, lo ammetto, sono pentita e non rifarei quel che ho fatto. Non inorridite e non compatitemi, vecchiaia e stanchezza sono dati di fatti e un po' di sano individualismo ogni tanto ci vuole. E niente, so di non aver ragione ma delle ragioni sì e me le faccio bastare per andare avanti recitando come un mantra la poesia Sfogo del mio amico Dante che mi conforta e mi incoraggia, come tutti i suoi scritti e i suoi letti che non sono quelli dove ci si corica ma quelli che lui legge e noi ascoltiamo. Chi li conosce sa e comprende, vero?

13 commenti:

  1. E ti pare niente portare il peso delle tue cose? Spesso è un'azione eroica. La piazza poi non c'è più, se mai c'è stata davvero o è stata soltanto un'illusione, l'idea che il nostro subconscio ha creato artatamente per darci l'illusione consolatoria di essere una parte del tutto, potendo usare un Noi salvifico in luogo della solitudine dell'Io. Eppure quella piazza, qualunque cosa fosse l'ho frequentata anch'io ricavandone la giusta dose di legnate, figurative e materiali. E facendo i conti col senno del poi, il risultato è che non si è spostata una virgola in una grammatica bislacca. Facciamo così, ti faccio un piccolo regalo d'un paio di cose... magari ci ridi su :-)
    https://www.youtube.com/watch?v=rmMWgR5eyDE
    https://www.youtube.com/watch?v=URNJbdGmrmk

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No Giò, non è eroico, è inevitabile. Me ne fossi accorta prima.. Da quando, una vita fa, perdevo tempo dietro a ciclostili e borse di Tolfa con l'agenda rossa dentro. Avessi amato Sandro Giacobbe invece di Manfredi, forse oggi qualcosa sarebbe diverso. Grazie, quando ritrovo l'lp, in un qualche scatolone, te lo regalo. :-)

      Elimina
  2. Elena maria ti comprendo eccome anche senza il Divino Poeta..
    Purtroppo ad un certo punto della vita, per un chissà o un percome, ti isoli, non guardi più il prossimo , il "di fuori"..
    Bastano e avanzano i problemi di casa...
    Ti stringo forte!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nella, Dante, quello che io chiamo Dante, è più che di...vino ;-) Un abbraccio

      Elimina
  3. Certo Elena, capisco cosa intendi, sei brava, sei imporante nelle cose concrete. Un abbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vado avanti, George, stentatamente e un po' curva ma in piedi. Grazie :-)

      Elimina
  4. Via dalla pazza folla ... credo che le piazza si siano moltiplicate in questo periodo, virtuali o reali che siano, e queste di fatto le ha fatte sparire. Bene o male? Forse solo un fatto, forse no.... sono confuso, però è sempre bello leggerti.

    RispondiElimina
  5. Ne ho abbastanza di piazze, Alligatore. Ora devo dedicarmi agli androni. Il mio, ad esempio. Abbandonato da troppo tempo.

    RispondiElimina
  6. Io non ti compatisco. E' che la pazienza e la volontà prima o poi spariscono
    si raggiunge il limite della sopportazione e amen

    RispondiElimina
  7. un abbraccio cara, credo che a volte sia più giusto pensare alla propria casa...

    RispondiElimina
  8. Vorrei scriverti qualcosa di molto profondo & significativo, ma in sintesi: quando si ha fame conviene mangiare, quando si ha freddo conviene coprirsi e credo fermamente che il nostro lavoro al mondo sia soprattutto vivere. Auguri e un saluto ai tuoi gatti ^__^

    RispondiElimina
  9. In alcuni momenti della vita, ci si salva pensando al singolare. E che sia, allora. Un saluto cara Elena.

    RispondiElimina