giovedì 14 febbraio 2008

Un ragazzo

                                        

Era un ragazzo come tanti. Come i miei figli. Come gli amici dei miei figli.
Aveva diciotto anni e i capelli neri e ricci. Il viso bello e magro. Gli occhi grandi, scuri.
Certamente quella notte stette male. Molto male. Aveva bisogno di aiuto. Non di essere ammazzato di botte.
E di menzogne.
La  famiglia e gli amici chiedono verità e giustizia per Federico.


                                                           
       
                                                                                                 
                                                                                               

15 commenti:

  1. una storia terribile, che fa paura. fa paura soprattutto perchè qlsiasi ragazzo può trovarsi in difficoltà di notte, può avere bisogno di aiuto per tante ragioni. E le forze dell'ordine dovrebbero avere la funzione di vegliare, di proteggere, di aiutare. Generalmente lo fanno, ma in questo caso sembra assodato che abbiano picchiato brutalmente il povero Federico al punto da provocarne la morte trasformandosi in bestie feroci. Vado spesso nel blog di questa povera madre che chiede giustizia e mi scalda il cuore nel vedere tanta solidarietà intorno a lei. Mi sento anch'io molto vicina al suo dolore e spero che durante il processo siano ricostruite le ultime ore di Federico e che i colpevoli della sua morte siano definitivamente smascherati, identificati e puniti per quello che hanno ignobilmente fatto.

    Federico e sua madre lo meritano, almeno questo.

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  2. Ancora più vergognoso sono il depistaggio. e l'intimidazione dei possibili testimoni, messi in atto dopo il fatto

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  3. Concordo con i commenti precedenti. Che storia atroce, come si fa ad accettare una fine del genere? Credo sia impossibile. Anche se alla fine qualcuno dovesse pagare.

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  4. Già, FEDERICO, è anche il nome per il quale mi conoscete.

    Tutta la mia solidarietà.

    Federico. Ciao.

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  5. Conosco questa triste vicenda ed è vergognoso che accadano barbarie simili!

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  6. credo che verità e giustizia non aiutino a ridurre il dolore della famiglia, però sono fondamentali.

    perché non si deve assolutamente lasciare spazio alle menzogne.

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  7. Sono addolorata per questa tragedia. Se non conquistiamo un po' di umanità e senso della misura, saranno ancora di più, tempi da lupi.

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  8. Un nodo in gola...

    un peso sul petto...

    e un gusto amarissimo in bocca.

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  9. L'ennesima vergogna del paese degli insabbiatori!

    Ma quegli assassini ci riescono a guardarsi allo specchio? Se SI.... annamo bbbene!

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  10. non puniranno nessuno... così come non han trovato un colpevole nella strage della scuola di Casalecchio quando un aereo militare (senza guida dato che il pilota si era lanciato) l'ha centrata provocando 12 morti, 3 invalidi, e vari feriti... ah, i parenti delle vittime (parte civile) non solo non hanno avuto nulla di risarcimento, ma han dovuto pure pagarsi le spese processuali! tranquilli non si può più fare nulla è passata in cassazione!

    così come non puniranno nessuno, per quel ragazzo morto nel carcere di capanni (toscana)... i potenti si san ben difendere purtroppo!

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  11. un'altra storia per cui non pagherà nessuno dei veri responsabili


    Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l'amico di sempre. Erano le cinque del mattino di domenica. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era stato a un concerto reggae sul litorale romano, a Ficene, una frazione di Fiumicino. Una serata tranquilla, come tante altre. Fino all'alba quando sta per tornare a Roma, nel quartiere di Grotta Perfetta. Proprio fuori dal chiosco, sulla spiaggia, una macchina grigia metallizzata accosta la vettura dove Renato e i suoi amici sono appena saliti. «E' finita la festa?». «Sì? E allora perché non ve ne andate a Roma?!», ha detto uno dei due che era a bordo prima di scendere con la lama tra le dita. Tre colpi al cuore e ai polmoni di Renato. E ferite più lievi per i suoi compagni di sventura. Lei ha trent'anni, l'altro 29. Saranno loro e qualcuno accorso dal chiosco a fornire ai carabinieri le prime notizie sull'accaduto. Poi ieri sera, quella che sembra una svolta nelle indagini. E, mentre Liberazione va in stampa, una colonna di cronisti si avvia verso la questura di Fiumicino.



    Ma parlerà coi carabinieri anche Renato. Lo farà al Grassi di Ostia mentre aspetta un paio d'ore, pare, prima di entrare in sala operatoria. E' lì che morirà, intorno a mezzogiorno. «Dopo un'attesa inspiegabile e inaccettabile», scrivono gli amici e le amiche di Acribax. Perché Renato era un compagno, dei tanti che si riconoscono nelle attività del Laboratorio occupato che una volta era il Cinodromo di Ponte Marconi.



    Renato era un ingegnere fresco di laurea e faceva il precario nel rutilante mondo della musica. Tecnico del suono. Un ragazzo come tanti, dolcissimo, amato da tutti. Che altro possono dire di lui alla Montagnola, il suo quartiere, attraversato dai cronisti per tutta la domenica, fino a buio.



    Passava ad Acrobax tutti i giorni. Per amicizia, per politica. Suo fratello Dario, "Darione", è proprio uno degli occupanti e animatore della squadra di rugby, gli All Reds, palla ovale e impegno politico per sfatare il brutto mito che avvolge quello sport, un mito che lo vorrebbe macista e fascisteggiante e non denso di lealtà. socialità, rispetto. Renato, invece, gli stessi principi li applicava nel calcio con la maglia tutta rossa. E gli piaceva la musica, il reggae specialmente.


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  12. Troppi morti senza giustizia, troppe verità taciute. Non è possibile, non è umano, le bestie son meglio di noi, è la verità.

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  13. Non mi sono dimenticate di passare, sono ancora molto stanca, la settimana passata ho fatto tantissimi chilometri al sud, per terminare la mia favola. Spero che al più presto sia tutto finito.Questa storia triste di questo ragazzo giovane perduta, mi fa stare male.Non ci sono per i genitori, parole di conforto, sufficienti a lenire la loro angoscia, solo loro conoscosco l'immensità del loro dolore, Dio le indicherà la via, per ritrovare Federico.

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  14. trovo quantomeno strano che tutte quelle persone che lamentano la mancanza di libertà a Cuba, visto che detiene in carcere 250 dissidenti politici, ignori quanti sono i detenuti politici nelle carceri italiane?... alcuni non ci arrivano neanche in carcere, altri ancora vi muoiono dentro...

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  15. E non ci stanchiamo di chiederla anche noi.

    So cosa significano le botte dei cani.


    guccia

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