venerdì 28 settembre 2007

Daniela

Sorellina. Di cuore, di testa, di pelle, di sguardi. Di sogni, di lacrime e di sorrisi. Di progetti mai realizzati.
Sorellina conosciuta tardi e perduta presto.
Ostinata nel voler entrare nella mia vita e nel mio cuore. Di zappa e di badile. E di affetto. Ma tanto che mai nessuno potrà capire.
Sorellina che mai ce ne sarà un'altra. Sorellina che mi ha addomesticato. E lasciato.
Sorellina dai riccioli rossi e ribelli. .
Sorellina dallo strano sorriso, dallo sguardo silenzioso e intenso.
Sorellina delle lunghe telefonate, delle mail all'alba. Delle insonnie comuni.
Le lacrime scorrono al solo pensiero, al solo accenno di pensiero.
Scorrono se solo provo a pronunciare il tuo nome.
Ho bisogno di te, ogni giorno di più. Ti giuro. Davvero. Credimi.
Non esiste nulla dopo la morte, altrimenti saresti venuta da me solo un attimo, un istante. Troppe volte ti ho chiamato. Quale dio non avrebbe ceduto?
Mi sveglio, di notte, e sollevo le mani e chiudo gli occhi e tendo le orecchie. Aspetto un respiro, un soffio, una carezza.
Cosa ti costa lasciare quel posto e venire accanto a me solo per un momento? Non ti lasciano? Non bastano le lacrime, il dolore, la mancanza, lo strappo, la solitudine, l'angoscia, la disperazione?
Non avrei paura, sai. Neanche sussulterei. Prenderei la tua mano e riuscirei a sorridere.
Quando morì mia madre, la prima telefonata fu per te. E tu già dormivi, in ospedale, assente e silenziosa.
E il giorno dopo andasti via anche tu.
Ti aspetto. Quando potrai, quando vorrai.
Da sei mesi.
Piove, tra queste montagne che amavi. Spero che non smetta, che oggi il pianto continui per te.
Ti voglio bene. Per sempre. E per troppo poco tempo.


La mia amica era veneta. E scrisse per la sua terra queste e tante altre parole....





La mia terra è malata.

Cellule impazzite, virus contagiosi che si chiamano avidità, egoismo, chiusura verso gli altri.

Una malattia subdola che per manifestarsi usa un linguaggio che parla al cuore e alla pancia: parole come identità, tradizione, vengono usate come clave da sbattere in faccia d un nemico immaginario.

Per fortuna ci sono anche robusti anticorpi: hanno nome e cognome, le facce pulite e il  cervello lucido.

Si chiamano Paolini, Meneghello, Zanzotto, Rigoni Stern...e tanti altri.

Vengono dopo Berto, Parise, e prima ancora Goldoni, Ruzante...

A prima vista, attenzione, si possono confondere: l'accento è lo stesso, l'amore per la terra, il rispetto per un passato di guerra, fame, povertà, lo sguardo tenero ai boschi, ai fiumi e alle città, possono ingannare.

Ma se questa terra si salverà lo dovrà a loro: a coloro che ne fanno un punto di partenza per abbracciare il mondo, per conoscerlo ed accoglierlo. A chi ha radici profonde e rami lunghissimi, carichi di frutti.

 

 

3 commenti:

  1. Ti mando un abbraccio forte e immenso

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  2. Mi sono commossa, ho letto queste parole più di una volta per assorbire il tuo dolore, vorrei aiutarti, ma so che non è possibile! Un grosso bacio!

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  3. a volte il tempo si ferma oppure siamo noi che ci fermiamo. tutto scorre come sempre intorno a noi e noi siamo lì, avvolti in un dolore che diventa ogni giorno più grande, ci stringe più forte nel suo abbraccio, l'unico abbraccio che non vorremmo mai sentire. so che non c'è consolazione al tuo dolore, che questa perdita è troppo. ma ti abbraccio cara amica, sono felice di aver incrociato il tuo cammino.

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