martedì 30 novembre 2010

va' pure....

Bastava che aggiungessi due parole, caro Incantatore, sulla situazione oggi degli studenti. Non hanno casa, non hanno aule studio, non hanno biblioteche, non hanno trasporti. Non hanno neppure la mensa.

Bastava che precisassi, caro Esperto di òdiens, che la casa che hai chiamato dello studente gestita dai gesuiti era, in realtà, il collegio di proprietà dei gesuiti. 
 
Bastava che specificassi, caro Sciomèn, che oggi la casa dello studente è gestita dalla curia, sebbene costruita dalla regione lombardia su terreno del comune. E che, per entrarci, non occorrono esami e voti alti ma raccomandazioni delle parrocchie.

Bastava poco, non ti si chiedeva la completezza d'informazione, chè non sarebbero bastate dieci trasmissioni.

Comunque ti ho lasciato le maiuscole. Ti piacciono tanto, vero?
Quasi quanto a Vespa e a Santoro.

sabato 27 novembre 2010

segue da quello di prima, di post

Vabbè, erano le risposte che mi aspettavo. Non proprio quelle che avrei voluto, però. Speravo in un bel commento (anche anonimo) che mi raccontasse di 'sto amore, di quanto è bello, di come nasce, di come si evolve, di come e quando finisce. Se finisce. Fa niente, ho capito che può succedere. L'infatuazione, il sogno, l'immaginazione...
Però.
A me è successa 'sta cosa, tutta virtuale. Ve la riporto come se virtuale non fosse perchè mi viene meglio.
Allora, poniamo che A sia una collega che conosco poco. E che, pur conoscendomi poco, mi ha raccontato, tra un caffè e una sigaretta, di un suo incontro, di uno che ll corteggia, che a lei piace e bla bla bla.
Chiamasi B un conoscente che incontro ogni tanto e della cui vita sentimentale so poco. A volte ci telefoniamo, con A e  con B, ma sono chiacchiere del più e del meno, senza approfondimenti. Ci scambiano notizie sulla situazione generale. La politica, il terremoto, un libro letto. Un film, un negozio che ha i saldi.
A e B hanno situazioni familiari indefinite, ovvero da definire. Anzi, da ridefinire. Rapporti un po' stanchi che si trascinano tra alti e bassi. Situazioni comuni, comunissime. Non si conoscono, per quanto io ne sappia, e mai ho parlato ad uno dell'altra e viceversa. Ambienti diversi, contesti diversi. Comunque.
Accade che io stia con A in un bar a far colazione e che arrivi B ( oppure sto con B e arriva A, è lo stesso). Saluti, convenevoli  ma mi accorgo che l'atmosfera è tesa. Vabbè, saranno nervosi per fatti loro. A ha le palle piene del lavoro, B della famiglia. O viceversa. Chennesò. Li saluto e ognuno riprende la propria strada. Dopo un po', camminando per andare al parcheggio, li vedo. Sono insieme e stanno sussurrando, gesticolano. Poi A volta le spalle seccata a B e cammina veloce. B resta un po' a guardarla e poi va via anche lui. Ha le spalle un po' curve.
Da quel giorno A mi saluta solo se mi sbatte addosso, B mi evita ed io, ormai, faccio altrettanto.
Pazienza.
Ah, riportate tutto al virtuale.


martedì 23 novembre 2010

inc...incesp...incespicando

Si possono fare gaffes virtuali? 
Si può, involontariamente, ripeto, involontariamente, scoprire situazioni sentimentali insospettate e insospettabili?

Maro', devo scrivere un post su 'sta cosa degli incontri virtuali. Voglio dire, di quelli che si conoscono, qui, sui forum, su fb o altrove. E poi si innamorano. 
Si innamorano? 

Comunque, si accettano anche commenti anonimi. Così, se qualcuno ha da raccontare, se ne ha voglia. Senza problemi.


Giuro che non farò battutacce. Solo per cercare di capire. Seriamente.

E chiedo scusa se ho rotto qualcosa. Qualunque cosa essa sia. 

EDITO, e specifico la domanda:
- come ci si può innamorare senza essersi mai incontrati (guardati, annusati, respirati, sfiorati)?
- cosa fa nascere il desiderio di incontrarsi (per amore, non per amiciiza)?
- come si fa ad immaginare una relazione con una persona che vive in un altro luogo, in un altro contesto, ecc?
- si può avere una relazione fatta di sms, di post, di dediche e, forse, di incontri sporadici?
comunque mi sa che dovrò editare di nuovo.
Voglio dire, ho molte amicizie anch'io nate da forum, splinder, ecc. Incontri, scambio di visite, ecc.
Mais l'amour...

giovedì 18 novembre 2010

Il porta a porta





Signora Smith (che ha una crisi di furore): Non mandarmi più ad aprire la porta. Hai visto che è inutile. L'esperienza insegna che quando si sente suonare alla porta è segno che non c'è mai nessuno.

La cantatrice calva
Eugene Ionesco
scena VII


 



lunedì 8 novembre 2010

luce



L'ora solare mi frega. Esco troppo presto, al mattino, e non ho voglia di arrivare in anticipo  a scuola. Ogni tanto salgo a casa di mia madre. Mia madre è morta tre anni fa. La sua casa verrà abbattuta. Non dovrei entrarci, lo so. Giorni fa uscivo e un operaio sul marciapede si è tolto il caschetto e si è grattato la testa. Signo', se proprio ta entra' dimmelo prima. Se fa 'na botta, te vengo a recaccia'. Casa di mia madre è come quando c'era lei. Calcinacci e mobili rovesciati a parte. E' cambiato l'odore. Profumava, ora puzza. Di muffa e di rovina. Però ci sono le sue cose. Salgo sul letto per raggiungere il comò. I mobili si sono spostati tutti. Apro i cassetti e trovo le sue cose. I rosari, le sciarpe, i guanti. C'è, tra quelle cose, ancora il suo odore. Apro a fatica l'armadio e affondo il viso nei suoi vestiti. Li accarezzo, chiudo l'anta con cura. In soggiorno la sua poltrona verde, il cuscino giallo a fiori, la panchetta  di legno dove appoggiava i piedi. Sul tavolo accanto ci sono il telecomando e un libretto di preghiere. Su una sedia l'elenco del telefono. Chi lo sfogliò l'ultima volta? Perchè?
In sala le foto di mio padre e dei nipoti. Il centro sul tavolo coperto di polvere.
Dovrei portare via qualcosa ma non ci riesco. Ho ancora bisogno che tutto sia lì. Ha un senso andare. Salire le scale camminando sui calcinacci, evitando i pezzi di muri sui gradini. Ha un senso infilare la chiave nella toppa. Entrare e, dall'ingresso, vedere la luce che viene dalla sua camera, in fondo. Capivo, allora, che era sveglia. Ma'!, chiamavo. L'ho fatto pure stamattina. E poi ho respirato a pieni polmoni l'odore del disfacimento. Per ricordarmi che il masochismo è una perversione.



Ma non era masochismo. Era la luce.




giovedì 4 novembre 2010

L'Aquila chiama Italia!




L’Aquila chiama Italia perché la ricostruzione dopo 18 mesi di promesse è FERMA.

L’Aquila chiama Italia perché aumentano solo disoccupazione e cassa integrazione.



L’Aquila chiama Italia perché chiede una legge organica sulla ricostruzione:  fondi  certi, restituire le tasse come è stato fatto per altre emergenze,



L'Aquila chiama Italia  perché già oggi stiamo ripagando i mutui sulle nostre case ancora distrutte.



L’Aquila chiama Italia perché ogni problema non può essere affrontato come un’emergenza da commissari straordinari



L’Aquila chiama Italia perché nel nostro Paese si investano risorse pubbliche sulla prevenzione e messa in sicurezza del territorio per evitare altre  tragedie.



L’Aquila chiama Italia perché alcune persone non possano più ridere sulle nostre tragedie  pensando ai loro profitti



L’Aquila chiama Italia perché  la crisi economica e le politiche scellerate costringono i nostri giovani ad abbandonare il loro territorio



L’Aquila chiama Italia perché  prevalga la solidarietà contro un federalismo egoista che non vuole trovare risorse necessarie per la ricostruzione



L’Aquila chiama Italia perché la nostra Città è un Bene Comune di Tutto il Paese



L’Aquila chiama Italia perché i cittadini possano finalmente  partecipare alla scelte che riguardano la loro vita.



L’Aquila chiama Italia perché tutto il Paese ha la responsabilità storica di non far morire una delle maggiori città d’arte



L’Aquila chiama Italia perché ci stanno TOGLIENDO IL FUTURO.



Gli aquilani  vivono amplificati, nell’epicentro della crisi, gli stessi  problemi che assillano tutti i cittadini italiani



Da qui lanciamo un appello a tutti  quelli che ci  sono stati vicini:



- ai vigili del fuoco
- alla base del volontariato della protezione civile
- ai sindaci e rettori della regione
- agli studenti delle università
- a tutti quelli che nel nostro paese lottano in difesa dei propri territori, i lavoratori, gli insegnanti, i precari che ogni giorno si battono per i propri diritti
- a tutte le forze sindacali e sociali
- agli imprenditori
- al "popolo delle partite iva"
- al mondo dell’associazionismo e del volontariato
- a chi crede che le cose possano e debbano cambiare con la partecipazione attiva dei cittadini.



Non è un problema locale, per la crisi economica non si possono sacrificare i  nostri diritti. Figuriamoci un intero territorio.



VI ASPETTIAMO TRA LE NOSTRE MACERIE UNITI SOTTO LA BANDIERA NEROVEDERDE SENZA SIMBOLI DI PARTITO.



L’AQUILA, SABATO 20 NOVEMBRE 2010 – ORE 14.00



 



MANIFESTAZIONE NAZIONALE




lunedì 1 novembre 2010

bon ton


    A me, sinceramente, fregassai.
Ma un commento, per quanto banale e in quanto non offensivo, si pubblica.
    Altrimenti si spiega a chi lo ha postato il motivo della censura.
Comunque. Sticazzi.